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Zen, Valigie e Sopravvivenza di una Madre Sherpa in viaggio

Valigie per viaggiare con bambini
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Written by Amiche di fuso

Appena comprati i biglietti, il conto alla rovescia sembra non finire mai.. invece finalmente ci siamo, le due piccole di casa dopo aver giocato per due mesi a facciamo le valige prendiamo l’aerotopolo e andiamo dai nonni, ora sanno che è per davvero. Mi incuriosisce sempre vedere cosa mettano nelle loro valigette per far finta di partire: scarpe, leggins, magliette, la bacchetta magica, un libro, il cappello da strega, piccoli astucci imbottiti di elastici, pastelli a cera, solitarie tessere di puzzle e, soprattutto, gli inspiegabili, come la custodia degli occhiali del padre e una lente di ingrandimento. Quando saranno in grado di portar i propri bagagli di stiva li faranno per davvero, per ora la nostra regola domestica è che il capo sherpa della spedizione ha il monopolio assoluto sulla costruzione e sul contenuto del bagagliofamiliare. Siccome il prossimo volo per tornare dai nonni lo farò da sola con le bimbe e il mio cospicuo pancione, l’onore e l’onere sono entrambi miei.

Avendo due sole mani e la necessità di rincorrere muovermi con le bambine, negli anni ho imparato a compattare e ottimizzare il più possibile, che è logicamente la prima regola di sopravvivenza di una madre sherpa.

A cui si aggiunge subito il corollario: una madre sherpa, dopo aver contemplato con orgoglio la sua opera di pressurizzazione di vestiario e ammenicoli, deve comunque esser sempre pronta ad accettare senza perdere le staffe con pragmatismo che sia necessario portare il pupazzone di peluche che il figlio non ha mai filato di striscio fino al momento prima di partire ma che inaspettatamente diventa fondamentale, mentre già il taxi sotto aspetta e l’ascensore è al piano,  o ancora peggio il gioco nuovo ingombrantissimo regalato da qualcuno di affettivamente importante (e che o in vita sua si muove solo in auto o non ha mai fatto le valigie da genitore).

Il bagaglio a mano deve contenere tutto il necessario per sopravvivere dalla porta di casa alla porta di destinazione. Da anni mi cimento nell’arte del viaggio con prole tra due attitudini: la prevenzione e l’improvvisazione. Per prevenire, cerco di immaginare tutte le necessità ed emergenze probabili delle bambine:

bere e mangiare. Scelgo ciò che non ha bisogno di esser tenuto in frigo:  latte a lunga conservazione, succhi, bottigliette di acqua, formula etc, buste di mousse di frutta, grissini, insomma cibo “da picnic” sul genere. Controllo le regole aeroportuali locali per il trasporto di liquidi e alimenti per bambini, a volte ci sono restrizioni su quantitativi, a volte no, in alcuni aeroporti fan passare tutto, anche l’acqua, per i bambini, in altri no. Meglio non dar nulla per scontato e leggere la mappa del terminal per vedere se dopo i controlli di sicurezza ci sono negozi/farmacie/bar aperti all’orario del volo per eventuale rifornimento di acqua, cibo o altro prima di partire. A volte costa meno comprare un pacco di pannolini o un bidone di formula in farmacia dopo i controlli che pagare un surcharge per un bagaglio a mano troppo grosso. Sono tutte cose che si possono ponderare in anticipo sul web senza ritrovarsi a dover decidere all’ultimo minuto. Controllo anche sul sito della compagnia aerea l’eventuale disponibilità di cibo/latte/riscaldamento pasti e biberon per bambini (e al momento dell’acquisto del biglietto se è possibile scegliere menu). Spesso chiedo a chi mi affitta l’appartamento, b&b o all’albergo, di farmi trovare acqua minerale e latte nel frigo. Il più delle volte è un servizio a pagamento, ma meglio trovare ad aspettarmi due litri di latte e due di acqua al doppio del prezzo di supermercato che vagare in un posto nuovo per comprarli mentre la creatura piange che ha sete e magari è pure sera tardi.

