Vivere all'estero

Muffa no big deal, ovvero le pulizie in UK

Written by Elisa Inghilterra
Noi italiani siamo famosi all’estero per essere rumorosi, ritardatari e maniaci delle pulizie. Io non sono e non mi sento fissata con l’igiene: lavo tutto a 40 gradi, do un colpo di spugna alla cucina dopo aver preparato un pasto e al bagno dopo essermi lavata (e di conseguenza lascio abbastanza in ordine da poter portare a termine il lavoro in cinque minuti) e giro scalza in casa per evitare di dover lavare i pavimenti più di una volta a settimana.
Poi mi sono trasferita in Regno Unito e ho scoperto che per molti la vita è troppo breve per fare i lavori domestici. E non parlo delle pulizie dei vetri o dello spolvero delle pareti, attività a cui mi sembra lecito dedicarsi rispettivamente un paio di volte l’anno e mai nella vita.
La vita è troppo breve anche per passare l’aspirapolvere in una casa con la moquette o per lavare la lavatrice. E su queste, che loro considerano affettuosamente nostre fisse per le pulizie, ci scrivono articoli e ci girano video su YouTube: weird cleaning habits in Italy. Della serie scemi noi che non vogliamo il rotolo di capelli sulle scale.
Chi ha il passaporto italiano pare essere esponenzialmente più preoccupato dei britannici all’idea di respirare metri cubi di polvere, mangiare sapone o lavare i vestiti nella muffa. Per loro è semplicemente no biggie, e tu che ti affanni con l’aspirapolvere sulla moquette ogni domenica sei se va bene cute, ma più probabilmente l’italiano strano.
E dopo aver letto l’ennesimo articolo in cui veniamo descritti come fastidiously clean ho pensato che era ora che qualcuno mostrasse loro l’altra faccia della medaglia. Ovvero quello che dovrebbero prendere in considerazione prima di dipingerci come fenomeni da circo con lo straccio in mano (rigorosamente noi donne, che quasi quasi mi indignerei per il sessismo se non mi ricordassi che il mio ex a 25 anni lasciava la biancheria sporca a terra e la ritrovava stirata nell’armadio dalla madre che lavorava 10 ore al giorno).
Se l’avversione agli strumenti di pulizia più complessi della spugna per i piatti fosse solo una prerogativa degli studenti under 25 non sarebbe così grave. Potremmo contare, per esempio, sulle pulizie professionali che fanno le agenzie prima di affittarti la casa. Ho anche guardato una serie di video su YouTube che spiegano esattamente come pulire radiatori, maniglie e interruttori per presentare la casetta perfetta al nuovo inquilino.
Ma se per caso l’inquilino vecchio non ha pulito la lavatrice per tre anni e il rivestimento di gomma è più verde che grigio, quella è extraordinary cleaning e non viene coperta dal contratto dell’agenzia delle pulizie. Pulizia straordinaria per i professionisti e inconcepibile per l’inquilino britannico, chiunque sia avverso all’idea di lavare nello sporco la lavatrice se la deve pulire da solo.
Non lasciare pile di piatti sporchi nel lavello non è parte della mania di fare bella figura italiana. Prima o poi andranno lavati comunque, no? Qualunque sito di efficienza personale insegna a non rimandare a domani quello che puoi fare oggi: perché aspettare che ti serva il cucchiaino per lavarlo?
Ma soprattutto, perché cercare di risparmiare tempo non sciacquando i patti dal detersivo? Che ci fate con quel minuto e mezzo, fate una chiacchierata sul meteo con il vicino? Sperate che tutte quelle belle bolle chimiche evaporino nello scolapiatti o siete consapevoli di aver condito il vostro prossimo chicken tikka masala con il Fairy al limone?
Scusatemi se mangio a casa mia, ecco.
Che poi se apri il frigorifero è come aprire la macchina del tempo: latte scaduto nel 2016, due carote andate a male e una pila di pizze di Tesco appiccicate allo scaffale da quelli che sembrano gli avanzi del chili di capodanno. Anche io non me la sentirei di appoggiare cibo fresco su una superficie ricoperta di avanzi, ma forse vale la pena dare un colpo di spugna e buttare gli avanzi, che di sindrome del frigo vuoto non è mai morto nessuno. E poi c’è più spazio per le pizze di Tesco e la birra, dai!
A proposito di macchie: ce ne sono alcune che sono okay, altre no. Ditata di marmellata di un bambino sul tavolo? Super okay. Goccioline di colore a tempera nell’angolo adibito per la pittura? Fa tanto bohémien. Muffa negli angoli? Ehm, no, di esseri viventi in casa bastano gli umani e gli animali domestici.
Che poi chissà perché la maggior parte degli appartamenti in affitto a Londra non permette di avere animali ma nessuno sembra scandalizzarsi della presenza di topi. Anzi, a una mia amica che non dormiva la notte perché aveva un topo in casa è stato detto dall’agenzia “why do you have a thing against mice?” come se fosse normale averli come inquilini. Pagassero almeno la Council Tax! Insomma il cane no, il gatto figurati, ma al topo abituati. E se sei in una casa condivisa, meglio che ti prepari all’idea di essere l’unico a raccogliere le briciole e mettere trappole, perché agli altri non fregherà nulla.
Se devo spezzare una lancia a favore degli inglesi è che non portano le scarpe in casa. Sarebbe ancora più bello se mantenessero quel minimo livello di igiene che ti fa sentire a tuo agio all’idea di toglierle anche tu. Spazzare il pavimento della cucina, per esempio. O lavare ogni tanto i tappetini del bagno – ne hanno di solito uno anche attorno al water che piuttosto di camminarci sopra coi calzini limono con la tazza del WC. Quando non hanno direttamente la moquette in bagno, ovvero un Tinder alternativo dove funghi incontrano muffe a un tavolo di capelli caduti. Grazie, ma no.
Eppure noi italiani sembriamo gli unici preoccupati del fatto che la moquette non si possa lavare e malapena si riesca ad aspirare. Per esempio la mia capa lascia tranquillamente la figlia di otto mesi seduta senza pannolino sulla moquette dell’ufficio. E a me è venuta la cistite a guardarla.
Caro inglese che mi deridi quando passo con acqua e aceto i rubinetti per evitare il calcare, se non è il senso civico che ti spinge a tenere puliti e ordinati gli spazi comuni e la salmonella non ti fa paura, pensa almeno al vantaggio economico di non avere bisogno di un esercito di pulitori professionali e disinfestatori per cancellare le tracce del tuo immondo passaggio dall’edificio in cui hai vissuto.
Io avrò perso 90 secondi al giorno sciacquando i piatti dal Fairy, ma coi soldi risparmiati ci vado in vacanza.
Bye bye!
Elisa, Inghilterra
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Author

