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10 cose strane da Giappone: Marilena si racconta

Written by Guest

Vi ricordate di Marilena? Certo che si! Partita con il cuore pesante dalla Polonia, con dubbi e incertezze ma la speranza di riprendere in mano la sua vita. Tanta tristezza per la relazione finita con un divorzio non semplice, un posto dove vivere da single non era proprio il massimo, e un clima che freddo che faceva male anche all’animo. Come starà andando in Giappone? Ce lo racconta lei in 10 punti!

Ormai vivo in Giappone da quasi tre mesi e non ho potuto fare a meno di notare alcune cose. Ovviamente la mia conoscenza della cultura e della popolazione sono assolutamente superficiali, ma credo che anche la prima impressione  conti. A volte puoi innamorarti di un posto che inizialmente credevi di odiare o stancarti di un luogo che inizialmente amavi alla follia.

Per quanto mi riguarda, anche se cerco di essere obiettiva e razionale nel giudicare, se da subito percepisco qualcosa che non va, non sarò mai conquistata fino in fondo.

Stando qui sento la vita più lieve, molto del nervosismo che mi accompagnava negli ultimi anni si è dissolto. Direi che siamo partiti bene, e spero che possa migliorare.

Tutto quello che riporto è solo la mia impressione preliminare, non vuole essere un giudizio assoluto ed è sempre opportuno chiarire che ogni persona è differente, in qualunque contesto ci si trovi, anche in un paese che fa dell’omologazione una sorta di vanto.

  • Ovvio che quando ti trovi in un paese straniero ci sia la tendenza a creare una sorta di “fazione” che si contrappone ai locali. Non parlo necessariamente  di qualcosa di negativo, ma la spontanea identificazione dell’elemento diverso. Per lo stesso motivo ci si trova accomunati a persone con cui non si condivide nulla per il semplice fatto di essere stranieri nello stesso posto. In Europa questa distinzione aveva sempre dei tratti molto attenuati, come è normale che sia in un posto che, comunque la vogliano vedere gli antieuropeisti, è ormai una mescolanza di tutti i paesi che lo compongono ed entrare in contatto con stranieri è la quotidianità per la maggior parte della popolazione. In Giappone questa contrapposizione è più netta, forse incoraggiata dalle differenze estetiche  evidenti. Loro giapponesi, noi stranieri, noi occidentali, noi europei. Tutte etichette che mi sono state attaccate in altre occasioni, ma che ora percepisco in modo più marcato. La distanza culturale è maggiore ed in alcuni ambiti pesa.Da molti punti di vista questa identificazione dell’elemento estraneo determina una certa indulgenza nei nostri riguardi, dall’altro ci sono ambiti in cui siamo fortemente penalizzati. Mi è sempre stato consentito di entrare liberamente negli onsen in cui sono stata senza dover coprire il mio tatuaggio, che avevo fatto presente, perché il mio essere occidentale mi rende immune dalla principale ragione per cui sono vietati. Ottenere una carta di credito  invece è un’ impresa titanica: ho parlato con persone che risiedono qui da anni e alle quali viene ancora sistematicamente negata senza spiegazione alcuna. Paradossalmente alla maggior parte degli stranieri asiatici viene rilasciata senza difficoltà. Misteri.

 

  •  I giapponesi sono un popolo estremamente gentile  e rispettoso, ma per quanto cerchino di essere amichevoli e di mostrarsi interessati ai tuoi bisogni, la loro riservatezza è a volte di ostacolo per instaurare dei rapporti profondi. Ovviamente non si deve generalizzare, ma nella maggior parte dei casi le conversazioni non si svolgono con l’intenso scambio di informazioni personali, aneddoti ed opinioni a cui siamo abituati noi occidentali, italiani in particolare. Questo dipende anche certamente dal fatto che, abituati come siamo ad un tipo di interazione più diretta, non riusciamo a cogliere le sfumature nelle risposte del nostro interlocutore e a comprenderne i tempi.

 

  • C’è una grande attenzione per l’apparenza. Che sia l’abbigliamento o la confezione di un acquisto, il libro deve essere giudicabile dalla copertina. L’estro personale è apprezzato solo in determinati ambiti, per il resto le regole sono note e piuttosto rigide. Per esempio dopo la laurea, per la stagione dei colloqui di lavoro (che qui avvengono in un determinato periodo della vita e poi, a quanto mi dicono, potresti aver perso il treno) è obbligatorio tagliare i capelli (taglio corto per i maschi , capelli sopra le spalle per le ragazze) eliminare qualsiasi tintura (tra i ragazzi, soprattutto maschi, vanno molto di moda i capelli colorati) e indossare abiti formali.Quando si fa un acquisto la confezione  deve rispecchiare il prestigio di ciò che si è acquistato. Comprare un prodotto Clinique ed averlo semplicemente sbattuto nella busta candida col marchio in bella vista a pomiciare con il campioncino gratuito non è accettabile. La giapponese media si chiederebbe: dov’è il servizio extra che giustifica la fiducia che sto accordando al tuo marchio? Un prodotto prestigioso deve essere accompagnato da una esperienza di acquisto lussuosa, a partire dalla deferenza con cui vieni trattato per  finire con l’attenzione con cui il prodotto viene confezionato.
  • L’ossessione per tutti prodotti per la pulizia e la cura del corpo. Il numero di drugstore è già elevatissimo, ma anche il negozio DIY che dovrebbe vendere solo chiodi e martelli ha una scelta di shampoo e saponi che levati.  La freschezza va assicurata in ogni modo tenendo conto di ogni situazione, quindi vai di salviette umidificate come se piovesse. Il fenomeno è talmente vasto e articolato che finirei col parlare solo di questo, considerando che, per diverse  ragioni, io nei drugstore mi ci accampo spesso e volentieri… Comunque, l’igiene personale è fondamentale, e questa è una gran cosa. Devo dire che dopo aver frequentato degli onsen ed aver visto come vengono praticate le abluzioni quotidiane, mi viene da pensare che ci sia un attimo di accanimento. Lavarsi sì, lavarsi fino a scoprire il derma tutti i giorni anche no!

