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Amicizia a prova di fuso: le sfide dell’espatrio

amicizia
Written by Manuela Sydney

Cos’è per voi l’amicizia?
Più passano gli anni e più mi accorgo che non tutti si danno in modo intimo agli altri.

Qualche giorno fa chiacchieravo con la mia parrucchiera e le ho chiesto se avesse molti amici.
Lei mi ha risposto con grande serenità che non ha tanto tempo da dedicare alle amicizie.

Mi ha detto:
I have a very social job. I talk to many different people all day long. When I get home, I want silence or my family… Well, occasionally I see some friends for a few drinks, and this is enough for me.

{Ho un lavoro molto sociale. Parlo con tante persone diverse. Quando torno a casa voglio stare tranquilla o con la mia famiglia… si… di tanto in tanto esco per qualche drink con gli amici. E così per me è abbastanza}.

Per me l’amico non è solo qualcuno con cui passare il tempo.
Non è qualcuno da cui allontanarmi chiudendomi dietro la porta di casa.
Un po’ come l’arte … che non è intrattenimento, ma dubbio, sapore che ti rimane dentro, domande che ti sorgono. L’amicizia è tentativo di conoscenza dell’altro. È tentativo di farmi conoscere e conoscere meglio me stessa attraverso l’altro da me.
È intimità, nudità, terreno di scambio. A volte anche dolore per verità troppo crude. È decifrare il mondo insieme. È appartenere alla stessa famiglia umana.

Noi non viviamo solo di noi stessi, ma apparteniamo a reti di legami.
Andare lontano ha reso questo fatto molto evidente.
Restano i vocali, i social, le chiamate e le videochiamate.

Certi giorni benedico la tecnologia perché è grazie a lei (e uso il pronome che si riferisce a persona non a caso. Visto che ormai è quasi un’entità umana) se possiamo sentirci parte di vite che si intrecciano alle nostre in modo inesorabilmente diverso. Altri giorni ho la sensazione di essere irrimediabilmente fuori da qualcosa di cui facevo parte, senza però appartenere a qualcos’altro.

Ho sempre pensato di voler invecchiare insieme ai miei amici.
Ho sempre desiderato condividere con loro la mia vita.
Certamente questo espatrio lungo e lontano mi sta mostrando la forza di una rete solida, la sua elasticità. Non ho perso amici, abbiamo cambiato il nostro modo di stare insieme, ma non posso dire che sia lo stesso.

Per me ogni persona è unica e insostituibile.
Se a lavoro nessuno di noi è indispensabile, ogni persona amica ha nel mio cuore un posto solo suo. Unico e irripetibile.
E a tanta distanza non ero preparata. Alcuni fatti dell’esistenza umana ho bisogno di viverli per comprenderli appieno nelle loro sfumature.

Parlavo con mio marito qualche sera fa e mi ha detto “Manu, l’assenza di qualcuno è assenza. Non puoi comprendere una mancanza prima di viverla. L’assenza è l’assenza. Ha ripetuto”.
È vero, ho riflettuto. E abbiamo parlato insieme per un po’.


Ci accompagnano delle radici aeree. Con fatica abbiamo sciolto il vincolo che ci legava alla terra nutriente, ma non abbiamo trovato un altro terreno dove impiantarci permanentemente.

Siamo expat, non emigrati.
Gli expat cambiano i luoghi, viaggiano, assaggiano, sfiorano, ma … non restano.
Viviamo una specie di terra di mezzo.

Abbiamo la fortuna di allargare molto la nostra rete.
Arriviamo a conoscere persone che non avremmo altrimenti trovato e ci rimarranno preziose. Spesso, però, ci muoviamo in orizzontale e non in verticale.
Teniamo le radici larghe nella terra così che non sia troppo doloroso darsi la spinta per muoversi ancora. Rimaniamo pregni di quei terreni, ma non con loro.
Siamo pezzo di vita, non vita.

