#expatimbruttito

Winter is coming ovvero un uomo sta per avvicinarsi al termostato

uomini e caldo
Written by Alessia Louisiana

Che uomini e donne siano diversi è cosa ben risaputa. Le differenze sono tante, certamente queste aumentano quando si viene da due culture diverse. Detto questo, voglio fare un altro post dove generalizzo nuovamente, non vogliatemene, perché credo che, le possibili eccezioni alla regola siano poche e che un sacco di donne si identificheranno con il mio supplizio.

Sono nata e cresciuta con un padre che aveva sempre caldo. Una cosa pazzesca. Tipo che fuori c’era la neve e lui andava a lavare i panni nel lavandino del balcone in pantaloncini e canottiera. Con l’acqua fredda, ovviamente. Roba che le vicine di cortile chiamavano mia madre a lavoro per informarla che probabilmente l’avrebbe trovato assiderato nella posa di bella lavanderina al suo ritorno.

Invece no. Non ha mai fatto la fine del pesce surgelato come in Fantozzi, ma ha continuato a farci vivere in una cella frigorifera inverno dopo inverno. Quando tornavo per Natale a casa dei miei, ricordo di avere avuto l’angoscia di dover fare la doccia per via della temperatura glaciale del bagno.

Quando mi sono trasferita qui ho scoperto che questa mania di volere il freddo a tutti i costi è anche peggio quando si tratta di uomini americani.

Non amavo l’aria condizionata quando vivevo in Italia e davvero non l’ho mai desiderata se non da quando vivo a New Orleans, dove senza farei la fine di una medusa spiaggiata in poche ore. Ma ho comunque i miei limiti e non comprendo perché la si debba tenere ad una temperatura uguale a quella in cui al liceo ti facevano uscire d’inverno, perché troppo bassa.

A parte lo shock termico dei 40 gradi fuori e 16 dentro (ma gli americani non credono nel colpo d’aria, che trattano come una superstizione e a cui quindi credono di essere immuni), mi chiedo che senso abbia spendere un capitale di bolletta per poi sedersi sul divano con la coperta addosso.

Il mio compagno è un grandissimo amante dell’aria condizionata, coadiuvata da ventilatori che girano al massimo e bicchieroni di ghiaccio con acqua già gelida proveniente dal frigo (vuoi mai che non si avvicini alla temperatura dell’azoto liquido). Siamo arrivati al punto che io tengo una brocca dell’acqua fuori perché per me bere dalla sua è impensabile, tipo che mi fa male la bocca e mi muore l’esofago al contatto.

La notte abbiamo trovato un compromesso tra i suoi 18 gradi e i miei 25 che consiste nel tenere il termostato a 22 ma con un ventilatore che mi sputa in faccia aria a mille miglia orarie e mi fa tanto sentire un aviatore dei primi del novecento.

Tre giorni fa, non pago del fatto che il nostro soffitto un giorno o l’altro si staccherà dal resto della casa sorretto da tutte queste eliche, ha deciso di comprarsi pure un mini ventilatore portatile che tiene pinzato sul comodino e che gli spara aria dritta negli occhi. Io che mi sento sempre più a bordo di un velivolo tra aria e rumore.

Il termostato in casa nostra è l’oggetto del potere: praticamente giochiamo a cambiare la temperatura appena l’altro è distratto.

Dicono che questa diversa percezione della temperatura sia causata da una differenza nel sistema circolatorio: io inizio a credere che si ci sia una differenza, ma che gran parte sia un po’ una tendenza loro ad esagerare, perché oggettivamente, 18 gradi d’estate chi li può desiderare visto che quando ci sono d’inverno girano con i felponi e calze di lana?!

Infine credo che in questo paese solo gli uomini possano andare al cinema che è praticamente la caverna di un orso polare. Io mi portavo la giacca anche ad agosto (che poi è un piacere da trascinarsi dietro quando esci dal cinema è ti senti come un raviolo cinese al vapore), ma ciò nonostante non mi riuscivo a godere il film perché tremavo tutto il tempo sognando di fare la fine del cotechino in fase di cottura.

Bene, ora donne che siete in ascolto, raccontatemi i vostri drammi legati alla temperatura e quali soluzioni avete trovato per non sopperire alla vita con la versione maschile di Elsa di Frozen.

Alessia, Louisiana

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Author

Alessia Louisiana

Pigra e sarcastica, ma piena d’ironia e con un cuore enorme.
Travolta dal destino (e non nell’azzurro mare di agosto), sono finita a vivere nella città che sognavo, patria di Jazz, Bayous e alligatori.
Tra uno shot whiskey e un crawfish boil, vivo avventure strambe in compagnia di personaggi improbabili.

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