 

  • Le porzioni mi lasciano perplessa. Non quelle dei pasti principali, che secondo me vanno benissimo, ma gli annessi e connessi. Da un lato gli yogurt sono in vasetti da 75 g (gli okyos arrivano a 100 g), cioè praticamente un Fruttolo (Il Fruttolo non c’è, ma la cosa più vicina non credo arrivi a 50 g), dall’altro ci sono le crêpes con chili di panna e le fette di cheesecake o pezzi di brownies dentro. Da un lato ci sono i biscotti impacchettati a uno a uno  (perché uno ne devi mangiare!) dall’altro i pancakes alti 3 dita irrorati di sciroppo e rigorosamente col dadino di burro. Se vai al supermercato ti rendi conto che c’è una attenzione a limitare gli eccessi, le porzioni sono più grandi per alimenti che rappresentano un apporto nutritivo corretto, ma quella volta che si concedono uno strappo alla regola è una tegolata al fegato. Ma del resto per cosa li hanno a fare tutti quegli omega-3?

 

  • Le confezioni sono inespugnabili. C’è un solo modo per aprirle, e qualsiasi altro voi reputiate per voi più conveniente  fallirà miseramente, se il pacchetto deve aprirsi lateralmente esponendo tutto il contenuto senza poter essere richiuso dovrete mangiare tutto. Va detto che le porzioni non sono certo spaventose. Sempre in tema di confezioni c’è una leggera tendenza all’overpackaging. Ora… capisco che se mi fai pagare una pesca 2.50€, il fatto che tu le metta l’airbag  in modo che possa farla arrivare a casa intera sia un atto di civiltà, ma mettermi la confezione  di plastica dei pomodorini in una bustina di plastica che senso ha?

 

  • La cucina ha una varietà immensa e la qualità del cibo è davvero sorprendente. Il costo della vita è più alto che in Italia, è vero,  e certamente noi spendiamo meno ed abbiamo più scelta soprattutto per la frutta e la verdura. Ma devo dire che tutto quello che ho comprato qui era sempre di qualità ottima . Ci sono moltissime varietà di funghi, che io adoro, e sono tra le cose meno costose. Ho scoperto i germogli di bambù e la radice di loto (anche se ancora non so come cucinarli) e in frigo ho un tubero non meglio identificato di cui ancora non so che fare… ma dovrò decidere presto prima che decida di prendere possesso della casa nottetempo!

 

  • Le tovaglie non si usano, pertanto sono difficili da trovare. Questa cosa non l’avevo davvero prevista e ancora non me ne capacito del tutto. Insomma si va a vanti a set all’americana, che io non amo particolarmente, nell’attesa di trovare la tovaglia del mio cuore o di tornare a casa a Natale e comprarne una.

 

  • Si usa moltissimo la taglia unica. Soprattutto per i vestiti, ma a quanto pare anche per cose a cui non avrei mai pensato: tipo i costumi da bagno. Il problema delle taglie pare insormontabile, anche perché numerosi marchi europei e americani adattano i loro modelli all’Asian fit, quindi non ti salvi neanche con quello. Io nell’asian fit non fitto! E non solo perché sono un cetaceo paragonato a loro, ma perché le ossa hanno lunghezze diverse. Porto i pantaloni dell’uniforme stile rapper perché mi è toccato prendere una taglia enorme per riuscire a coprire tutta la mia gamba. Ed anche così se li indossassi correttamente avrei la cintura subito sotto il seno e l’orlo dei pantaloni sopra il malleolo. A niente è valso inviare le misure precise, perciò ho abbracciato lo stile comodo cavallo a mezza coscia.  Questa cosa delle braccia e gambe più lunghe mi incasina un po’ a yoga, quando nel cercare di imitare la posa dell’istruttrice mi accorgo che a me rimangono pezzi di braccia e gambe che non so bene come gestire. Lei non si scoraggia: trova una soluzione e ride di me, ma con garbo.
  • Il nemico raggio di sole. Sono consapevole che l’ideale di bellezza asiatico prevede una pelle candida, ma pensavo che si rassegnassero almeno d’estate a produrre un po’ di vitamina D! No.L’ombrello è un accessorio importantissimo in Giappone. Lo si usa sempre: se piove per la pioggia, se c’è il sole per scongiurare l’attacco dei raggi UV. Per la stagione delle piogge ho deciso di prendere un ombrello grande e più resistente per le giornate di vento. L’ho scelto per il colore ma tornando a casa ho scoperto che oltre a difendere da qualsiasi tipo di agente atmosferico ha anche un rivestimento interno che cattura la luce delle macchine o dei lampioni e ti rende più visibile agli automobilisti. Ombrelli spaziali.Ma si trattasse solo degli ombrelli con orlo in pizzo per tutte le stagioni poco male, secondo me sotto fa più caldo, ma potrei essere di parte. Oltre al fatto che è un’impresa trovare una crema solare che abbia un fattore inferiore a 50+++++, molte persone indossano guanti e maniche, cappello e occhiali sa sole (sotto l’ombrello) per non parlare di quelli che optano per lo stile “non un centimetro di pelle esposto”. Adesso mi spiego l’insensata potenza delle armi ad energia solare di Daitarn 3, visto che nascono da questo pensare comune!

