Vivere all'estero

L’abaya

abaya

Ogni Paese nel mondo possiede cultura, tradizioni, usi e costumi diversi. Qui in Arabia Saudita tutte le donne, anche le occidentali, sono obbligate ad indossare l’abaya.

Che cos’è l’abaya?

L’abaya è una lunga tunica di colore nero che copre tutto il corpo, dal collo in giù, lasciando scoperti testa, mani e piedi. L’obiettivo è proprio quello di nascondere, celare allo sguardo, coprire per non attirare gli sguardi.
Esistono diversi tipi di abaya, ma essenzialmente si dividono in due categorie: aperti e chiusi. L’abaya aperto presenta una fila di bottoni sul davanti e si indossa come una giacca, mentre quello chiuso ha una zip sul davanti oppure vicino al collo e solitamente si infila come una maglia, dall’alto. Personalmente, preferisco quest’ultimo tipo, tutto chiuso perché lo trovo più comodo ed evito il rischio che mi si apra mentre cammino o gestisco i figli.

abaya arabia saudita

Abaya di Nadia

Nella realtà esistono infinite varianti di abaya: maniche a pipistrello, maniche più strette, decorazioni dorate o colorate, total black, con il cappuccio e senza cappuccio. L’importante è che sia di colore nero o comunque scuro poiché lo scopo è coprire!

Non è facile abituarsi ad indossare una tunica nera che ti copre completamente, soprattutto in un paese caldo come l’Arabia Saudita. Non è facile imparare a nascondere sé stesse sotto un tessuto di colore nero che ti rende praticamente invisibile. E’ difficile accettare di uscire ogni volta con questo lungo abito che spesso striscia sul pavimento, raccogliendo polvere e con il quale occorre prestare attenzione ogni volta che si utilizza un carrello della spesa o una scala mobile. Ma proprio perché esistono tanti aspetti negativi io preferisco concentrarmi sugli aspetti positivi, ho bisogno di trovare il bello delle cose e vivere secondo la teoria del bicchiere mezzo pieno. Quindi, mi piace pensare a…

…gli aspetti positivi dell’indossare un abaya:

– l’abaya è di colore nero, uno dei miei colori preferiti per la sua eleganza;
– il nero, si sa, smagrisce;
– l’abaya è di colore scuro, copre tutto, ma proprio tutto. E questo ti permette di uscire anche in pigiama alla mattina mentre porti i figli a scuola!
– la maggior parte delle abaya sono fatte di un tessuto sintetico, semplici da lavare, ma il bello è che non va stirata.
– E’ lungo fino ai piedi, perfetto se ti sei dimenticata di farti la ceretta alle gambe!

abaya

Foto di Nadia

Insomma, ho deciso che voglio vedere solo gli aspetti positivi e divertenti che questa nuova avventura mi sta regalando, non ho voglia di farne una questione di principio su tutto, voglio pensare solo che sono qui di passaggio e che il mio obiettivo è vivere e raccogliere nuove emozioni e sensazioni, conoscere nuove persone, approfondire la conoscenza di una cultura che in parte già conosco, imparare bene l’inglese e mettere una x sulla mappa del mondo per dire io qui ci sono stata.

Drusilla, Arabia Saudita

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Drusilla Arabia Saudita

Expat per amore. Mamma di due terribili quanto adorabili maschi.
Nata nell’afosa e nebbiosa pianura padana, cresciuta con la voglia di andarmene a scoprire il mondo. Fidanzata da sempre con un imprevedibile uomo che mi ha portato prima in Libia, poi in Kuwait ed ora in Arabia Saudita. Appassionata della vita expat. Amo scoprire nuove culture, relazionarmi con nuovi mondi, leggere, pasticciare con i miei figli e vivere circondata dalla natura.

19 Comments

  • Non dev’essere facile portare l’Abaya, e tu Dru sei una grande, perchè ti concentri sempre e solo sugli aspetti positivi! Sei un grande esempio per tutte noi!

  • Ma è vera la diceria (da parte degli uomini) che sotto molte donne indossano solo lingerie super sexy???
    Io tra i pro approvo a pieni voti il tema ceretta!
    Scherzi a parte, che coraggio che stai mostrando, complimenti!

  • Non deve essere facile e io non credo ci riuscirei però tu fai benissimo a vedere gli aspetti positivi che, peraltro, non sono pochi!!! Tra l’altra, alcuni degli abaya delle foto sono bellissimi, sembrano abiti da sera! Sono davvero concessi?!?

  • ma quindi va indossata sopra i vestiti? i tuoi abaya sono proprio belli (e non è solo per vedere il bicchiere mezzo pieno, son veramente belli…certo, ciò non toglie che abituarsi non deve essere una cosa semplice, ma almeno poterseli scegliere a proprio gusto forse può aiutare?)!

  • Certo che si possono trovare anche dei lati positivi! Per me, indossarla di sera per andare a cena fuori è un po’ più difficile, ma con un bel tacco dodici e il capello a posto, diventa un abito da sera!