cambio. Pannolini in numero necessario + extra nel caso di ritardi. Una crema che faccia tutto (calendula rules, dal sederino alle punture di zanzara) almeno per il tempo del viaggio, un po’ di sacchettini antipuzza (a parte i bagni sugli aerei, in certi posti a causa delle misure antiterrorismo si cammina moooolto a lungo prima di trovare un cestino della spazzatura). E salviette umide in quantità, che sono il jolly salvatutto per il cambio, il vomito, lo sporco di cibo, colori, sbrodolii vari. Credo che andrebbe riconosciuto un premio Nobel per il progresso dell’umanità a colui o colei che inventò le salviette umide, sono unico l’oggetto in viaggio sul cui spazio non vale mai la pena economizzare! Ad abundantiam, un gel antibatterico per pulire le mani, sempre facendo occhio che sia inferiore alle restrizioni per il bagaglio a mano per liquidi. Se i bambini sono ancora piccoli meglio preferire tutine o pantaloni che si aprono con i bottoni lungo le cuciture interne delle gambe, così non devono essere spogliati aggiungendo stress al momento di confrontarsi con il fasciatoino del bagno aereo.
A SEGUIRE DETTAGLIO SPLATTER SOLO PER GIA’ MADRI.
Quando viaggiavo con le bimbe piccolissime ero sempre un po’ in pensiero all’idea di cambiare il caccone antigravitazionale tipico dell’allattamento, magari in contemporanea a turbolenze,  e non mi vergogno ad ammettere che provvedevo a stappare le creature con una suppostina di glicerina sfruttando la stabilità del fasciatoio del bagno aeroportuale prima dell’imbarco.  Se i bambini sono molto piccoli, vale la pena mettere nel bagaglio a mano anche un body e una tutina di ricambio, in caso di fughe laterali dal pannolino. Di solito, se si ha il cambio dietro, non succederà nulla 🙂

intrattenimento. Io sono di quelle che non cede all’Ipad o al videolettore dvd, per ora. Sicuramente sui voli intercontinentali aiuta tantissimo la disponibilità di film e cartoni animati sullo schermo del sedile, così come la bella abitudine delle compagnie di offrire piccoli kit di giochini. Porto sempre un libro a testa, una lavagnetta magica (per evitare di passare la vita a raccogliere matite e pastelli rotolati giù dal sedile), palloncini e pompetta che occupano poco e si prestano alle attese ai gates, album di stickers, marionette da dito o piccole figure (puffi, bamboline, miniminipony o altri, a seconda della fase). So che prossimamente mi lancerò su blocchetti di carta e origami, aspetto solo che la seconda abbia la capacità di far le pieghine. La madre sherpa sceglie cose poco ingombranti, poco pesanti,  che piacciano al  bambino, adatte alla loro età e senso di responsabilità e che non richiedano da parte della madre sherpa medesima di passare ore a recuperarle dal pavimento o negli interstizi dei sedili, che non sporchino (a meno che possano esser lavati con le santissime salviette umide). Meglio evitare i giochi sonori per la pace pubblica.

vomito da locomozione terra mare aria: sacchettini di plastica (quelli che vendono per i pannolini puzzosi vanno benissimo e servono quindi al doppio scopo) e un cambio che occupi poco posto (avendo io due bimbe, me la cavo con un’accoppiata maglietta e leggins per ciascuna).

malattia in viaggio: se le creature hanno già qualcosa in ballo da curare bisogna portarselo dietro e metterlo in un sacchetto da poter estrarre velocemente ai controlli rispetto al resto del bagaglio a mano per spiegarne la necessità all’eventuale zelantissima guardia (ad esempio le gocce anti congiuntivite), altrimenti il mio kit per contrastare un rialzo di febbre – tosse – raffreddore da aria condizionata per il tempo del viaggio è: termometro, paracetamolo, spray di acqua salina (inferiore a 100 ml per passare i controlli restrittivi sui liquidi). Se il bambino soffre di allergie meglio portarsi dietro l’antistaminico di fiducia.

