#expatimbruttito Espatrio

La posta di AdF: Se la coppia expat scoppia

Abbiamo già parlato spesso di mogli a seguito e donne expat. Non sempre le cose vanno bene per vari motivi, vuoi la lingua, la cultura diversa, il lasciare le amicizie. Ma ad una cosa non avevamo mai pensato: il rapporto con il proprio marito. Finchè tutto va bene non sono ancora rose e fiori ma tutto si affronta con “facilità”. Ma se la coppia “scoppia”?! E per di più se succede all’estero?!

Ci è arrivata una lettera, alla quale non sappiamo dare una risposta unica ma vorremo che tutti voi provaste a dare un aiuto, una parola o una idea. O anche solo conforto. Eccola:

“Care amiche… sparse nel mondo!

Care mogli, madri e donne (ce lo ricordiamo vero, che siamo ancora sopratutto quello?!). Sapete molto bene che la nostra vita da expat è molto particolare, che ci fa porre domande sul fatto che sia giusta o meno (per noi e i nostri figli sopratutto) e ci crea dubbi su ogni cosa che facciamo. Questi giorni ho un pensiero in particolare.

Cosa succederebbe se un giorno, per caso, scoprissimo che nostro marito ci ha tradito? Lui, l’uomo che abbiamo seguito per il mondo per la sua crescita professionale, scelta per la quale abbiamo annullato la nostra carriera, lui che stava “solo” nel nuovo paese per i vari spostamenti, lui “poverino” a lavoro mentre noi ci godevamo la pausa tra un viaggio e l’altro magari con la nostra famiglia, lui che mentre si lamentava per la solitudine invece tanto solo non era?

Ma mi sentivo solo, dice. Ma tu sei diventata troppo mamma e sempre meno moglie, dice. (Certo, spiegargli il lavoro che c’è dietro all’essere mamma è un p0′ complicato, pur di non stressare i figli organizzi playdate e potlucks e quant’altro sperando si adattino più in fretta e non soffrano i distacchi).

Quando per amore suo e della famiglia sei diventata una casalinga cronica, super factotum ma senza assicurazione pensionistica e di maternità, senza diritto ad una carta di credito tutta tua perchè se non lavori la banca mica te la da, se dipendi da lui per ogni biglietto aereo e anche per fare la spesa. Spesso senza macchina, perchè dai, abbiamo quella aziendale non ce ne serve un’altra! Che gli importa se poi tu vuoi guidare sola, con la musica forte solo per scappare dalla realtà (che, credetemi, è molto terapeutico). Insomma la lista è lunga, e goccia dopo goccia si riempie il vaso ogni giorno di più. Ma è per la famiglia, abbiamo detto, ti guardi allo specchio e ti rimproveri che non puoi essere così egoista, che non si litiga mica per una macchina o una carta! Ci sentiamo anche in colpa a pensare con la nostra testa e a seguire la nostra anima. Ti annulli sempre più, cerchi di pensare che anche tu hai delle doti e sei utile, che puoi fare qualcosa. Insomma ogni cosa pur di non impazzire. E poi lui fa “quella cosa”. Quella che mai mi sarebbe venuta in mente.

Mi voglio fermare qui, vorrei sentire i vostri pareri. La parte sul “menarlo pesantemente” magari la saltiamo eh! Purtroppo quella sappiamo già che non è una soluzione. Perdonarlo è possibile?

Dopo il bel viaggio nel “paese delle meraviglie” che pare sia la expat life, come ricominciare  dopo un matrimonio expat?

Grazie, K.”

A voi la linea cari lettori!

 

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Amiche di fuso

Amiche di fuso è un progetto editoriale nato per dare voce alle storie di diverse donne, e non solo, alle prese con la vita all'estero. Vengono messi in luce gli aspetti pratici, reali ed emotivi che questa esperienza comporta e nei quali è facile identificarsi. I comuni denominatori sono la curiosità, l'amicizia e l'appoggio reciproco.

14 Comments

  • Gentili signore, mi scuso se faccio un intervento politicamente molto scorretto. Il presupposto dell’indipendenza, purtroppo, e’ l’indipendenza economica. Per andarsene via, o per mandar via l’altra persona, in caso di disaccordi, e’ necessario avere di che pagare l’affitto e le bollette.
    Suggerisco una lettura disturbante ma istruttiva: “The feminine mistake” di Leslie Bennetts.
    Grazie e scusatemi.

