Vivere all'estero

Vivere prigioniere del traffico

vivere prigioniere del traffico
Written by mimma Dubai

Come al solito siamo prigioniere del traffico delle cinque.
Probabilmente arriveremo in ritardo per gli allenamenti. Nonostante siamo partite da casa 50 minuti prima. Avrei dovuto chiedere a Giada di fermarsi più a lungo a scuola e da lì andare ai suoi allenamenti. Ma lei ha bisogno di passare da casa, anche solo per mezzora. Ma quello ci avrebbe permesso di essere più vicine all’uscita meno affollata ed evitare la coda che quest’anno inizia sempre prima sulla Sheikh Zayed road.
Ho di fronte a me un serpente lungo, anzi un serpente con tre teste, visto che qui le strade sono enormi. Anche a sei corsie. Ma questo non basta più.

Nessuno suona il clacson. O impreca. O almeno a me pare che nessuno lo faccia.
Anzi no, lo faccio io.

A volte la frustrazione mi assale insieme al dispiacere per mia figlia che passa così tanto tempo in macchina.
Se con la scuola siamo stati fortunati e si trova relativamente vicino a casa, non posso dire lo stesso di tutto il resto. Soprattutto i luoghi per farla partecipare alla sua vita sportiva agonistica, sono lontani o accessibili solo attraverso strade molto trafficate.

Lei come al solito seleziona la sua musica. Abbiamo sempre lo stesso rituale appena entra in auto.
Potrebbe usare il tempo per studiare e a volte lo fa, ma per lei è il suo momento ideale per la musica, sua altra passione insieme allo sport.
Ieri, visto che aveva a scuola un allenamento di netball dopo il termine delle lezioni, praticamente è uscita da scuola e siamo andate di corsa agli allenamenti di nuoto.
Nessuna sosta a casa per cambiarsi e mangiare uno snack.

Con il traffico che afflige Dubai non abbiamo altra scelta, insieme alla cattiva abitudine di trangugiare un panino in macchina.
Non è esattamente il metodo ideale per nutrirsi bene ma non c’è molta altra scelta.
E per lei ormai è tutto normale.
Io invece non riesco a farmene una ragione.
I primi anni che ci eravamo trasferite a Dubai non era così.
Non vivevamo prigioniere del traffico.
Mi ero dovuta fare coraggio e guidare in questa strade che sembrano autostrade e soprattutto accettare l’idea che per ogni attività occorresse la macchina.
Ma alla fine era un guidare facile, non stressante.
La situazione è iniziata a degenerare con l’expo, ma è dall’anno scorso che è diventata davvero difficile.
A settembre 2023 ho avuto il primo shock.
Improvvisamente non bastavano più 20 minuti per raggiungere i posti, ma dovevo considerarne almeno trenta, poi sempre di più. Quest’anno infatti ho dovuto calcolarne non solo quaranta, ma spesso anche cinquanta. Da passare quasi tutti in fila prigioniere del traffico.
Quest’anno molte scuole hanno aumentato i loro studenti con numeri importanti. Anche settecento nuovi ragazzi. Sono nate nuove scuole. Perché il numero delle persone che si sono trasferite è cresciuto tanto.

Ma la situazione non è complicata solo durante l’orario scolastico, lo è ormai in tante fasce orarie. Succede a chi torna a casa dal lavoro o a chi decide di uscire alla sera.
La settimana scorsa, per festeggiare Elena, ci ho messo un’ora e mezza per raggiungere il locale che avevamo scelto.
Sapere che si resterà intrappolate nel traffico e che ci sono pochi altri trucchi da tentare, confesso che sta uccidendo la mia curiosità e voglia di fare.

Mi capita di dover rinunciare a fare cose, perché so che poi non farei in tempo a recuperare mia figlia. O, semplicemente, per decidere di restare intrappolata nel traffico, deve essere una cosa davvero imperdibile.
E quante lo sono?
Mi sono inventata una serie di trucchi per ridurre il numero di viaggi e ottimizzare i tempi.
Fuori dalla scuola, dove spesso arrivo almeno 45 minuti prima, è il momento giusto per scrivere alla famiglia. Controllare le email. Prendere gli appuntamenti.
Quando la porto agli allenamenti raramente torno a casa o mi sposto troppo da dove si trova.
Allora mi organizzo una camminata nel parco lì vicino.
Per fare la spesa nel supermercato.
Per bere una camomilla o leggere un libro.
Vado da Starbuck e mi collego alla loro rete per sbrigare qualcosa a pc.
E nel weekend seleziono accuratamente i miei spostamenti.
Ho fatto l’abbonamento al beach club sotto casa.
Ma questo comporta che spesso sono sola, perché non sono l’unica che limita gli spostamenti.

Passo tanto tempo in macchina.
Io che non amo guidare e che a Milano non ne ho mai posseduta una.

Purtroppo non sono un amante dei podcast altrimenti avrei tempo per ascoltarli.
Come mia figlia preferisco la musica, la radio.
Anche perché spesso devo essere concentrata a guidare. E pertanto mi serve solo compagnia, un chiacchericcio di sottofondo.

Quei lunghi tragitti in macchina sono un’occasione per parlare con mia figlia.

Solo che spesso lei arriva stanca dopo le sue otto, nove ore di scuola e ha bisogno di svagarsi e non essere subissata dalle mie domande o dalle mie informazioni.

Funziona meglio al rientro dopo gli allenamenti. Lì la sua mente è libera e la serotina dello sport la invoglia.
Spesso mi lamento che esco di casa alle due e torno alle otto e mezza, ma a lei va peggio dato che esce alle sette del mattino e torna alle otto e mezza di sera.

Potrei fare la scelta che fanno molti genitori di non iscrivere i figli a nessuna attività extrascolastica, o abitare vicino a scuola e fine. Oppure metterli sul bus dove loro stanno dai 45 fino anche a un’ora .
Un opzione che capisco, ma che noi non vogliamo.
Lo sport per noi è troppo importante. Poi per il suo livello la scelta della location non è nei miei poteri. È la società a definirla.

A nostra discolpa quando abbiamo iniziato le attività, nel 2020 e 2021 non era così. Ormai lei ha un percorso di nuoto agonistico e tante passioni e non è pensabile che rinunciamo perchè viviamo prigioniere del traffico.
Molte famiglie ormai si dotano di un autista.
Il vero lusso che cambia la vita a Dubai.
Ma io non sono ancora pronta.
Abbiamo tante spese e io non lavoro.
Per alleggerirmi il carico, ora che Giada ha 13 anni, ogni tanto prende un uber.

Nel frattempo sono arrivata allo svincolo vicino alla piscina.
Arriverà in tempo.
Anche questa volta ce l’abbiamo fatta.
La nostra vita da prigioniere del traffico è faticosa.
Dubai sta implementando le strade.
Spero anche i mezzi pubblici.

Ma per ora la strada è ancora essere prigioniere del traffico.
Mimma, Dubai

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Author

mimma Dubai

Giovane quarantenne, mamma di una very funny girl, partita per amore per Kuwait City al grido di “oh poverina” e “ma non ti annoi” sono riuscita a realizzare una grande impresa in mezzo al deserto: trovare il mio vero io. Terrona, comunicativa, pr, scrittrice, sostenitrice della forza del pensiero positivo e grande estimatrice dell’amicizia tra donne di tutte le razze, lingue ed età. Il covid mi ha stravolto la vita, obbligandomi a trasferirmi a Dubai. Dal medioevo sono passata al Futuro. Cosa mi aspetta dopo?

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