Questo è il basic normale, poi naturalmente a seconda delle condizioni atmosferiche (molto caldo, molto freddo) ci dovranno essere degli accorgimenti (le cappottine di plastica per i passeggini nel cestino, coperte o sacchinanna, mascherine antisabbia, etc.).
La madre sherpa si distingue mentre viaggia non per l’eleganza italiana che le piacerebbe rappresentare, ma per la comodità della sua tenuta e soprattutto perchè si porta addosso sempre una sciarpa che srotolata diventa una coperta per tutta la prole, una tenda contro il sole, una tovaglia da picnic, un campo giochi dal cui perimetro è vietatissimo uscire, un nascondiglio, un travestimento e così via.

Una volta esaurita la fase di predizione ed impacchettamento del necessario per prevenire, la madre sherpa si dispone spiritualmente a improvvisare per tutto il resto. Non sarà quella volta che la figlia è scesa dall’aereo in mero pannolino e avvolta dal poncho materno perché anche il cambio di vestiario fu vomitato o il pannolino ha ceduto alla sua funzione assorbente prima dell’atterraggio, né quell’altra che la creatura è rimasta senza latte e s’è dovuta accontentare di acqua anche se voleva proprio il latte perché c’è stato un ritardo di tre ore, a creare dei traumi infantili o a far della madre una cattiva madre :-D.

Sicuramente la madre sherpa è aiutata nel non diventare matta mantenere lo zen se la prole è abituata al dormire un po’ dove capita, a bere latte a temperatura ambiente, a mangiare pasti non caldi… sono cose alle quali io ho abituato le mie fin dall’inizio perché sapevo che avrebbero dovuto imparare a viaggiare con me, come io con loro. L’ostetrica francese al corso preparto mi spiegò che nella pancia era una discoteca ventiquattro ore su ventiquattro, perciò il bambino appena nato sapeva dormire nel rumore, stava a me non disabituarlo. La mia primogenita è nata ai tempi dell’alta rotazione di 21st century breakdown dei Green day. Ha sempre dormito poco, ma se ha sonno lo fa anche nel mezzo dei concerti rock all’aperto. La mia seconda è nata due anni dopo, ormai di musica non ne sapevo più nulla e si è cuccata i Green Day pure lei. Ha sempre dormito tanto e pure lei è a prova di concerto, turbolenza o party domestico da cinquanta persone. Certo, c’è sempre quello che ti guarda incredulo quando ti vede preparare la formula con la bottiglietta d’acqua a temperatura ambiente e rifiuti educatamente la proposta di riscaldare il biberon, o la vecchietta che dirà povera creatura che dorme appesa sulla schiena della mamma, ma alla fine non sono loro che fanno da madri sherpa, perciò non hanno titolo per sindacare su nulla :-D!

Quando ci si muove con bambini piccoli il tipo di equipaggiamento (passeggino, marsupio ergonomico, lettino portatile) può fare un’enorme differenza in peso e ingombro. Suggerisco alle future mamme viaggiatrici di informarsi bene sui siti di recensioni e di valutare eventualmente oggetti di seconda mano in buone condizioni ma dal contenuto tecnico superiore per leggerezza e resistenza, piuttosto che oggetti nuovi ma pesanti. Se a destinazione non c’è un lettino, le culle pop up in particolare sono molto più leggere e portabili al braccio (anche infilabili dentro il bagaglio a mano) rispetto ai lettini da campeggio classici e tra i passeggini anche solo due kg di differenza quando si tratta di salire e scendere gradini e rampe, si sentono. Se avete bisogno di utilizzare un seggiolino auto al vostro arrivo e nessuno ve lo può prestare, valutate il costo di noleggiarne uno contro quello di trasportare il vostro: alcune compagnie imbarcano il seggiolino auto gratuitamente come il passeggino o per un costo fisso ragionevole, altre se ne approfittano. Se considerate di portare il vostro, pensate al modo di legarlo alla valigia trolley in modo da tirarvelo dietro senza troppa fatica. Esistono in commercio fasce elastiche che si prestano all’impresa o basi-carrello con manico, appositamente per seggiolini. Lì pero’ poi dovete avere mani a sufficienza per tirare la valigia, il passeggino e il seggiolino. Ricordate che i seggiolini omologati negli USA non sono riconosciuti in Europa e viceversa. Insomma, esaminate le opzioni e scegliete quella che vi costa meno lavoro da prestigiatore e fatica.

