Family&Kids

Quel bambino sul palcoscenico

Written by Elena Dubai

Non è facile per me raccontare di questa esperienza senza cadere nel tranello della “mamma orgogliosa piezz’ e core” ma non me ne vogliate… la verità è che lo sono!

Ho già stressato in tutte le salse amici e parenti e quindi molti di voi alzeranno magari lo sguardo al cielo ma per me questo è un racconto di un’avventura e del suo percorso al fianco e insieme a mio figlio. E più specificatamente di un’avventura di un bambino  coraggioso che lì su quel palco mi ha emozionato.

Ma cominciamo per ordine, se no non si capisce niente di quello di cui vi voglio raccontare oggi.

Lo scorso gennaio, mentre faceva merenda, mia figlio esordì con un “Mi hanno chiesto di fare una selezione per preparare un Ted Talk”.
Lì per lì pensavo di non aver capito. Poi ho pensato fosse una di quelle cose organizzate dalla scuola tipo Talent Show.
Solo quando mi ha tirato fuori dallo zaino il foglio stropicciato da firmare con il logo del TEDx Talk ho realizzato. It’s the real thing!

Prima reazione: ho scritto sulla chat delle Amiche di Fuso. Il loro supporto è stato, ovviamente, fondamentale.

Il primo scoglio era passare la selezione. Credo sia stata la cosa che più lo ha reso nervoso. Doveva preparare un estratto del discorso: in 5 minuti doveva esporre il suo tema e convincere questo board di persone composto da adulti e studenti senior.

Forse non lo sapete ma Monica (India) è una Public Speaking Coach ed è stata un aiuto prezioso fin dall’inizio. La rete di ADF era pronta alla sfida perché siamo tutte un po’ zie di tutti i bambini di Fuso e tifiamo, supportiamo, amiamo proprio come delle vere zie globali.

Monica ha aiutato Tommaso a mettere in ordine le idee e gli ha dato degli spunti. Lui è sempre stato molto deciso sul cosa scrivere e su quello che voleva trasmettere e io sono sempre stata lì in un angolo a spiarlo.
Ero lì a leggere i suoi discorsi e ad ascoltarlo.

Durante i giorni della selezione c’era qui mia madre. Quel giorno, quando l’abbiamo accompagnato, sembravamo due matte. Cercavamo di stare tranquille e sdrammatizzare, mentre nella realtà eravamo nervosissime.
Lo vedevo così piccolino e grande allo stesso tempo. Volevo entrare in quella stanza con tutte quelle persone sedute e abbracciarlo e fare tipo cheerleader.

“Mamma sono nervoso”.
E tu che fai? Sorridi. E spieghi che essere nervosi non è una cosa brutta.

Sentivo la sua voce dentro quella stanza. Andava come una macchinetta (parla molto veloce soprattutto quando è nervoso!) e ogni tanto sentivo la voce di un adulto.

Forse delle domande? Il silenzio.
Dopo due settimane ci è arrivata notizie che era stato selezionato, e da lì è iniziata la seconda parte della preparazione.

Non posso dirvi che si è messo a studiare chissà che cosa o che abbia mai passato ore su questo discorso. No. Lui scrive di getto. Lo fa mentre è sdraiato per terra, mai seduto alla scrivania. Ogni tanto ci ritornava su e modificava, tagliava, aggiungeva e mi faceva leggere.

La settimana prima del Ted Talk è stata intensa.

Era molto nervoso e una sera scoppiò a piangere dicendo  “mamma non so se ce la faccio“. Volevo proteggerlo, evitargli lo stress ma allo stesso tempo spronarlo.
Il mio bambino stava crescendo e avrebbe cominciato a dover superare molte prove. Che fare? Essere sicuramente lì presente. A dimostrazione che nonostante le paure, lo stress, le prove della vita ce la si fa e che queste sono quelle prove belle.

Vorresti mandarlo a letto presto e rimboccargli le coperte e invece stai in piedi fino a tardi ad ascoltarlo ripetere fino alla perfezione.
Il suo discorso parla dei Third Culture Kids e della difficoltà del dire ogni volta addio.

Mi ricordo quando mio padre mi ascoltava ripetere gli esami dell’università. Probabilmente non ne capiva niente e non ne aveva neanche voglia dopo una giornata di lavoro. Eppure me lo ricordo bene. Lui sul divano con i fogli di Kant in mano e io che camminavo avanti indietro a ripetere. E il suo alternare un sorriso con uno sguardo serio.
E dopo 30 anni ti ritrovi lì con tuo figlio a fare le stesse cose.

Penso che uno dei compiti più intensi dell’essere genitore sia quello di esserci senza interferire. Sempre pronti ad intervenire alla prima richiesta di aiuto. Come un allenatore in campo, pronto a soccorrere.

La giornata del Ted Talk è stata davvero molto emozionante.
Io e Tommy ci siamo recati in questa scuola dove registravano nel pomeriggio mentre il resto della famiglia ci ha raggiunti la sera. Tommy con i suoi fogli in mano e io con una sacca piena di snack, vitamine, succhi, sembravo la preparatrice ufficiale della squadra olimpionica!
Voleva stare da solo a ripetere e io lo guardavo da lontano.

Poco prima dell’evento tutti i nostri amici sono venuti a sostenerlo. Un’altra di quelle cose che ti fanno bene al cuore. Non hai forse la famiglia qua (che comunque era in trepida attesa attaccata al cellulare), ma hai un salvagente di amicizie che non ti fanno mancare niente.

La serata ha inizio e i ragazzini discutono su questo palco. Hanno tutti 16 o 18 anni. Mio figlio ne ha 11 e mi sembrava minuscolo su quel palco.
Tocca a lui.
Senti di voler piangere, guardo mio marito e mi rasserena il fatto di vederlo emozionato e nervoso pure lui. Lui che è sempre quello easy della famiglia. Ci stringiamo le mani e Tommy parte.

Quel piccolo ometto su quel palco, ha spaccato.

Un post smielato e troppo celebrativo? Dai su concedetemelo.

Questo vuole essere un post che parla di Third Culture Kids, bambini come i nostri, che crescono con questa consapevolezza, si mamme che imparano dai propri figli ogni giorno e  di ringraziamenti ufficiali: alle mie Amiche di Fuso e agli amici vicini e lontani.

E ora però andate su Youtube a mettere un LIKE a questo video, perché non ho scritto tutto questo post “core de mamma” senza un minimo di interesse!

Elena, Dubai

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Author

Elena Dubai

Elena, piemontese di nascita, milanese di origine ed expat da più di 10 anni. Ho vissuto in Germania, Ecuador e poi in USA a New York, Las Vegas e San Francisco e dal dicembre 2014 sono a Dubai negli Emirati Arabi.
Sono mamma di Tommaso e Giulia e moglie di un ingegnere che mi ha trascinato in questa vita in giro per il mondo.
Dal 2012 lavoro come Grafica per Eventi e Feste nel mio shop WorldWideParty Design

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