#expatimbruttito

A volte ritornano

vacanza in Italia
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Written by Alessia Louisiana

Dopo anni di post dove dico che è tot tempo che non riesco a rientrare in Italia, eccovi il post in cui vi racconto del mio viaggio di rientro dopo 4 anni di assenza e delle mie impressioni.

Infatti, già ci si accorge di quanto si sia cambiati e di quanto il nostro Paese di origine ci paia diverso dopo essere stati via anche solo 6 mesi, ma non avrei mai immaginato l’effetto moltiplicato per 8.

Praticamente è stato come nel film “essere John Malkovich”, nel senso che mi pareva di essere dentro il corpo di qualcun altro, tanto mi sentivo fuori misura e fuori posto.
Eh sì che non sono diventata più alta in questi anni ma, il primo impatto con la casa dei miei genitori e con il loro mobilio italico, mi ha fatto un po’ sentire a casa dei sette nani. Eppure io ci sono cresciuta con questi mobili, come è possibile?!

Già mi era successo tanti tanti anni fa con le automobili: ricordo di essere salita su una Panda e di aver notato che le ginocchia toccavano il cruscotto, mentre nelle macchine americane, anche sulle utilitarie, posso stare quasi a gambe tese dalla parte del passeggero.

A parte questo shock da restringimento degli spazi immobiliari, mi sono anche resa conto che non mi ricordavo più quanto vicini si stia mentre si parla. Tipo che ho fatto le stesse scene degli americani: ho iniziato ad indietreggiare. Poi mi sono resa conto che il problema ero io che non mi ricordavo delle misure dello spazio personale italiano – che è una spanna e non un braccio –, e mi sono rilassata.

Rispetto ad anni fa non sono stata infastidita dal volume che la gente usa per parlare, anzi, mi ha fatto effetto nostalgia, come anche sentire il rumore dei motorini la sera mentre dormo con le finestre completamente aperte.
Sulla stessa scia ci sono stati i momenti di gioia per le ritrovate persiane, mentre mi sono scoperta dipendente dall’aria condizionata e ventilatore che odiavo assai prima di trasferirmi a New Orleans.

Invece ho un po’ di emozioni contrastanti sul cibo. Alcune cose erano e sono buonissime come e anche meglio di come me le ricordassi. Altre mi hanno profondamente delusa, ma si tratta il particolare di prodotti artigianali di negozi che non hanno più lo stesso proprietario e quindi hanno anche cambiato gusto.

Mi sono resa conto passeggiando che 3/4 dei negozi che conoscevo da ragazzina non esistono più e che quelli che restano hanno tutti fatto rinnovi e cambi gestione a parte 4 o 5.
Non c’è nulla di male nel cambiamento, ma forse sono giunta ad un’età in cui sento la mancanza di punti fissi che mi ricordino la mia infanzia o gioventù.

Avevo grandi aspettative per quanto riguardava la socializzazione tra bambini, invece sono rimasta a bocca asciutta perché le ludoteche non accettano bimbi sotto i 3 anni e sono comunque tutte chiuse per ferie (ma gli italiani le ferie non le facevano ad agosto una volta?!). I parchi giochi sono solo due e davvero in condizioni pietose, e questo mi ha intristito molto. Però ho visto che tutti gli stabilimenti balneari si sono attrezzati con area gioco per i più piccoli e questo è stata una manna per noi.
Ho anche notato tantissimi genitori a spasso con i passeggini e bambini piccoli anche di sera, cosa che dove vivo ora non si vede MAI.

Insomma, non so se sono pronta ad andarmene di nuovo, con un po’ il timore che possano passare altrettanti anni prima del prossimo ritorno.

Voi siete mai state anni senza rientrare in patria? Quali sono state le vostre osservazioni?

Alessia, Louisiana

 

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Alessia Louisiana

Pigra e sarcastica, ma piena d’ironia e con un cuore enorme.
Travolta dal destino (e non nell’azzurro mare di agosto), sono finita a vivere nella città che sognavo, patria di Jazz, Bayous e alligatori.
Tra uno shot whiskey e un crawfish boil, vivo avventure strambe in compagnia di personaggi improbabili.

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