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Vivere a Melbourne di Barbara

Written by Guest

Si legge spesso che ad espatriare non è più solo il singolo ma intere famiglie: Barbara è volata con tutta la sua famiglia a Melbourne e questa è la sua storia. 

E’ passato un anno da quando sono entrata nella sala parto dell’ospedale con a fianco, non mio marito come era successo per gli altri due bimbi, ma mia sorella Sabrina a tenermi la mano.
Mio marito seguiva gli aggiornamenti in tempo reale via Whatsapp da Melbourne, Australia.
E’ partito a novembre del 2016, io ho partorito mia in Italia a febbraio e un paio di mesi dopo l’abbiamo raggiunto insieme anche ad Emma, 8 anni e Filippo di 5.
Quando abbiamo preso la decisione di trasferirci in Australia non sapevo ancora di essere incinta, quindi la comunicazione della terza gravidanza ai nonni è stata una notizia che ha lasciato loro l’amaro in bocca, sapendo che avrebbero dovuto rinunciare non solo ai primi due nipoti, ma anche alla terza creaturina in viaggio. Perché se è vero che la decisione di cambiare vita la si prende con il proprio compagno, è però innegabile che non sia facile per chi quella decisione la subisce.
Partire con entusiasmo davanti a tante lacrime e sensi di colpa non è impresa da poco, ma piano piano mi sono calata nei panni di mamma expat alle prese con tutte le gioie, frustrazioni e difficoltà da superare, così l’entusiasmo per l’avventura che cominciava è arrivato!
In questi mesi mi sono messa alla prova ricavandone una bella dose di energia e di insegnamenti.
Ho imparato a guidare a sinistra, sbagliandomi continuamente e azionando il tergicristallo al posto della freccia, ho imparato a mettere sempre in borsa una felpa, perché a Melbourne, anche in piena estate, la sera fa un freddo che ti puoi dimenticare di uscire con quei vestitini leggeri, svolazzanti e con le spalline sottili, a meno che tu non abbia 20 anni e una salute di ferro.
Ho imparato che qui la gente è cortese e che ti saluta anche se non ti conosce, ma ancora più importante, ti lascia passare in macchina senza lesionarti i timpani con il clacson.
E ho imparato che i bambini si adattano, con i loro tempi e i loro modi, ma si adattano.
Vederli alle prese con l’inserimento a scuola è stata un’esperienza a metà tra lo straziante e l’entusiasmante.
Ogni giorno è andata un po’ meglio, con la lingua ma anche nelle relazioni, i bambini sono bambini, ma le abitudini, la maniera di giocare e interagire è differente.
Gli ostacoli non sono finiti, ma credo abbiano trovato la loro modalità di interazione e ci provino, con tutte le loro forze, a ricostruire la loro piccola rete di relazioni, come avevano in Italia. La sola abitudine che per il momento si rifiutano categoricamente di acquisire è di andare a dormire alle 7 di sera, pratica molta diffusa nelle famiglie down under.
Ah, quasi dimenticavo, ho imparato anche che, per quanto lontano uno porti i propri figli, i nonni ti raggiungeranno: siamo qui da meno di un anno e sono già venuti tutti e 4 i nonni a trovarci!

Barbara, Melbourne.

Immagine presa da Unsplash

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