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Kismet! Serena partita da sola per l’ Albania!

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Forse la mia è una storia differente, un po’ diversa dalle altre: non sono partita per seguire nessun amore, non ho figli, non sono sposata…ho solo inseguito il mio sogno.

Di stranezze ne esistono tante e forse io sono la stranezza fatta persona.

Non so per quale assurda ragione ho sempre amato l’Albania, una terra così vicina all’Italia eppure così diversa. Per la prima volta, lo scorso anno, ho visitato questo luogo per una vacanza, e me ne sono innamorata ancora di più: l’atmosfera, i colori, le persone, il caos, la lingua… ma mai avrei pensato che, circa tre mesi dopo, sarei ritornata in Albania per trasferirmi.

È stato tutto inaspettato, all’improvviso, con tanta emozione e tanta paura, soprattutto perché l’Albania è una terra insolita; ho voluto, pero’ seguire quello che mi diceva la mia testa.

Ho sempre pensato che nella nostra vita facciamo troppo quello che ci dicono gli altri e poco quello che la nostra testa ci chiede… ma si sa, i sogni sono desideri e questi sogni non puoi tenerli sempre chiusi perché prima o poi urleranno così forte che sarai costretta ad ascoltarli… ed è quello che ho fatto io, o almeno, che sto provando a fare.

I primi periodi qui sono stati belli e al tempo stesso strani. Tutto era una novità. Scrutavo ogni angolo di Tirana e restavo stupita da ogni piccola cosa: il richiamo del muezzin alla preghiera, l’odore di sufflaqe alle 9 del mattino, gli albanesi che trascorrono pomeriggi interi davanti ad un caffè, il lago al tramonto, Piazza Skanderberg illuminata, le macellerie con la carne a vista, i grattacieli ultramoderni e le case del periodo comunista… tutto e dico tutto mi ha affascinata.

Ora, a distanza di sei mesi, ho imparato a conoscere Tirana, sono entrata in modalità “Jemi ne Shqiperia”(siamo in Albania) , ho imparato a bere il caffè con tutta la calma possibile, ho imparato a fare le cose “avash avash” (piano piano), ho imparato che la convivenza tra religioni diverse può esistere e che qui in Albania convivono senza problemi.

L’euforia non è svanita ma, spesso, si trova a fare i conti con i problemi della quotidianità. A volte penso a quanto sono lontana da casa, e me ne rendo conto solo quando parto per tornare in Italia.

L’Albania mi ha fatto conoscere persone speciali e al tempo stesso, me ne ha tolte altre, ma la ringrazio perché mi sta aiutando a diventare più forte.

Non so per quanto tempo starò qui, non so cosa succederà, non so niente.

L’unica cosa che posso dire è che bisogna credere ai propri sogni, bisogna lottare per realizzarli, bisogna lottare per cercare di avere quel minimo di felicità che tutti meritiamo. Non è stato per niente facile partire a 25 anni da sola, verso un posto diverso e insolito e non sapendo a cosa sarei andata incontro; ma bisogna avere il coraggio di farlo!

I momenti di tristezza ci sono, e sono anche tanti, così come i momenti belli e quelli brutti… ma ogni giorno, quando esco dall’ufficio e faccio la mia strada verso casa e vedo i colori del bellissimo tramonto albanese, sento le canzoni popolari suonate dalla gente del posto e mi guardo attorno, anche dopo sei mesi sorrido sempre come fossi appena arrivata: sono riuscita a realizzare il mio sogno e solo per questo dovrei esserne fiera!

Poi per tutto il resto, non si sa cosa succederà, dove andrò, dove starò e con chi… la vita è imprevedibile e anche per questo l’Albania mi ha dato la sua parola d’ordine: Kismet (chi lo sa).

 

Serena

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