    • Non sono una moglie expat, abito in Italia e sono anziana quindi ho avuto modo di osservare tanto e a lungo. A questo signore consiglio di rivedere il film ” Kramer contro Kramer” e di meditare sul contenuto del film che, poi, expat o non expat( expat è peggio) è, purtroppo, percentualmente diffuso, il problema che ha denunciato la nostra amica. Il detto che” dietro ad un grande uomo c’ è una grande donna” non è, poi, molto sbagliato. Fortunatamente, però, i tempi stanno cambiando. A tutte le amiche, un grande abbraccio

  • Salve finalmente un post k ha dato voce a ciò che penso realmente…che ne pensate voi espatriate k avete lasciato tutto,soprattutto l indipendenza economica e la pensione futura puntando tutto su un unico investimento ovvero un marito che non vi lasci o che non perda capacità lavorativa ammalandosi,perdendo il lavoro o morendo prematuramente?….certo se tutto va bene è perfetto,ma se anche solo vederlo lasciasse o si ammalasse,chi manterrebbe i figli o voi stesse nella vecchiaia…forse la penso così perke mio padre è morto presto e mia madre lavorando ci ha tirati su,però trovo molto azzardato lasciare tutto per un sogno che potrebbe infrangersi per mille motivi k non dipendono dalla nostra volontà….e mi riferisco anke alle casalinghe non espatriate…..in caso di premorienza del marito unica fonte di reddito chi campa la famiglia..? Pensate davvero k a 40 o 50 anni sia verosimile inserirsi nel mercato del lavoro avendo fatto la madre per i precedenti anni? E non lo dico con tono polemico anzi vorrei sapere da voi madri a tempo pieno che ne pensate…perché leggo sempre con interesse i vostri post che mi sembrano molto intelligenti e profondi e sono sicuri che questi pensieri li avrete fatti diverse volte….ecco vorrei sapere cosa vi siete risposte! Grazie per chi avrà voglia di raccontarmi pilly

    • Ciao Pilly,
      ho perso il papà a 20 anni e mentirei spudoratamente se dicessi che non ho mai fatto pensieri identici ai tuoi. Se però c’è una cosa che – a me personalmente – ha lasciato questa chiamiamola esperienza è una visione completamente diversa del futuro. Spesso rifletto su quel papà che tante cose le rimandava sempre, che tante cose voleva farle in pensione e… che alla pensione non ci è arrivato mai.

      Per questo credo che se stiamo ad aspettare tempi migliori per le nostre scelte o se ci tratteniamo dal vivere certe esperienze solo per paura di quel che potrebbe riservare il futuro… bhè, penso a lui e mi dico che il futuro, purtroppo, non ce lo garantisce nessuno.

      Per cui, la chiave di volta – per me – è sempre una sola: fare ciò che ci si sente ora, per non avere rimpianti poi. Vivere con la paura di quel che potrebbe accadere un domani non porta a nulla; nel frattempo, mi limito a vivere, continuando se possibile a mantenere una certa indipendenza economica (cosa che mi è stata possibile fino allo scorso anno, qui in Angola vedremo). Indipendenza che cmq, ci tengo a sottolinearlo, ha più valore per me come persona che non per altri fini.

      Ciao Pilly e un abbraccio – grazie per aver dato voce a questo aspetto, sempre tabù.

    • Anche io, come Cristina, ho perso il papà che avevo solo 18 anni. Mia madre lavorava e andare al lavoro tutti i giorni l’ha salvata psicologicamente dopo questo lutto tremendo. La questione di soldi per noi, fortunatamente, non si è mai posta, ma esattamente come Cristina anche per me la vita ha assunto un nuovo significato. Mio papà ha lavorato come una bestia tutta la sua vita e al lavoro ha perso la vita, nella speranza un domani ti potersi finalmente rilassare e godere i frutti del suo lavoro. Ora i frutti li godiamo noi e lui da quel lavoro non è mai uscito? Ne vale la pena? Assolutamente no. Avrei mille volte preferito un papà più presente anche se questo avrebbe comportato meno agi e meno possibilità. Un abbraccio

  • penso che non è possibile essere solo ” al seguito”…siamo esseri umani ..possono succedere molte cose …i cambiamenti sono dietro l’angolo..ma non è più il tempo di annullarsi o di non avere un’autonomia..lo trovo rischioso e controproducente …ci sta tutto, ok…ma dobbiamo assolutamente essere in grado di andare avanti da sole..avere un’entrata ..un modo di sopravvivere…a qualsiasi eventualità….poi ..magari la cosa si supera ..il disagio rientra …ma se non fosse così ..deve essere possibile, dire “ok,ognuno per la sua strada”…“e impensabile ..accettare situazioni non volute ..subire…accettare ..perchè è lui che lavora….parliamone…..e porta a casa lo stipendio…gli anni ’50 sono preistoria….se la coppia scoppia…si ricomincia da sole!!!madri,sì..ma donne che si rialzano e combattono e prendono in mano la propria vita…coraggio, carissima!!! parla con noi …scrivici sorridi e combatti…