Per quanto riguarda il bagaglio di stiva, una enorme differenza nella costruzione del medesimo la fa la possibilità o meno di lavare a destinazione: la presenza di lavatrice e asciugatrice/clima da panni stesi sul balcone, permettono di diminuire molto il bagaglio anche di una lunga permanenza. Se invece si parte per pochi giorni meglio preferire abbigliamento che si può abbinare a strati, lasciando perdere le mises che richiedono troppa roba (gonne che poi richiedono camicette, calzine, scarpine etc, a meno che non si vada a una occasione elegante, preferibilmente in colori compatibili con il fare solo una lavatrice di chiari e una di scuri al ritorno: le mie figlie nelle foto in trasferta sono sempre in blue jeans, magliette blu, felpe blu e scarpe blu…). Altra meravigliosa invenzione in aiuto della madre sherpa è il sacchetto per mettere sottovuoto le cose: “sottovuotare” gli indumenti in valigia permette di fare 1 valigione di stiva unico per un weekend da 2 adulti e 2 bambini, vestiti tutti di blu. Se avete limiti di franchigia, utilizzate le scarpe più ingombranti per il volo, a meno che non vogliate portarvi gli scarponi da montagna eh 🙂

I vestiti da donna spesso reggono meglio in valigia se arrotolati come lunghe salsicce, quando si arriva si srotolano e sono meno spiegazzati. Biancheria sempre o per ultima per riempire tutti i buchi o per prima sul fondo del trolley per riempire i “canali” creati dalle stanghe del manico. Non mettete mai gioielli e valori in valigia (anche pc e macchine fotografiche, solo i caricabatterie a meno che ve ne possa servire uno in viaggio) e nemmeno le chiavi di casa e dell’auto, che se perdono la valigia all’andata vi va di traverso la vacanza e al ritorno rimanete chiusi fuori! I deodoranti, i bagnoschiuma e gli shampi a meno che non siate in partenza per una spedizione ultra naturale li vendono anche dove arrivate, perciò se ci sono problemi di peso limite o se voi stabilite di non farcela a sollevare la valigia, meglio comprarli a destinazione. Controllate se nell’albergo o nel b&b o appartamento che avete prenotato vi forniscono il phon (a volte hanno anche la piastra), e potete evitare di portare anche quello, idem con asciugamani e lenzuola, anche se fortunatamente ormai sono pochi i posti di vacanza che non li offrono inclusi nel prezzo. Io controllo anche se hanno lettore dvd e chiedo di che regione, per portare qualche dvd di cartoni per intrattenere la prole, specie se si tratta di una permanenza un po’ lunga. E sempre per evitare roba in più, se c’è un piccolo kit cerotti-disinfettante-cotone sterile (negli alberghi è sempre nella reception, ma la maggior parte degli appartamenti lo ha nell’armadietto del bagno). (A questa non ci sono arrivata di mio al primo o al decimo giro di “predizione”, ma solo dopo l’esperienza di telefonare a una reception cinese appena arrivati dall’aeroporto per recuperare disinfettante e cerotto da dito ferito nell’apertura del lucchetto del bagaglio).

Infine, vale sempre la pena di controllare che tipo di prese si usano a destinazione e portarsi dietro l’adattatore, specie se si hanno elettronici con presa italiana (a tre spinotti) diventa difficile trovare prese compatibili nel resto d’Europa.

Se avete altri dubbi o domande rimango a vostra disposizione. E se non avete bambini e avvistate una madre sherpa, ricordatevi che siete stati figli anche voi e fatevi avanti per darle una mano 😀 !

Valentina, Houston

Ha collaborato con Amiche di Fuso da luglio 2014 a giugno 2018

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Amiche di fuso è un progetto editoriale nato per dare voce alle storie di diverse donne, e non solo, alle prese con la vita all'estero. Vengono messi in luce gli aspetti pratici, reali ed emotivi che questa esperienza comporta e nei quali è facile identificarsi. I comuni denominatori sono la curiosità, l'amicizia e l'appoggio reciproco.

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