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Piccoli millennials crescono: intervista a mio figlio

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Manuela Sydney
Written by Manuela Sydney

A saper ascoltare, i bambini ci dicono un sacco di cose.

A volte ho la sensazione di dargli un’attenzione sbrigativa: per poco tempo, per tanto ingombro mentale.
Eppure so che questo loro volersi donare non sarà per sempre.
Quando me ne accorgo vorrei essere più presente. E non in termini di tempo, ma in termini di curiosità verso il mondo interiore che li caratterizza.
Vorrei non essere così certa di cosa sia meglio per loro, perché questo si può scoprire solo insieme e con rispetto verso i nostri figli.
Che sì, sono piccoli, ma sono persone fatte.
Io so di essere io, fin da subito.

Certi giorni penso che li stiamo privando di pezzi importanti per la loro vita, portandoli con noi in questa vita girovaga, ma poi mi ricordo che tutte le strade portano alla conoscenza di sé e mi vengono in mente le parole di Guccini:

Anche se non avrai le mie risse terrose di campi e cortili e di strade …
e non saprai, che sapore ha il sapore dell’uva rubata a un filare …
Presto ti accorgerai, com’è facile farsi un inutile software di scienza…
e vedrai, che confuso problema è adoprare la propria esperienza.

Ho fatto alcune domande a mio figlio maggiore e ho scelto di condividere con voi le sue risposte.
Ci ho pensato su un bel po’: per me è molto forte e intimo condividere chi è, molto più che divulgare una sua foto.
Alla fine ho deciso di rendere tutto pubblico e quindi, ecco, vi presento Andrea.

Ha undici anni e sono contenta di come sta crescendo. E non perché sia un bambino speciale, perfetto o senza cose da risolvere, ma perché osservo che, almeno per ora, si dimostra curioso del mondo, attento agli altri e desideroso di capire.
Ecco cosa gli ho chiesto e cosa mi ha risposto.

Sei contento di vivere in Australia?
Si, sono molto contento perché finalmente siamo insieme a papà, però ho anche tanta nostalgia di casa.

Cosa ti manca dell’Italia?
Più di tutto mi mancano i nonni, la scuola, gli amici e andare al mare. Qua si può andare al mare, ma non è per niente la stessa cosa … l’acqua è fredda e ci sono troppi scogli. Io non li amo tanto, perché mi faccio un sacco male ai piedi, con le conchiglie che vivono lì. Come se non bastasse, ci sono sempre un sacco di meduse e ci sono anche gli squali.

Cosa hai pensato quando ti abbiamo detto che saremmo andati a vivere a Sydney?
Ho pensato che sarebbe stata una grande avventura.
Mi sono sentito curioso, ma anche un po’ spaventato.
Mi è dispiaciuto un sacco non completare le elementari con i miei compagni, ma tu mi hai detto che sarei potuto tornare in classe ogni gennaio, quando sarebbe stata estate in Australia, e mi sono tranquillizzato.

È stato difficile imparare l’inglese?
Appena arrivato conoscevo solo le parole principali. Ci ho messo un anno per sentirmi veramente padrone della lingua. A volte qualche parola non la conosco, ma questo è perché sono ancora piccolo. Anche in italiano incontro sempre parole nuove.

La parola più strana che hai imparato quest’anno?
Sono due: inconsequential e onomatopea.

Preferisci leggere in inglese o in italiano?
Mi piacciono entrambe le lingue, dipende dal libro. Ora ne sto leggendo uno bellissimo che mi hanno regalato le maestre: si intitola Wilderness e racconta la storia di una famiglia che si perde e si ritrova. Un dramma, insomma.
Il mio libro preferito, però, è Favole al telefono di Gianni Rodari. Lo leggo sempre. Ci sono affezionato perché me lo leggeva sempre al telefono papà, quando noi abitavamo a Roma e lui invece era in Namibia.

