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Un cardiochirurgo nel deserto: Elena dal KSA

Written by Guest

La storia che vi raccontiamo oggi è quella di Elena, una cardiochirurgo che, insieme alla sua famiglia, ha lasciato l’Italia per trasferirsi in un contesto non certo facile, quello dell’Arabia Saudita.  Un vissuto decisamente non comune e tanta voglia di scoprire cosa le riserva il futuro: da leggere!

 

 

Mi chiamo Elena, ho 44 anni, sono un cardiochirurgo, sono sposata e ho una splendida bimba di 10 anni. In Italia, devo ammetterlo, non ho avuto molte chances per poter esprimere al meglio le mie capacità come chirurgo. Dopo essere tornati in Italia in seguito ad una  breve esperienza lavorativa in Kuwait (che ha cambiato in realtá tutta la famiglia) ho aperto un account su LinkedIn e sono stata contattata da un centro cardiochirurgico aperto da un anno ad Al Hofuf, KSA, l’oasi piú grande dell’Arabia Saudita. L’offerta lavorativa é stata inviata sia a me che a mio marito e, in breve tempo, abbiamo deciso che la vita bisogna viverla.

 

Siamo partiti per questa nuova esperienza con 5 valigie piene della nostra vita, dei nostri affetti, di foto, di  dubbi, di paure, di speranze di poter cambiare le nostre vite e creare qualcosa dal nulla, di  consapevolezze e di entusiasmo. Non è facile lasciare tutto e non girarsi indietro. Ma la volontà di partire era piú forte.  Non è stato facile iniziare qui, ci siamo trovati soli in mezzo al deserto in un residence in centro città, inseriti completamente nella vita araba. Altro che coumpond! In questa zona non ci sono italiani e gli europei sono pochi. Fortunatamente, la popolazione si è dimostrata subito disponibile ad aiutarci per ogni necessità, ma ciò che ci ha aiutati di piú è stato essere una famiglia: noi tre sempre uniti.
La mia esperienza é iniziata lentamente, come lento é lo scorrere del tempo qui. Sembra tutto piú lento: la gente, la malattia, il dolore e la sopportazione stessa della sofferenza. Perché alla fine in questa cultura domina la parola “inshallah” – Se Dio vorrà, succederá. Mentalità estremamente lontana da quella occidentale, a cui ti devi assolutamente adattare. Se no, muori tu.
Il ritmo della vita lavorativa e non, é scandito delle 5 preghiere che la voce dell’Imam dai minareti ti ricorda, anche alle 2.30 a.m. In ospedale, alcuni mi osservano, altri mi criticano, tutti mi rispettano come donna e come medico. Le donne  prevalentemente mi osservano, la maggior parte mi ferma, mi chiede il paese di origine e apprezza il mio modo di rapportami con loro. Prima di partire, mi ero preparata ad un mondo piú chiuso senza rispetto per le donne, ma in tre mesi mi sono ricreduta. Ci sono delle regole anche all’interno dell’ospedale ma semplicemente bisogna seguirle e rispettarle. Vorrei presto prendere la patente e guidare. Mia figlia ha iniziato una scuola araba con indirizzo internazionale; parla inglese, ha iniziato arabo e francese ed è serena. Mio marito per ora non lavora ma presto le cose cambieranno.

Per ora l’esperienza è positiva ma navighiamo a vista.

 

Ci siamo accorti che la lontananza pesa ma relativamente, perché siamo una famiglia, perché abbiamo piú tempo da passare insieme, perché possiamo decidere senza critiche, perché siamo decisamente piú liberi. Nonostante tutto, ci mancano gli amici e la famiglia, in quanto è estremamente difficile fare amicizia e praticamente impossibile organizzare una cena tra famiglie, come si fa in Europa. Chissà, magari noi proveremo a cambiare le regole, organizzando un incontro tra culture. Si vedrá.
Per ora cerchiamo di sopravvivere.  Questa esperienza ci fa capire ogni giorno che la vita é meravigliosa, che bisogna viverla a pieno ritmo, sorridendo per ogni attimo passato insieme.
Per la prima volta, stamattina ho aperto la finestra e pioveva, dopo 3 mesi di sole e caldo soffocante. Siamo stati tutti e tre ad osservare in rispettoso silenzio la pioggia battente sulla sabbia del deserto e a pensare che avevamo appena iniziato a scrivere un altro lungo capitolo del libro della nostra vita! Inshallah…
Elena, KSA
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Guest

Se anche tu sei come noi una #adieffina per il mondo, alle prese con nuove abitudini, costumi, lingua e fusi sei la persona che fa per noi. Raccontaci la tua storia, chiacchiera con noi, allarga i nostri orizzonti. Questo spazio è tutto per te .

5 Comments

  • Ciao Elena. Ti abbraccio virtualmente…sono Eleonora, sono architetto e vivo a Riyadh con mio marito e le nostre gemelline, due ragazze di 15 mesi.
    Mi sono rivista tanto in quello che hai scritto…noi siamo qui da un po’ di piu’, complessivamente…ma si continua un po’ a navigare a vista, tesi tra la voglia di restare perche’ qui se si e’ architetti le possibilita’ sono tante…e la consapevolezza che questa vita, almeno noi, non riusciremmo a farla per sempre.
    In bocca al lupo 🙂

  • Ciao Elena!
    mi piace molto quando si parla del sorriso che deve esserci sempre nella nostra vita, e della forza che dà la famiglia unita.

    Sono concetti che tengo presente quando scrivo nel mio blog, (www.ilsorrisodigin.com) e che cerco di vivere pur se in un contesto di vita molto ma molto diverso dal tuo. Vivo in Italia, in una famiglia presente, attenta ed affettuosa, ed ho la sclerosi multipla da circa 25 anni.

    A te, alla tua famiglia, i miei auguri più affettuosi.

  • Mio marito ha fatto avanti e indietro da Riyad per 18 mesi 5 giorni a settimana la mentre io e i nostri bambini eravamo nella semplice Dubai poi abbiamo deciso che stare insieme era più importante di tutto e ha cercato altrove. L’Arabia Saudita non è facile da vivere ecco perché preferiscono assumere persone con famiglia é li che trovi la forza di vivere.
    Un fresco abbraccio virtuale dall’inverno australiano (immagino vi stiate sciogliendo)

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