    • Ciao Gabriella,
      pensa che io ho scelto di lavorare subito dopo il diploma per diventare indipendente il prima possibile e costruirmi la mia vita da adulta.
      Ora, dopo tanti anni, succede che, per seguire mio marito negli Stati Uniti, ho dovuto accettare il visto da dipendente per poter essere sicuri di non essere mai separati da rinnovi diversi ecc, sai questo che vuol dire? Non puoi assolutamente lavorare né guadagnare un dolllaro…cosí ora dopo qualche anno in questo modo (senza entrate né esperienza lavorativa per diversi anni), sono nella situazione di dovermi ricostruire una vita, a 40 anni, che sí va bene sono ancora giovane e quello che vuoi, ma sono anche piú consapevole di quando ne avevo 20 di anni quando semplicemente avrei provato con piú leggerezza di stato d’animo una nuova esperienza chissá dove e come. Certamente ho la grande fortuna (merito dell’esempio dei miei genitori e del fatto di aver sposato un’ottima persona, semplicemente non quella piú compatibile con me per costruire una coppia “affiatata”) di vivere una separazione civile e piena di reciproco profondo rispetto (…e senza figli). Vedremo, ora sono nella fase della paura dell’ignoto ma, allo stesso tempo, di una nuova prospettiva di vita, e, come recita il mio tatuaggio post fine matrimonio, “panta rei” e “sankofa” 😉

  • Ciao a cris e alle altre,grazie per le vostre interessanti risposte!!certo k è importante vivere il presente senza aspettare un futuro k non si sa mai se raggiungeremo,vedi lutti precoci, ma parliamo di donne senza figli,k ovviamente cercano d prendere il meglio dalla vita…giustamente! E le mamme invece k ne pensano?l amore è eterno finke dura…..invece un figlio è x sempre! Il tradimento subito penso sia l ultimo dei problemi,ovviamente la donna madre non lavoratrice può solo ingoiare e andare avanti….essendo non indipendente e con la responsabilità dei figli…ma in caso d abbandono,premorienza,grave invalidità del marito,che piano b avete per voi casalinghe e i vostri figli? Ci avete mai pensato?forse io vivo poco da cicala e penso da formica…ma la vita non è solo sogni…grazie a ki vorrà condividere i suoi pensieri!

  • Io ho mollato tutto per seguire mio marito. Spesso mi sono sentita davvero male nei confronti di questa situazione fino a che mio marito ha detto questa frase: “se fossimo rimasti in Italia, con due stipendi, non saremmo mai riusciti a mettere da parte quello che siamo riusciti a mettere da parte in questi anni all’estero” ed è vero e questo mi ha fatto sentire meglio.
    Poi c’è stato un attimo in cui lui era in crisi e sinceramente l’unica cosa a cui pensavo era salvare la nostra famiglia, non hai soldi. Forse perché qualsiasi cosa succeda ho la mia famiglia d’origine pronta ad aiutarmi, forse perché sono un’inguaribile romantica e probabilmente una madre irresponsabile, non lo so. So che ho abbassato la testa, ho subito alcune cose, ho aspettato che lui capisse, lui è rientrato dalla sua crisi, ha chiesto scusa e umilmente entrambi ci siamo rimessi a costruire un rapporto incrinato.
    Non credo che ci sia una ricetta magica, il giusto, lo sbagliato, ognuno ha la sua storia, ha le sue esperienze. Io ho un padre che ci ha lasciato dopo aver agognato la pensione per una vita, una madre che ha messo il lavoro tra le sue priorità, ma l’epoca era diversa, le opportunità pure. Io non sono loro, io ho fatto la scelta che più entra nelle mie corde, non mi sarei sentita così bene credo in altre vesti.
    Poi vedremo il tempo se mi darà ragione.

  • Ah, per il piano B semplicemente cercherò di far fruttare le esperienze apprese, le quattro lingue imparate in questi anni all’estero, gli studi. Chiederò aiuto, se serve, non è sbagliato farlo se si è in difficoltà. Ne uscirò in qualche modo, come sono uscita da tante altre situazioni poco piacevoli, ma non posso vivere tutta la vita pensando “E se…?”

