Expat life

“In questo espatrio farò…”: darsi un obiettivo e perché

Raggiungere un obiettivo - Amiche di fuso
Written by Cristina Angola

Ne avete? Di obiettivi, dico. Non ideali o propositi per l’anno nuovo, ma traguardi tangibili, palpabili. Possono essere grandi o piccoli, non importa. I miei negli anni sono cambiati molto, insieme al luogo e alle motivazioni che mi hanno spinta ad espatriare. Ma continuo a prefissarmeli, ogni volta.

Quando sono partita per Londra, aspiravo ad un’unica cosa: riuscire a mantenermi. Pagarmi da sola l’affitto, l’abbonamento ai costosissimi mezzi pubblici, il cibo (mesi di Tesco a tutto spiano perché Sainsbury era una punta più caro, per non parlare di M&S). Dentro di me, sapevo però che il mio obiettivo reale era riscattarmi. Riscattarmi dal girone tutto italiano degli eterni stagisti, da quei 600 euro al mese che sapevano tanto di presa in giro. Da quella capa odiosa, che sbatteva le porte in faccia senza nemmeno dire buongiorno. Ci ho messo un po’ per trovare l’impiego che volevo, a Londra. Ma quando l’ho fatto me lo sono tenuta stretto, per oltre tre anni. Mi sono pagata l’affitto e anche una vacanza ai Caraibi.

In Congo, il mio obiettivo era non gettare la spugna. Non andarmene da quel luogo dove la pioggia disfa le strade, dove le librerie non esistono, dove non puoi ordinare su Amazon. Non soccombere alla ripetitività di giornate vuote. Dopo una lunga fase di shock iniziale, ho trovato un lavoro e… un nuovo obiettivo: tenermelo stretto quel lavoro, proprio come avevo fatto a Londra. Non era tanto l’insegnamento dell’inglese che mi preoccupava. Era l’idea di dover passare tutte le mattine in compagnia di una decina di bimbi tra i 2 e 4 anni, io che un bambino l’avevo visto giusto giusto in tv. Ed è successo che, ancora oggi, penso con un sorriso a Haadiya, Pakistan, che appena arrivava correva ad abbracciarmi. Ad Alea, Indonesia, che preferiva i libri ai Lego anche se non sapeva leggere. Alla volta che Eva, USA, mi ha vomitato la colazione sul braccio e a quella in cui Charlie, Belgio, mi ha detto tutta contenta ‘Maitresse, ça!’ e mi ha posato una caccola sul palmo della mano. A quando David, Congo, cercava di indovinare la mia età e alla fine ha optato per 22 anni (ed è diventato immediatamente il mio allievo preferito). Ai bisous baveux di Leonie, Francia. Non credo di aver mai fatto un’esperienza più bella, più gratificante di quella.

E poi sono arrivata in Angola, un Paese strano. Non c’è più stato il cultural shock nei confronti dell’Africa, anche se talvolta fatico a mantenere la calma o a non prendermela per quel che di negativo accade. Purtroppo qui non ho trovato condizioni lavorative interessanti né adeguate alle mie esigenze: non ho un impiego fisso ma do lezioni private di inglese e italiano. Mi sono posta quindi obiettivi più leggeri rispetto a quelli degli espatri passati, futili forse per qualcuno, ma pur sempre traguardi, qualcosa su cui lavorare quotidianamente.  Il primo è imparare una nuova lingua, il portoghese. Ma impararlo a un buon livello, un livello che mi consenta di leggere Saramago e Amado non in traduzione. E poi ho incontrato una ragazza che insegna arabo: comincerò a breve!
Il mio secondo obiettivo è la corsa. Perennemente l’ultima ad essere scelta quando, alle superiori, si facevano le squadre di pallavolo (restavamo solo io e una tipa parecchio in carne che – giuro – somigliava a Yogina), odiavo talmente tanto l’educazione fisica che, pur di saltare l’ora, sin dalle medie falsificavo la firma dei miei genitori sul libretto delle giustificazioni. Oggi, mi propongo di correre se non proprio una maratona – siamo realisti, su! – almeno una mezza. Almeno 21km. L’esercizio fisico mi dà tanta energia ed è diventato una parte fondamentale delle mie giornate angolane: incrocio le dita.

Tutto questo per dire che non c’è obiettivo troppo grande, troppo futile o troppo poco importante. Ciascun traguardo è fondamentale per evitare quella spiacevole sensazione che il tempo ti scivoli tra le dita, per non arrivare a fine espatrio e chiedersi: che ho fatto in questi tot anni di UK/Congo/Angola? E così il tempo di Londra lo ricorderò come il tempo del riscatto, l’espatrio in Congo come quello in cui mi sono reinventata, l’avventura in Angola come l’occasione per coltivare la mia passione per le lingue straniere e per mettermi in gioco a livello fisico, per la prima volta. Sono cose che non avrei mai potuto (o voluto!) fare in Italia e, già solo per questo, per quanto banali possano sembrare, per me hanno un che di eccezionale. Ma soprattutto, sono cose che spesso mi hanno aiutata a non perdere la bussola, a respirare a fondo nei momenti no, a tirare fuori le unghie non per aggredire ma per aggrapparmi quando affondavo.

In Angola ho anche un terzo obiettivo ma… niente, ne parlerò un’altra volta. Nel frattempo,  raccontateci quali sono i traguardi che vi siete poste durante il vostro espatrio; se poi desiderate un aiuto nella pianificazione, non dimenticatevi dei consigli di Valentina Svizzera!

