Vivere all'estero

Non è un Paese per vecchi

Heinrich, quello del giornale in stazione alle 7 di mattina. Heinrich, quello degli scaffali del supermercato alle 7 di sera. Heinrich, quello che fruga nei bidoncini dei parchi alle 2 di pomeriggio alla ricerca di qualche pfand di fortuna.

Heinrich non è un vagabondo, uno sfollato, un alcolizzato. Heinrich è un “vicino del barrio” come lo chiamo io, un sessantottenne tedesco a modo, discreto e gentile, che lavorava come falegname in una piccola ditta a sud della città, qualche anno fa.

“Poi venne la crisi in Germania, quella brutta, degli anni Novanta, e non arrivava più lavoro – mi racconta, muovendo gli occhi vitrei da destra a sinistra – cosí mi sono dovuto un po’ reinventare, sono subentrate le nuove formule contrattuali e ho iniziato il mio primo impiego in un centro di distribuzione merci, la sera, per vedere sul conto a fine mese qualche zero in piú e potermi pagare l’affitto dell’appartamento.”

Heinrich è separato, i suoi due figli si sono trasferiti a Berlino dopo la maturità e si sentono spesso telefonicamente, ma sanno che a Natale tocca loro pagare il biglietto del treno a papà, finche potrà muoversi, per raggiungerli a cenare insieme la notte della Vigilia. Anche un semplice spostamento in Germania è diventato un lusso per Heinrich, come per circa 2,7 milioni di over 65 residenti in Germania.

Negli ultimi dieci anni il fenomeno della povertà in Germania è aumentato esponenzialmente, soprattutto tra i pensionati. Mentre l’economia stava marciando a ritmi incalzanti, parte della popolazione tedesca è rimasta in coda al treno, affrontando le spese mensili con una media di 1.074 € sul proprio conto corrente, valore del 60% minore rispetto alla media della popolazione tedesca. Per queste persone la quotidianità è diventata un vero dramma, una lotta alla sopravvivenza che in tempi di Covid è sfociata in lunghissime file di attesa di generi alimentari fuori dalle chiese e dai centri di assistenza sociale. Una scena che, come in molti altri paesi del mondo, anche qui si è purtroppo ripetuta.

Ma come può essersi generato un fenomeno di questo calibro?

Le opinioni a rispetto sono molteplici: alcuni lo attribuiscono alla finora scarsa attenzione politica sul tema (corroborata dalla recente riforma del governo di coalizione Merkel, che ha stabilito le condizioni per la cosiddetta “pensione minima), altri all’alto tasso di disoccupazione presente in Germania fino al 2005 e alla miriade di occupazioni a basso salario propagatasi dalla fine degli anni Novanta: insomma, dietro al “boom” economico una grossa fetta della popolazione si era già trovata da tempo disoccupata, per periodi piu’ o meno lunghi, con scarsa possibilità di riciclarsi professionalmente e di poter maturare i requisiti necessari ad un’uscita dal mondo lavorativo dignitosa.

Non è quindi rimasto molto altro che adattarsi, per chi ne aveva reale bisogno e necessità.

“Grazie alla distribuzione dei giornali mi entrano altri 450 € sul conto, utili a integrare i circa 500 € di base che ricevo per pagare l’appartamento assegnatomi dal Comune” continua raccontandomi Heinrich “e quando ho fortuna e il ginocchio non mi tormenta, posso rispondere alle chiamate della ditta di logistica che mi contatta per disporre i prodotti sugli scaffali dei supermercati o uscire per raccattare qualche vuoto abbandonato in giro per strada. Sono vari anni che vorrei andare in ferie ma con questa situazione e questo ginocchio dove vado? Ci mancava poi solo la pandemia a complicarmi la faccenda!“

L’impoverimento senile tedesco è un fenomeno purtroppo destinato a non interrompersi cosi velocemente: la popolazione anziana tedesca (83,1 milioni in totale) si colloca, con una media del 21,5%, tra le piu’ alte in Europa. E se il dramma economico è e sarà sempre piu’ evidente, quello sociale salta già agli occhi di ognuno di noi: oltre alle difficoltà materiali ricorre spesso, per il pensionato tedesco, il fardello della frequente lontananza dai propri cari, dell’assenza di una struttura familiare (e solidale) vicina, ringhio costante ed avverso dell’isolamento che rode e sta rodendo particolarmente questa fetta della società.

Potrà una semplice riforma economica spostare l’ago della bilancia di questa situazione verso un panorama piu’ positivo? Heinrich rimane scettico, di quello scetticismo che solo una persona che ha vissuto tanto, troppo, può mostrare. Per il momento si limita a sorridermi e mi augura una buona serata dicendo “a marzo riapre qualche negozio in piu’. Con un po’ di fortuna ce la caviamo ancora eh, Alessandra?”

Si che ce la caveremo, Heinrich. In qualche maniera e ancora una volta, un po’ come mi insegni tu.

Alessandra – Monaco di Baviera

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Alessandra Monaco di Baviera

Alessandra Monaco di Baviera

Italiana di nascita, cittadina europea, Alessandra vive dal 2012 nella bella citta’ di Monaco di Baviera in Germania. Qui lavora da otto anni come architetto e trascorre le sue giornate dividendosi tra ufficio e cantieri. Circa tre anni fa dice si ad un nuovo progetto, quello della sua famiglia, e diventa mamma di un piccolo terremoto che colora le sue giornate di miriadi di pasticci e risate argentine. Nel 2019, rispondendo a una personale necessita’ di mettere le proprie esperienze di emigrata nero su bianco, comincia a pubblicare i propri articoli sul web, inaugurando una nuova, lunga fase di racconti sulla propria quotidianita’. Per conoscerla ancora piu’ da vicino la trovate su theitalianpot.com.

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