  • Ciao K,

    subire un tradimento è terribile, ancora di più se, come te, ci si ritrova a dover far affidamento in pieno sul proprio compagno. Ma da quello che leggo i sintomi dell’infelicità di coppia c’erano da tempo: tu che, agli occhi suoi e del mondo, fai “la bella vita”, lui che è “povero e solo” ma nel contempo non ti concede una macchina o una carta di credito perché “non serve”, la sensazione di dover “dipendere da lui in tutto, anche per i soldi della spesa” e non quella di contribuire, da due lati diversi, all’andamento di un’unica famiglia, in cui lui guadagna e tu amministri.

    Direi che il tradimento è stata l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso.

    Ti stupirò, ma non credo che menare pesantemente qualcuno sia mai una soluzione 🙂 Passiamo quindi alla tua domanda: è possibile perdonarlo?

    Secondo me sì, se ci sono le condizioni per cambiare drasticamente la vostra situazione. Se lui si mostra pentito e triste. Se si apre con te e parla di cosa lo ha spinto a fare questo gesto. Se ti ascolta quando tu ti apri con lui, e gli confessi le tue fatiche, il tuo bisogno di evadere e quello di veder riconosciuto il tuo ruolo nella sua famiglia. Se tu ti impegni attivamente per andargli incontro e lui si impegna attivamente per venire incontro a te. Se ti accorgi che il desiderio profondo di entrambi è ancora stare insieme, felici e complici.

    Altrimenti, se tu continui a sentirti soffocata e ad avere bisogno di evadere, se lui resta distante o minimizza il tuo disagio perché sei una privilegiata, se tu senti che non ti interessa ritrovare una complicità con quest’uomo o se ti accorgi che a lui non interessa farlo, semplicemente lascia perdere.

    E ricomincia da capo.
    Trovati un lavoro, che, come dice Pilly, l’indipendenza economica è il primo passo per l’emancipazione. Se non vuoi o non puoi trovarlo in quel Paese, torna in Italia. Cerca di non farti abbattere dalle mille difficoltà e ingegnati: sarà dura ma sarà meglio che vivere a fianco a un uomo che non ti ama più e che tu non ami più. Non c’è niente di disdicevole nell’accettare un lavoro modesto per ricominciare. Non c’è niente di disdicevole, nel voler ricominciare.

    Ti auguro di trovare la forza di perseguire la soluzione migliore per te, e non quella più comoda.

    Ti abbraccio forte.

  • Mio marito lavora all’estero da quasi 5 anni. Quando è partito, il nostro primo figlio aveva tre anni e il nostro piccolino non esisteva ancora.
    Non l’ho mai seguito anche (e non solo) per le paure che avete elencato.
    Non mi sentivo pronta a rinunciare al mio lavoro, che amo molto e nel quale ho investito molto. Non mi sentivo pronta a lasciare la vita di città, gli amici, le scuole.
    Sono stati anni difficili e anche molto ricchi. Stare in due continenti diversi non è stato facile, anzi, ci ha messi veramente a dura prova. In questi anni incredibilmente ci siamo legati di più, abbiamo maggiormente capito che abbiamo bisogno di stare insieme e abbiamo deciso che al prossimo espatrio partiremo tutti e quattro insieme.
    Le mie paure non si sono annullate. Ho ancora paura di non essere indipendente, un po’ mi spaventa l’idea di una nuova realtà, una nuova lingua, una vita tutta da ricostruire, i bimbi che dovranno adattarsi.
    Accanto a queste paure, però, c’è adesso anche l’entusiasmo e la curiosità di una vita di nuovo insieme. In questi anni, insieme ai bambini, ho trascorso lunghi periodi nei luoghi dove mio marito ha lavorato e vivendoli, parlando con altre donne che prima di me hanno fatto questa scelta, mi ritrovo oggi con una leggerezza nuova.
    Certo, è un rischio. Ma questa volta provo ad assumerlo e vedere che succede.

  • Se ti trovi in questa situazione di disagio, inutile stare a pensare ai perché e ai percome, ai rimpianti e ai rimorsi. Scusa se sono cinica ma penso che non sia raro che le coppie si tradiscano, e se da un lato, so quanto può far soffrire (nella mia esperienza è doloroso quasi come un lutto), dall’altro oggi penso che i tradimenti non accadano raramente e per caso, ma spesso e per i più svariati motivi (solitudine, noia, ubriacatura, necessità di attenzioni…).
    Sta a te decidere se è un compromesso accettabile o no, se c’è ancora speranza per il vostro matrimonio. Però un consiglio mi sento di dartelo: analizza i motivi per riprovarci con tuo marito. Se il motivo principale è la paura di non farcela da sola, rimboccati le maniche, abbi fiducia in te stessa e pretendi da lui di favorire un passaggio graduale alla tua indipendenza economica.

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