Dove vorresti vivere da grande?
In Italia. Qui non vorrei rimanere, perché è troppo lontano da casa. Mi mancano tanto i miei amici e le cose che facevamo: le nostre tradizioni. Andavamo al mare dai nonni per tutta l’estate, anche se tu e papà dovevate lavorare.
A Natale era freddo e stavamo vicino al camino tutti insieme: era molto più bello del Natale al caldo, secondo me.
Mi piaceva andare a sciare nel mese di febbraio e passare molto più tempo con tutti i miei amici, rispetto a quello che riusciamo a fare qua. Finita la scuola, per esempio, andavo sempre in campeggio, per una settimana, con il mio amico Pietro. Era bellissimo.
Questo anno è stato difficile: non poter tornare per visitare i nonni, mi ha reso molto triste.

Parlami del valore degli altri e del rispetto. Che idea hai?
Penso che dobbiamo imparare a rispettare tutti.
Anche le persone con cui andiamo meno d’accordo.
Dobbiamo rispettare il valore dei loro interessi e delle loro opinioni.
Anche durante la più brutta delle litigate e riflettere sul fatto che non è detto che la nostra opinione sia la più valida o la più interessante. Dobbiamo guardare gli altri, veramente, includerli e accettarli. Se non lo facessimo, sarebbe come non farli esistere.
Secondo me servono tre cose:

Autocontrollo: cioè non scatenarsi a parlare senza riflettere.
Disciplina: non invadere gli altri e pensare
Libertà: sentirsi liberi e lasciare gli altri liberi di esprimersi.

Credi che le regole siano importanti fin da piccoli?
Sì, perché da piccoli si impara di più.
Per esempio, tu mi dici sempre che sono fortunato ad aver imparato l’inglese da piccolo. Dici che avrò un vantaggio enorme da grande.
Penso sia così per tutto.
Se impari ad essere rispettoso da piccolo, lo sarai anche da grande.
Se da piccoli ci lasciano essere irrispettosi, sarà più difficile diventare rispettosi da grandi.

È importante rispettare anche noi stessi?
Dobbiamo rispettare tutti e noi facciamo parte di tutti.

Cosa vuoi fare da grande?
L’astronauta. Vorrei andare sulla luna, ma non vorrei spingermi oltre. Lo spazio profondo mi spaventa un pochino.

Vorresti imparare altre lingue, oltre all’ inglese e italiano?
Sì, giapponese e francese. Spero di poterle studiare il prossimo anno.

Sei emozionato all’idea di andare all’high school?
Sono emozionatissimo. Me la immagino come nei film, a parte le persone.

In che senso?
Perché nei film i bambini più cool di solito sono quelli più grandi, invece io spero di trovare gente simpatica e interessante anche tra i miei coetanei. E poi sono troppo contento perché avrò un armadietto personale e sarò io a cambiare classe, a seconda della materia. Mi piace l’idea di cambiare aula. Al giorno di presentazione della scuola, ho sentito che hanno classi di teatro, musica e ceramica. Queste attività mi attirano moltissimo: non vedo l’ora di cominciare.

Trovi differenze tra la scuola italiana e la scuola australiana?
Sono diversissime.
Diversi i giochi che si fanno, diverso il modo di studiare.

Hai una serie preferita?
Sì, The big bang theory. Adoro Sheldon Cooper

Gioco preferito?
Cubo di Rubik, lego e disegnare fumetti.

Citazione preferita?
Ne ho due:
Dai a ogni giorno la possibilità di diventare il più bello della tua vita.
You can’t stop the waves, but you can learn to surf.

Penso che dovremmo guardare con ammirazione e fiducia ai millennials. Come ho scritto più volte, mi sembrano profondi, attenti agli altri, resilienti ed empatici. Siamo fortunati a lasciare il mondo nelle loro mani.

Grazie per aver letto fin qui: sono felice di aver condiviso con voi un pezzetto intimo della mia vita.

Manuela, Australia

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Manuela Sydney

Manuela Sydney

Sono una persona curiosa. Spesso i dettagli mi attraggono più dell’insieme. Amo viaggiare (e anche tornare). La mia passione più grande è il teatro. Ho due figli, sono calabrese, ma anche romana. Sono laureata in lettere con indirizzo teatrale e a Roma organizzavo eventi culturali. Ho fatto per 2 anni la spola tra Nigeria e Italia e per 4 anni tra Namibia e Italia.
Da qualche tempo vivo a Sydney con tutta la mia famiglia, studio naturopatia e lavoro in una radio!

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