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Di Černobyl, un libro e ricordi.

Chernobyl libri ricordi
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Written by Nadja Australia

Me la ricordo bene Irina. Entrò nelle nostre vite una estate di vari anni fa.

La mia migliore amica, alla fine della scuola, ci raccontò eccitata che sarebbe stata con loro in quella torrida estate sarda una nuova bambina. Veniva da Černobyl’.

Quel posto lontano evocava tragedia, paura e mistero. Sapevamo tutti cosa era successo. Non si parlava d’altro, ricordate? Non uscite, non mangiate le verdure, la frutta, l’aria è insalubre. Deformazioni, malattie. Eravamo piccoli, noi. Capivamo poco di cosa fosse successo. Sapevamo solo che i bambini di quella – non così lontana- porzione di mondo venivano mandati in Italia a “prendere aria buona”.

ČERNOBYL’

Era il 26 aprile 1986, un incidente nucleare cambierà per sempre la vita di tanti e la consapevolezza del mondo intero.

I gravi effetti delle radiazioni dell’incidente hanno ucciso 28 dei 600 lavoratori del sito nei primi quattro mesi dopo l’evento. Altri 106 lavoratori hanno ricevuto dosi sufficientemente elevate da causare malattie acute da radiazioni.
L’incidente di Černobyl’ ha contaminato vaste aree della Bielorussia, della Federazione Russa e dell’Ucraina abitate da milioni di residenti. Agenzie come l’Organizzazione mondiale della Sanità si sono preoccupate dell’esposizione alle radiazioni delle persone evacuate da queste aree. La maggior parte dei cinque milioni di residenti che vivevano in aree contaminate, tuttavia, hanno ricevuto dosi di radiazioni molto piccole paragonabili ai livelli di fondo naturale.

Molti bambini e adolescenti della zona nel 1986 hanno bevuto latte contaminato da iodio radioattivo, che forniva dosi sostanziali alle loro ghiandole tiroidee. Ad oggi, tra questi bambini sono stati rilevati circa 6.000 casi di cancro alla tiroide. Il novantanove per cento di questi bambini sono stati trattati con successo; 15 bambini e adolescenti nei tre paesi sono morti di cancro alla tiroide fino al 2005.

RICORDI

Irina arrivò una sera di giugno in un paesino sardo, in una famiglia con tre ragazzine e tanti amici che la aspettavano. Eravamo tutti in attesa. In che lingua parlerà? Ci capiremo? Cosa le facciamo scoprire? Vorrà giocare con noi? Avevamo solo 11 anni e tanta curiosità.

Me la ricordo come fosse oggi. Piccina, magra, con le trecce bionde e due occhi enormi. Rideva poco, ricordo, almeno all’inizio. Parlava inglese e quello che noi chiamavamo russo. E ci capivamo bene, noi bambini.

Non aveva mai visto il mare. Cosa si prova a vederlo per la prima volta? Avrei dovuto chiederlo ad Irina. Ma lo stupore nei suoi occhi ce l’ho davanti come se stesse succedendo adesso.

Che risate ci siamo fatti. Lei che ci insegnava il “russo”, noi che le insegnavamo l’italiano. E il cibo? Che cose strane diceva di mangiare. Patate, pesce e una panna strana che metteva ovunque. Lo avrei capito dopo che parlava della “smetana“, panna acida tanto usata nell’Est Europa e che ho imparato ad apprezzare in Romania.

E i giocattoli? Non si capacitava di quanti ne avessimo. E vi lascio immaginare comunque quanto pochi fossero rispetto a quelli, ad esempio, che hanno i miei figli. Le regalai una Barbie. Io ne avevo tante. Poi ormai ero grande, non le usavo più.

È venuta per varie estati. Poi più niente. Chissà che sta facendo. Dove sarà.

UN LIBRO

Ho conosciuto Anna a Lima nel 2016. Io vivevo li, lei a Panama. Lei e la sua famiglia erano di passaggio per vacanza e ci siamo incontrate. Ci seguivamo su Instagram, chiacchieravamo spesso e cosi è venuto naturale organizzare qualcosa insieme. Abbiamo delle foto a memoria del giorno. Ci abbiamo provato a farle carine per i social lo giuro, ma le risate hanno avuto la meglio e ci sono rimaste delle immagini che terremo per noi!

Anna nel frattempo è poi ripassata dalla Francia e adesso è tornata in Italia, dove fa mille cose. Tra cui scrivere. Un libro, per essere precisi, e pure un blog!

Ma è per colpa del suo libro se si sono scatenati tutti questi ricordi. È una storia di amicizia e amore. Ma soprattutto di un paese, la Bielorussia, poco conosciuto e capito. Ma Anna ci sta lavorando su questi punti.

La felicita non va interrotta” ti fa viaggiare e piangere. Ridere. Incuriosire. Arrabbiare. Fa venire anche fame, sapete? Di cibo sconosciuto, di ricerca di informazioni e di abbracci.

Non è solo un romanzo. Non è solo una bella storia. È un inno alle donne. È una valigia di pensieri e ricordi di tanti di noi.

Sono passati 35 anni da quel giorno di aprile del 1986, ma tutti noi abbiamo ben chiaro quel periodo. Quanti Igor e Lena sono passati tra di noi? In quanti se li ricordano? Che fine hanno fatto? Il legame di Anna e Lena è cosi profondo e struggente da lasciare senza fiato.

“Anni dopo, durante la malattia, mio papà mi aveva raccontato di quel giorno d’inizio estate, in cui sentendoci ridere e sentendo il rumore dell’acqua, aveva chiesto a mia mamma: «Come mai non le sgridi? Chissà che casino stanno combinando».

E lei aveva risposto: «La felicità non va interrotta».”

Nadja, Australia

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Nadja Australia

Espatriata per lavoro ormai più di 15 anni fa, con mio marito abbiamo vissuto in Serbia, Romania, Bulgaria, Arabia Saudita,Peru, Argentina e adesso Australia! Con noi due bimbi globetrotter che ci accompagnano nella nostra pazza vita girovaga!Il nostro mantra? Home is not a place, it's a feeling! Con la Sardegna nel cuore, viviamo dove ci porta il lavoro e ci godiamo ogni piccola cosa che i paesi ospitanti ci offrono con l'entusiasmo della prima volta!

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