Elisa Inghilterra

Ventitreenne, appassionata di yoga e cibo sano, celiaca e viaggiatrice seriale. Mi sono trasferita in Francia nel 2013 per fare l'Università, e da allora ho traslocato almeno una volta l'anno. Nel 2017 ho preso l'ultimo treno prima di Brexit, per realizzare il mio sogno di una carriera come produttrice televisiva. Su Amiche di Fuso racconto la mia vita di italiana all'estero, sul mio blog personale -sonoallergica.it- le mie avventure di intollerante con la valigia in mano.

14 Comments

  • Quello che descrivi è raccapricciante! Anche per me, che non mi considero una fanatica dell’igiene e penso ci sia di meglio da fare che pulire vetri e spolverare pareti
    Come fai giustamente notare, oltre all’igiene, è anche una questione economica.
    Toglimi una curiosità, a me, “italica”e residente in Italia, che non sopporto l’odore di muffa sui vestiti: coi vestiti “lavati” a quel modo…a che genere di olezzi sei sottoposta quotidianamente?

  • In piedi, saltellando ed assentendo ad ogni tua frase! Non mi sono ancora ripresa dal dover rimediare alle sorprese lasciate “dalle pulizie professionali che fanno le agenzie prima di affittarti la casa”! Con frasi scritte sui documenti del check-in tipo “tal cosa è stata pulito, rimangono macchie”…che se ne andavano con una spugna umida. Ma cos’hanno pulito??

    Che loro ci considerassero stranamente puliti, non lo sapevo ancora. Né che ci fosse un mondo di video YouTube al riguardo, che ora dovrò guardare tutti 🙂

    La cosa dei topi l’ho intravista la settimana scorsa: il mio vicino di scrivania raccontava che nella casa nuova in cui s’è traferito il suo amico c’è un topo, e per questo lui riceveva continui messaggi di aggiornamento su cosa faceva il topo. Che ormai aveva un nome. L’amico e la fidanzata ci scherzavano su. E continuavano a stare E A DORMIRE in casa. Io fingevo di ascoltare tutti i dettagli, ma non lo sentivo bene perché mi immaginavo al loro posto, e il mio cervello gridava “LESMANIOSIIII!”

    Comunque, al di là che mi sembra ovvio e lampante che pulendo “incontro”, come si dice dalle mie parti, si risparmia tempo e soldi al lungo termine (e prodotti chimici superpotenti nei polmoni), ma per me fa parte dell’igiene di vita tener in buono stato le cose mie o che mi sono affidate. È prendersi cura di sé e degli effetti che uno ha sul mondo a sé circostante. Si vive meglio, credo.

  • Mi é capitato un brve periodo di convivenza con inglesi.
    E di essere stata invitata a mangiare a casa di inglesi e confermo tutto quello che dici.
    Non risciacquano le stoviglie!!! Per loro non ha senso quindi ogni volta che mi versavo qualcosa nel bicchiere si formavano bolle di sapone :O per ringraziare dell’ospitalità mi sono messa a lavare io i piatti, ho comprato la spugna, che come dici tu, loro non usano:usano la spazzola.

  • A casa mia c’è la moquette nelle camere…mia madre la lavava ogni sabato con il mocio e la candeggina…comunque ora che ristrutturiamo la toglieremo.
    Comunque davvero c’è chi spolvera la pareti?!?!?!

  • Cioè ma scherziamo?! Noi italiani fissati con le pulizie mi sorprende molto. Pensavo fossimo nella media, chi ci tiene di più e chi ci tiene di meno, non pensavo che ci deridessero così.
    Ma la mezza misura no, eh?

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