Cristina, Angola

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Author

Cristina Angola

Expat da ormai 7 anni, prima a Londra, poi in Congo e ora in Angola. Gli altri 30 nella Pianura Padana. Viaggio con il marito, un labrador nero, uno gnomo di pezza. Durante i miei anni africani sono riuscita a finire una volta in TV e un'altra in una (specie di) prigione. Ma non per lo stesso motivo.
Parlo (quasi) 5 lingue, il film che amo di più è Lost in Translation, spendo decisamente troppo in libri, non disdegno la pizza hawaii e - tenetevi forte - adoro, ma proprio ADORO stirare. Il mio sogno? Tornare alla base, che non è l'Italia ma è Londra, l'unico posto dove mi sento veramente a casa. Il resto di me su Drive-mycar.com, il mio travel blog.

12 Comments

  • Nessun obiettivo è futile o piccolo, se ci fa sentire meglio. Vale per gli espatri, come per la vita di tutti i giorni. Ma durante un espatrio il concetto si amplifica, è vero. La prima volta che sono espatriata in Francia volevo semplicemente imparare il francese e magari trovare un lavoro che mi permettesse di rimanere. Ed era stato un traguardo raggiunto in parte, nel senso che per inesperienza non avevo trovato nulla che mi avesse incoraggiato a fare radici lì. Aveva vinto sul tempo Milano, con un’offerta di lavoro più conveniente…
    A Barcellona invece il mio traguardo primario era “cambiare”! Cambiare campo di lavoro, cambiare ritmo di vita, dare spazio alla me che era rimasta sopita per troppo tempo dietro le responsabilità e i “fanno tutti così, devi farlo anche tu”. Ed è stata una delle scelte più sagge che abbia mai fatto 🙂

  • Credo che a nessuno meglio che a te si addica il termine “cittadina del mondo” . Viaggi qua e là, expat in tanti Paesi, ma soprattutto il tuo vedere sempre la vita in positivo anche nelle situazioni più difficili e trovare motivi di “crescita” dappertutto.
    Se ne parlava l’altro giorno con Gin alla quale leggo sempre i tuoi diari di viaggio. Lì segue con molto piacere, e ammira le foto. Anche per questo il mio grazie, da Mamma.

    E auguri. Sempre. Anche per le lezioni di arabo che pensi di prendere. Mi piacerebbe sapere come vanno. Ciao.
    Renata

    • Ciao Renata,
      le lezioni di arabo le ho cominciate circa un mese fa e le sto ‘affrontando’ con piacere nonostante richiedano (per me!) uno sforzo di memoria non indifferente!
      Per ora ho terminato l’alfabeto e sto imparando ad ‘attaccare’ le lettere: parecchie di esse cambiano grafia a seconda che si trovino all’inizio, al centro o alla fine della parola, per cui… ti lascio immaginare! 😉
      Un abbraccio a te e Gin!
      cris

  • Bellissimo post Cristina. L’ obiettivo di questo mio recentissimo nuovo espatrio è una laurea in tedesco. Ed oggi, grazie alle tue parole, ne sono diventata consapevole. Dopo essermi goduta, come te, tre anni di posto fisso e stabilitá economica in un’altra cittá della Germania, ho deciso di investire su di me e lanciarmi in questa nuova sfida (a scapito del portafoglio:P)
    Buono studio!!

    • Ma che bello! Il tedesco l’ho studiato anch’io per tre anni e, nonostante il mio amore per lingue straniere… alla fine l’ho abbandonato! Per cui tanto di cappello a te che ti cimenti con una lingua così difficile.
      Un grosso in bocca al lupo!!

      • Ciao. Io mastico abbastanza il tedesco e ho studiato l’arabo per tre mesi di recente. Ho dovuto mollarlo perché il tempo che riuscivo a dedicargli era troppo poco. Le cose mi piace farle bene o niente, ed ho lasciato perdere, standoci anche un po’ male perché di solito sono una che non molla.
        Detto questo…penso che il tedesco sia più facile, ma se dedichi all’arabo un tempo congruo credo che valga veramente la pena. Vai!…e Auguri. Ciao.

  • Gentile sig. Cristina,
    و انت اتكلم بالغرة العربية
    e mi permetto un suggerimento: provi a scrivere ciascuna delle nostre lettere latine in maiuscolo, minuscolo, stampatello e corsivo. Sono MOLTO diverse: le riconosce perche’ ci e’ cresciuta in mezzo. L’arabo questa difficolta’ non la ha!
    !السلام الحالك و الله يبرك فيك

    • Ehhh, signor Francesco, è venuto in mente anche a me! Ci sembra tanto ovvio ma in realtà anche il nostro alfabeto ha le sue belle difficoltà! Non sono ancora in grado di capire il significato di quanto mi ha scritto ovviamente, ma se pur con molta fatica sono riuscita a pronunciare (più o meno) quanto mi ha scritto. O a distinguere ciascuna lettera, almeno. Credo di aver riconosciuto le parole arabia alla fine della prima frase e salam all’inizio della seconda?

      • Gentile signora,
        la traslitterazione sarebbe “wa ana (ho commesso un piccolo errore a causa del Τ4, e ho scritto “anti”,.ma corretto e’ “ana”) atakallam bilughra alarabiia”, nonche’ “assalam alaikum wa Illah iubarik fi ki”, ovvero “anche io parlo arabo” e “la pace sia con te, Dio ti dia forza”, formula di saluto e augurale di uso molto comune, non necessariamente musulmana. Si sara’ accorto che l’arabo e’ tradizionalmente superstizioso: io no, perche’ porta male :-)!

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