Io esco così, con una leggera cc cream fattore 20, felice di godermi quei 10 minuti al sole e di avere la potenzialità di raggiungere un colorito accettabile. Mi chiedono “sbaglio o ti sei abbronzata?” e io sono felice. Loro non capiscono, ma sono contenti per me e ridono.

Marilena, Giappone

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Se anche tu sei come noi una #adieffina per il mondo, alle prese con nuove abitudini, costumi, lingua e fusi sei la persona che fa per noi. Raccontaci la tua storia, chiacchiera con noi, allarga i nostri orizzonti. Questo spazio è tutto per te .

6 Comments

  • Non ce un solo punto in cui non sia d’accordo! 😀 Dopo 4 anni in cui mi sono fatta convincere a usare l’ombrellino per il sole e a spalmarmi di protezione 50+++++++ , quest’anno e’ successo l’impossibile! Stufa della mia vita da vampira ho portato il mio ragazzo al mare, a Tateyama a sud della prefettura di Chiba e mi son detta “ora mi riprendo tutto il sole per cui mi sono sentita in colpa di prendermi in 4 anni”…detto fatto, passano solo 3 ore ed ero ustionata (con tutto di protezione 35, presa ovviamente da un sito americano, sia mai in Giappone).Scottature dolorosissime durate 2 settimane. Questo per dire, ok all’attenzione per gli UV, ma non trasformiamoci in qualcosa di molto lontano da quello per cui siamo stati concepiti. Il sole fa bene nelle sue dosi di sicurezza. Fa bene all’umore, fa bene per il suo apporto vitaminico al corpo. Quindi consiglio da chi si e’ fatta imbambolare per 4 anni: va bene adeguarsi al luogo che ci ospita ma fino ad un certo punto. Ricordiamo di rispettare noi per prime le nostre usanze e cultura, senza temere di essere giudicati. ; )
    Ah… e per le bustine di plastica che coprono altre buste di cellophan … battaglia persa.
    Pero’ puoi sempre dire “non ho bisogno delle bustine di plastica” quando sei alla casa. “Chiisai biniru bukuro wa iranai desu.” 小さいビニル袋いらないです。”

    In bocca al lupo per il tuo soggiorno in giappone! E complimenti per aver superato questi primi 3 mesi 😀

    Valentina

    • Ho iniziato ormai il sesto mese e va ancora bene. Per le buste finora è bastato sventolargli davanti la mia borsa di cotone per farli desistere. A volte gli do semplicemente i sacchetti indietro. Beata te che sei riuscita ad andare al mare. Ogni volta che ho provato ho retto in spiaggia 10 minuti e sono tornata a casa impanata come una cotoletta di sabbia nerissima rimpiange fo più che mai la mia Sardegna. Grazie dei consigli!

  • Che simpatico ritratto del Giappone per una che non lo conosce affatto. L’ho letto con molto piacere. Ciao e buon proseguimento.

  • Hai evocato tutto perfettamente! Sto tra il riso e la nostalgia…Tanto ho brontolato del Giappone, ma comunque tanti suoi aspetti, curiosità, luci e atmosfere mi sono rimasti nel cuore. Ah, e cibi. Scoprire un supermercato asiatico che tiene natto, pasta miso, alghe nori e quant’altro vicino al mio nuovo appartamento mi ha fatto un po’ felice.

    Sono davvero contenta che ti stia trovando bene (e ora mi sento un po’ meno vergognosa per il tempo incalcalcolabile che passavo in contemplazione nei drugstore).

  • Ciao MAri… mi fa piacere che te la stia spassando XD ! Sulla storia delle tovaglie è una cosa molto italiana il fatto di usarle. Io apprezzo, se il tavlo è bello e di legno, mettere i piatti sopra il tavolo e al max usare il fazzoletto di carta per le posate. Diciamolo, la tovaglia non è propio trendy.

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