#expatimbruttito Vivere all'estero

Immigrants come in all shapes and sizes

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Written by Alessia Louisiana

In questi giorni pensavo che, senza nulla togliere a molte donne che sono immigrate a seguito del marito/fidanzato, che vorrei tanto leggere qualche storia di pazzi allo sbaraglio, che sono partiti senza un lavoro, senza una meta precisa e, magari, pure senza soldi. Insomma, storie di altre incoscienti come la sottoscritta. Per vedere come è nata questa loro avventura e poi scoprire come e se si è evoluta, o se sono rientrate in patria felici/deluse/boh.

Perché diciamo che di storie così ce ne saranno tantissime eh, ma io non le leggo molto spesso perché questo è il decennio delle mamme expat bloggers e quindi mi capitano sottomano più quelle di esperienze mentre sono a spasso per la rete.

Ricordo, tanti anni fa, il mio primo blog, e come mi avesse fatto conoscere tanti altri immigrati allo sbaraglio, con cui mi sono tenuta in contatto e non so come, ma sono diventati un po’ come la famiglia all’estero che non avevo. Si era quasi tutti novelli, si condividevano le gioie e gli stupori portati dal nuovo luogo, lavoro, persone… ma anche le situazioni ridicole o quelle spiacevoli, senza ansia di essere presi per pazzi perché eravamo tutti sulla stessa barca anche se in luoghi completamente diversi.

Poi, tutti noi randagi, ci siamo piano piano “sistemati” (parolone eh, visto come ho vissuto per i primi 10 anni…): abbiamo trovato la città dove ci siamo fermati (almeno per qualche anno), i conoscenti sono diventati amici di lunga data, i paesaggi nuovi si sono trasformati in familiari, lo shock culturale è scomparso ed è stato soppiantato da qualche “machimelohafattofare”, e abbiamo iniziato a dire le parolacce nella lingua del posto. Via. Sistemati, appunto. Qualcuno ha trovato il compagno, qualcuno a figliato, altri hanno avuto grandi successi lavorativi e molti hanno semplicemente continuato ad essere single e felici, ma tutti ci si è iniziati a sentire più “a casa”.

Mi mancano molto i post di quegli anni, davvero mi hanno aiutata tanto all’inizio, quando ero nella fase “iosperiamochemelacavo” e mi chiedo se anche ora ci siano altri che hanno fatto il salto nel buio e che si trovano nella stessa situazione o che ci sono stati e sono sfuggiti al mio radar di allora, insomma, sono curiosa. Raccontatemi le vostre esperienze belle, brutte, meh.

È stato come vi immaginavate o totalmente diverso? Imprevisti ogni dove o è andato tutto liscio come l’olio? Lo rifareste o mancomorti?

Che tipo di immigrati frequentate? Perché non so voi, ma io ho delle categorie a cui sono allergica, specialmente quelli dei gruppi Italiani in _____ (nome di nazione a caso), dove si raccoglie, in genere, il peggio del peggio (Italia ringrazia chi se li è presi, please XD).

Via ai commenti/racconto!

Alessia, Louisiana

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Alessia Louisiana

Pigra e sarcastica, ma piena d’ironia e con un cuore enorme.
Travolta dal destino (e non nell’azzurro mare di agosto), sono finita a vivere nella città che sognavo, patria di Jazz, Bayous e alligatori.
Tra uno shot whiskey e un crawfish boil, vivo avventure strambe in compagnia di personaggi improbabili.

3 Comments

  • Ah quindi non sei nel gruppo Italiani in Louisiana? Io andata in Texas al seguito del marito appena sposato… Certo, avevamo per fortuna entrambi l’assicurazione sanitaria, ma per il resto stile emigrati con valigia di cartone, tutto da soli abbiamo fatto, a differenza degli ingegneri oil&gas a cui pagavano dal trasloco all’assicurazione della macchina (mio marito é medico) e cmq, ero orgogliosa di aver fatto tutta da sola l’application per la Job authorization senza l’aiuto dell’avvocato della compagnia come tutti gli altri !

    • Assolutamente NO evito come la peste. Io sono molto orgogliona, come si sarà capito, so aver fatto la gavetta da emigrante con valigia di cartone.non sono attivata molto in alto ma ho fatto tutto da me. Grazie per aver condiviso la tua esperienza

  • Ciao Alessia,
    Mi chiamo Irene, ho 31 anni e sono a Monaco du Baviera da quasi due anni.
    Quattro anni fa una piccola malattia mi spinse a fare una svolta nela mia vita. Volevo “quagliare”, come si dice dalle mie parti, realizzare qualcosa, essere economicamente completamente indipendente. Lascio il mio lavoro ben poco remunerativo e mi iscrivo ad un corso di pasticceria, pensavo che sarebbe stato semplice trovare lavoro ovunque all estero. Mamma sí ammala, io la assisto per la chemio e poi parto per il corso in Lombardia. Pochi mesi dopo lei muore per complicanze della chemio fatta. Io mi blocco una settimana, poi riprendo. Il mio compagno da 7 anni mi lascia per una che aveva più voglia di me di mettersi da parte per mettere al centro lui. questo una settimana prima del diploma. Cerco lavoro nel Nord Italia e timidamente tre candidature all estero. Dopo due mesi e con 10 giorni per prepararmi avevo un biglietto sola andata per la Germania. Avevo perso tutto, avevo perso tutto, avevo solo me stessa e un lavoro che non mi piaceva particolarmente ma che pensavo potesse darmi serenità. Il primo anno ero in Love con la Germania! Il peggio era passato e tutte le difficoltà iniziali erano una passeggiata rispetto a quello che avevo alle spalle. Erano solo sfide stimolanti. Oggi non sono più nella fase innamoramento e la mia è una semplice vita di una donna che si sta facendo da se, con tutta la fatica che sappiamo solo noi è non dobbiamo raccontarcela. Siamo delle gran fighe… ci dobbiamo ricordare di premiarci di più. Infatti ora corro al corso di yoga. CIAO!

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