  • Certo sono molto belli ed eleganti, forse piu’ accettabili di certe tuniche pesanti e tutte nere con cappuccio e mascherina che vedi indossare dalle donne anche in Europa. Ricordo che in Malesia me ne hanno fatto indossare uno con cappuccio per avvicinarmi alla moschea (e neppure entrare!) ma era tutto azzurro… Esperienza di poco piu’ di un’ora. Ammiro lo spirito con cui affronti questa esperienza. Un abbraccio, Lx

  • Gentile sig. Drusilla, Le confesso di aver pensato molto prima di scriverLe, perché sovente su Internet le critiche non sono bene accette. Mi pare però che l’argomento non sia di quelli sui quali si possa a cuor leggero tacere. Lei parla dell’abaya come di un’espressione della “cultura” e della “tradizione” dell’Arabia saudita, ove attualmente vive, ed è proprio questo che mi lascia perplesso.
    Nella mia ingenuità, ho sempre pensato che per lo meno dal 1948, data della Dichiarazione, non a caso “Universale”, dei Diritti dell’Uomo il concetto di cultura mal si accordi con quello di imposizione poliziesca. Lei stessa però mi dice, salvo errore, che in Arabia Saudita l’uso dell’abaya è obbligatorio per tutte le donne; mi risulta poi che le sanzioni, da parte della cd. polizia religiosa, non siano lievi. Cosa ciò abbia a che vedere con la cultura io non lo capisco, e vorrei sentire il parere delle saudite dirette interessate in proposito. E sia chiaro, lo stesso direi se fosse imposto un abito di qualsiasi altro tipo, dal berretto rosso alla camicia nera.
    Capisco che Lei si trovi in quel Paese per ragioni di lavoro ovvero, in ultima analisi, per necessità, e quindi non sia nella posizione di chi può azzardare critiche o dissensi. Capisco anche che il nostro atteggiamento verso il medesimo Paese sia condizionato dal fatto che uno dei prodotti essenziali al nostro benessere si chiama “Arabian light crude”, ciò è a dire greggio saudita. Temo però che interventi come il Suo, per quanto in assoluta buona fede, finiscano per legittimare ulteriormente in positivo uno stato di cose che mi sembra non commendevole. Come la pensano le saudite al riguardo? Io per parte mia – ma, lo ripeto, sono un ingenuo- vorrei un giorno incontrare una di loro che mi dica di portare l’abaya perché le piace, per tutte le ragioni che indica Lei, ma che al contempo sia sicura di potersela togliere quando vuole, se cambia idea. Mi creda rispettosamente Suo.

  • Condivido, e lo ho già scritto, la sua premessa.
    Proprio perché la condivido, mi sento, senza polemica, ma solo volendo affermare una diversa opinione, di dire che se non si può criticare, forse è meglio evitare certi argomenti, perché, lo ripeto, osservazioni pur caute ed espresse in buona fede possono essere scambiate per approvazione. I migliori saluti ed auguri per il Suo lavoro ed il Suo soggiorno.

  • E’ davvero un post bello, delicato e profondamente rispettoso. Drusilla, te ne ringrazio tanto.
    Come donna italiana che ha scelto l’islam e che ha scelto molto felicemente di coprirsi con un vestiario sicuramente molto più austero di quello che hai mostrato, sono stata davvero colpita da quello che hai scritto e dal modo in cui lo hai scritto.
    Spesso si parla di Occidente libero e di Paesi arabi “polizieschi”, ma altrove, come in Francia, ci sono donne che vogliono indossare il niqab e a cui viene vietato e qui in Lombardia abbiamo donne a cui vengono vietate le cure mediche, nel caso in cui non accettino di togliere il niqab.
    La differenza è che per una non musulmana indossare un’abaya è sostanzialmente un cambiare look, mentre per una musulmana dover togliere il velo è invece un dover tradire la propria religione e quindi una vera violenza che nega, appunto, quei “diritti” citati dal signore che è intervenuto prima.
    Si crede che tutte le persone pensino le stesse cose, abbiano gli stessi valori, le stesse priorità e un modo di sentire comune. Beh, io sono italiana e so cosa pensano, cosa sentono e cosa provano le altre italiane, ma ho scelto di pensare, sentire e provare cose diverse, cose che mi accomunano di più a donne di altri luoghi.
    Per questo provo un grande fastidio quando le donne di altre nazionalità vengono “compatite” per quello che sono, per come si vestono, per ciò che hanno scelto di essere e che loro vedono come la normalità.
    Certo un vestito può non piacere, ma compatire chi lo indossa significa sminuire le persone e questo non va bene.
    Ti ringrazio Drusilla per questo tuo bel modo di mostrare il tuo amore e il tuo rispetto per le altre culture.

    Umm Zuhur

    • Si, donne che hanno scelto di indossare il velo, il niqab o abaya che sia ce ne sono diverse in Europa, qui in UK sono definite European Muslims. Tuttavia credo che un distinguo sia doveroso: un conto e’ la scelta personale ( in questo caso fatta da una persona adulta) e un conto e’ l’imposizione per legge o per credo religioso o per tradizione. Siamo felici quando possiamo fare una scelta, non lo siamo (almeno io che amo la mia liberta’ di scelta) quando un abbigliamento (in questo caso) viene imposto al genere femminile in alcuni Paesi.

      • Però ad ognuno le proprie battaglie. In Occidente purtroppo sono in molti a voler interpretare in chiave occidentale i sentimenti, le battaglie e le cause delle persone di altre culture, come se il pensiero di tutte le persone del mondo potesse davvero ridursi ad un denominatore comune, ma non è così. Per quanto mi riguarda ho visitato solo Algeria e Marocco come paesi extra-europei e, mentre in Algeria ho notato tra le donne comuni (non di cultura francese) una visione comune ed omogenea profondamente legata all’islam, non ho notato la stessa cosa in Marocco, un paese che è molto più legato alle tradizioni da un punto di vista visibile (artigianato, architettura, abbigliamento), ma molto più contraddittorio dal punto di vista dei valori. E con questo non sto parlando male del Marocco, sto solo dicendo che è un mondo già di per sé eterogeneo, fatto di tanti mondi in uno. Se però è di emancipazione femminile che stiamo parlando quello che va detto è che, in qualsiasi luogo, quando l’ islam non è solo un’etichetta ereditata dagli avi ma un credo intimamente vissuto e profondamente abbracciato, l’emancipazione di una musulmana può risiedere solo nel fatto di vivere liberamente la propria religione.

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