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Scuola: il nostro nuovo inizio dopo il lockdown

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Written by Valentina Svizzera

Undici maggio 2020. Sette del mattino. I bambini sono trepidanti, dopo le settimane di chiusura dovute al lockdown hanno voglia di rivedere gli amici e di liberarsi della mamma maestra, che poi sarei io, che, c’è da dirlo, negli ultimi giorni sta perdendo sempre più spesso la pazienza. A mia discolpa ho solo da dire che ho tre figli (di cui una treenne) e non abbiamo avuto nemmeno un minuto di didattica a distanza e lezioni on line.

Tanti compiti e anche argomenti nuovi, sempre sulle spalle dei genitori (anzi di Genitore 1 a esser onesta, che sarei io perché dalla prima settimana di lockdown il papà ha iniziato un nuovo assignement internazionale a Dallas, cioè in cameretta, sempre grazie al COVID e alla chiusura dei voli, che chiaramente lo impegna parecchio dovendo anche conoscere un team nuovo e cominciare a lavorarci totalmente a distanza) e pure in tedesco, ovviamente! Che dire? non ho mai amato tanto la amtematica come in questo periodo! Immaginate la scena: Cosa dovete fare ora? Matematica! E io che ballo dentro grata per essermi scampata il tedesco!

Ma ritorniamo a noi. Dopo settimane di ansie moltiplicate per due, cioè per qui e per l’Italia, anzi moltiplicata un po’ per cento visti gli amici sparsi per il mondo, per quelli positivi e per quelli che non lo sono, per quelli che stanno nelle zone più colpite, e per i miei che sono soli a Milano…. Dicevo si ricomincia dopo settimane di paure, di numeri, di grafici e curve controllati con veemenza, ma non più di due volte al giorno per non impazzire, di conferenze stampa in diverse lingue e diversi Paesi.

In realtà ve lo dico: le prime settimane non me ne perdevo una, erano diventate un appuntamento fisso. Ci facevamo pure i gruppi di ascolto che Sanremo scansate via whatsapp con le amiche di Basel o i commenti post conferenza, (non sempre positivissimi, lo ammetto).

Ma ora è  giunto il momento di ripartire, impauriti e sollevati. E qui hanno deciso di ripartire da loro, dai bambini. Eccoci al fatidico giorno della riapertura. Loro eccitati, ma anche un po’ preoccupati perchè hanno dichiarato che qui (Canton Basel, lo specifico perchè ogni cantone ha deciso le sue misure o non misure di sicurezza) i bambini non dovranno stare a distanza, anzi proprio non si ammalano (poi rimangiato a mezza voce) e quindi state vicini e lavatevi le mani. E anche loro hanno respirato l’anisa e son stati molto attenti a rispettare le regole, quindi ora un pochino di paura ce l’hanno, lo sento. Ed è difficile per me trovare il giusto mezzo tra la prudenza che devono imparare e il terrorismo, per non traumatizzarli e farli vivere nella paura.

Io alla stessa stregua: indecisa se stappare la bottiglia di champagne alle 8 del mattino, o crogiolarmi un po’ nella sindrome del nido vuoto. Dopo settimane tutti insieme la casa, mi tocca ammetterlo, suona incredibilmente vuota e sileziosa in questo giorno grigio di pioggia.

La sensazione di nido vuoto è durata giusto quelle tre ore (la scuola finisce alle 12.15) del primo giorno, poi la possibilità di rimettermi seriamente al lavoro mi ha avvolta e entusiasmata. Non so, come il primo giorno che il mio primo figlio andò all’asilo nido. Uh quanto piansi il primo giorno (stavolta no), il secondo ballavo in casa con la musica a palla! Anzi il tempo è sempre troppo poco. Ma questa è un’altra storia e non sto certo a dirlo a chi ha ancora i bambini a casa 24 ore su 24.

Quando tornano ci assalgono di racconti. Com’è andata? c’eravate tutti? Mamma, sai, non abbiamo potuto mantenere le distanze, i banchi erano attaccati. Le maestre ci hanno detto che i bambini tanto non si ammalano! E li mi è subito partito l’insulto interiore. Perché ok parlare di rischio minimo, ma non mi piace mentire ai bambini che oltretutto hanno già l’età di capire e di rispettare le regole.

Forse vi starete chiedendo come hanno deciso di riapire. La risposta è che hanno riaperto nidi e scuole obbligatorie senza misure di sicurezza particolari: tutti insieme (non a gruppi, nè a ingressi scaglionati per intenderci) in classe, senza distanze di sicurezza nè mascherine. Hanno ricominciato anche le ore di sport in palestra e il nuoto. Nelle pause sono leggermente più separati (ma anche 6 classi alla volta).  Unica vera accortezza è che i genitori non possono entrare negli edifici scolastici (ma non è che prima ci stazionassimo, poi loro vanno a scuola da soli). La piccola il primo giorno ha fatto da sola le scale del kindergarten per la prima volta, dicendo fiera: ora sono grande come mio fratello! Questo è tutto, racconto agli amici sbigottiti, che ripetono la domanda perchè credono di non aver capito.

E invece hanno (e avete) capito bene. Nessuna accortezza, a parte una teorica distanza tra gli adulti e in teoria tra adulti e bambini. Ampiamente disattesa, visto che ho trovato la mia piccola più giorni o mano nella mano o abbracciata alla sua educatrice, ma direi che questo mi va bene, a pensare che se un bimbo ad esempio piange non possa esser consolato onestamente mi si spezza il cuore.

Nel frattempo le grandi aziende ancora tengono la maggior parte dei lavoratori in smartworking, hanno riaperto bar e ristoranti e la gente va in giro senza mascherine nella stragrande maggioranza dei casi. Parrucchieri, estetisti e tatuatori e centri per il giardinaggio e fai da te, avevano aperto una settimana prima delle scuole.

Eppure, nonostante le preoccupazioni mie e degli altri italiani, nonostante l’atteggiamento delle persone più che rilassato (altro che Navigli a Milano!) e una attitudine del governo e della stampa locale non troppo trasparenti. I dati qui sono ad oggi, due settimane dopo l’inizio, buoni, ottimi direi. Come dire: so far so good…

E nei vostri Paesi hanno già aperto le scuole? Con quali accorgimenti? Come sta andando?

Valentina, Svizzera

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Valentina Svizzera

Ciao, sono Valentina! Vivo all'estero dal 2006, trismamma e autrice di libri per bambini, aiuto le donne ovunque si trovino nel mondo, a ritrovare se stesse, riscoprire le loro passioni e i loro talenti e a realizzare business a misura dei loro sogni. Sogno un mondo più sostenibile per i miei figli e i figli dei miei figli!

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