A me manca l’abbraccio di Mara dopo una giornata faticosa. Mi manca suonare il campanello di casa sua e guardarla cucinare la cena mentre parliamo della giornata.
Mi mancano le battute sagaci di Francesca, la sua visione del mondo tagliente che, appunto, è tagliente e quindi va vissuta.
Mi manca Loredana che arriva a casa mia dopo il lavoro per progettare, parlare e buttare un occhio ai ragazzi.
Mi manca Marina che mi tiene aggiornata sulla poesia e allenata sul dibattito. Altro che scuola di dibattito americana. Un mese con Marina e sarete invincibili!
Mi manca guardare i documentari con Ferruccio e osservarlo costruire una storia disegnando. Mi manca sviscerare i testi con Luca e filosofeggiare con Rocco.
Mi manca Paola e il suo punto di vista profondo.
Mi manca Cristina che ha saputo conoscere pezzi di me e mi ha fatto conoscere mondi incredibili.
Mi manca Bianca che sempre ha aperto casa sua a pomeriggi di teatro tra i piu’ belli della mia vita.
Mi manca Franco, con cui ho conosciuto Napoli.
Margherita, Maria, Francesca, Ada, Brunella, Enrico …
Mi manca non accorgermi delle loro rughe in più perché vedendole tutti i giorni non le noto.
Mi manca seguire il dipanarsi delle loro vite in diretta, tra un messaggio mentre siamo a lavoro, un bicchiere di vino dopo cena, uno spettacolo a teatro e una passeggiata al buio.

No … questo non me lo da’ la tecnologia.
Questo si perde, la maglia non è abbastanza stretta.

Restano le cose importanti. Ci siamo, gli uni per gli altri. Lo so.
Ma è un modo diverso di camminare insieme.
Mi piace? Non lo avrei scelto forse. Mi mancano molto, ma ringrazio di averli trovati.
E ringrazio di averne trovati altri, in questo lungo espatrio, che porterò con me.

Vi ricordate la favola di Cigno Appiccica? Io mi vedo così. Con le persone care tutte appiccicate le une alle altre. Attaccate da un filo rosso che rappresenta la vita condivisa. Un po’ come gli innamorati legati di quel capolavoro che è Dools, il film Takeshi Kitano.
E anche se parole come appiccica e legati appaiono claustrofobiche, cercate di comprenderne il significato largo e arioso.

Se incontro qualcuno di nuovo e lo lascio entrare è perché sento affinità. Non penso mai di mantenere superficiale la relazione perché prima o poi quella persona partirà o prima o poi partirò io. Eppure mi è capitato di avere la sensazione di essere tenuta a distanza perché expat. A volte le persone non hanno tempo per chi è di passaggio. Altre volte, invece, ci si riconosce al primo sguardo.

Voi che esperienze avete?
Gli amici nella vostra vita sono piatto principale o contorno?
Siete emigrati, expat o non vi siete mossi mai?

Raccontatemi la vostra visione.

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Author

Manuela Sydney

Sono una persona curiosa. Spesso i dettagli mi attraggono più dell’insieme. Amo viaggiare (e anche tornare). La mia passione più grande è il teatro. Ho due figli, sono calabrese, ma anche romana. Sono laureata in lettere con indirizzo teatrale e a Roma organizzavo eventi culturali. Ho fatto per 2 anni la spola tra Nigeria e Italia e per 4 anni tra Namibia e Italia.
Da qualche tempo vivo a Sydney con tutta la mia famiglia, studio naturopatia e lavoro in una radio!

2 Comments

  • (vi leggo sempre anche se non sono expat)

    Il mio caso è molto diverso, perché mi sono spostata solo di città, tre o quattro volte, ma non in città lontanissime l’una dall’altra. A differenza di un expat, tra me e tutte le persone che ho conosciuto non ci sono differenze culturali o linguistiche, e inoltre ogni volta che mi sono insediata non ho pensato che poi mi sarei spostata. In qualche modo, ho sempre gettato qualche radice.

    Però la cosa simile è che più di una volta mi sono proposta al mondo per come ero, senza la maschera che ti si appiccica addosso se, per esempio, vivi tutta la vita in un piccolo paese. In qualche modo, ho potuto ricominciare da capo, propormi per quella che sentivo di essere in quel momento.

    Alla fine della fiera, mi ritrovo diversi amici sparsi con cui non ci può essere una quotidianità (ma ci si riesce comunque a vedere una, due, anche tre volte l’anno), e mi va bene perché non sento la necessità di una presenza quotidiana, anzi, il troppo contatto per me è vagamente soffocante. Allo stesso tempo, pur da solitaria, mi sono resa conto di quanto contano e hanno contato le persone nella mia vita. Credo che anche i rapporti umani abbiano la caratteristica dell’impermanenza, e però quasi nessuno mi sfiora senza lasciare alcuna traccia.

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