Family&Kids

Adolescenza post Covid

Written by Monica India

Si legge e si parla tantissimo di adolescenza post Covid, ma sia chiaro, io non voglio fare lezioni a nessuno.

Prendete questo mio scritto come un diario personale, ma condiviso, di una mamma di tre figli, due dei quali in piena adolescenza. Una adolescenza post Covid.

Metteteci pure dentro (come contesto) che dopo quindici anni all’estero siamo rientrati in Italia, e i ragazzi vivono qui per la prima volta nella loro vita.

Hanno passato gli scorsi due anni in una sorta di “cattività forzata”, fatta di scuola virtuale e mancanza di vita sociale, in un Paese complesso come l’India.

Il contesto serve per avvalorare la premessa: non posso dare lezioni di genitorialità a nessuno perché ogni storia familiare è una storia a sè, inclusa la nostra. 

Gli ultimi due anni immagino però abbiano delle similitudini fra molte famiglie con figli, e sono stati due anni psicologicamente molto duri. 

Anni per certi versi rubati perché cruciali per il loro sviluppo. 

In questo buco nero temporale abbiamo sí avuto una spinta a guardarci dentro, ma soprattutto noi adulti.  E poi anche lí, è andata com’è andata…

La differenza sostanziale è che comunque noi adulti abbiamo la corteccia prefrontale accesa e funzionante, mentre gli adolescenti hanno quell’area del cervello deputata al pensiero critico in una sorta di costante test drive

Ogni anno biologicamente conta davvero, e quelle macchine da corsa hanno fatto test drive in percorsi estremamente ridotti, durante questi anni di Covid pesante.

Spesso relegati, rinchiusi, risucchiati dall’era digitale, senza poter contare su tanti tasselli fondamentali per il mosaico del loro sviluppo: la socialità, lo sport, lo stare fuori casa, lontani dal nido. 

E ora che si aprono i cancelli pare tutto urgente, tutto irrinunciabile, la fame di sfida è aumentata, come a voler colmare quel tempo perso che nessuno nei fatti darà più indietro loro. 

E così mi trovo a gestire questa ripartenza di vita “normale” intenta ancora a buttar giù con un “poco di zucchero” quell’amaro senso di colpa che ogni tanto viene sù fatto di dubbi, di rimorsi e di rimpianti per tutto quello che è accaduto e non è accaduto nelle loro vite in questi anni.

Perchè si fanno sempre le scelte con più lungimiranza possibile, ma alla fine con le emozioni e le informazioni che si vivono ed hanno  in quel momento. 

Il senno di poi è un bias tra i più insidiosi e fallaci.

In questo periodo ci troviamo spesso a gestirli con queste due leve in mano di push and pull , di tira e molla continui 

Molla un po’ e poi riprendi.

Come in barca a vela a seconda del vento. 

Molla e poi di nuovo riprendi.

Riprendi e spiega.

Spiega sempre le ragioni.

Sapendo però che non ne ascolteranno mezza, delle tue famose ragioni da corteccia prefrontale adulta.

Sento a volte salire un senso di impopolarità. La comparo con la grande popolarità che più generosamente mi concede ancora la più piccola, di otto anni.

Ma non vedo scorciatoie e cammino in tre modalità diverse.

A volte li seguo solo da distante per capire dove vanno a parare.

Altre cammino accanto a loro. Quando mi permettono di vedere e comprendere di più le cose viste con i loro occhi e spiegate con le loro prospettive. Mi parlano di un mondo in cui io, di fatto, non ho mai vissuto. 

Ed ancora altre volte mi ci paro ancora proprio davanti e li fermo. 

Ma in queste occasioni mi accorgo come siano più grandi, più forti e persino più alti di me adesso. Di come ci voglia ancora più forza di un tempo, come Davide e Golia, ma a età invertite. 

Alternare queste tre camminate non è semplice, perchè si è sempre alla ricerca dei segnali deboli.

Ed è spesso un mordersi la lingua, anche quando tu vedi già come andrà a finire 

Quando hai già capito che tipo è quell’amico li… 

Quando sai che una caduta è necessaria per l’apprendimento, e speri sempre che sia stato calcolato (e spiegato) bene il rischio e che le conseguenze non siano troppo durature ed impattanti.

Vorrei essere più popolare a volte. Mi devo accontentare di quelle mezze frasi e battute che mi dimostrano che in fondo hanno capito che sono dalla loro parte, anche quando non sembra.

Essere coach mi ha aiutato immensamente nel sospendere il giudizio, nel sapere che chiedere prima di affermare porta sempre più lontano. Specie a questa età dove non vogliono imposizioni, specialmente verbali.

Ma vi mentirei se vi dicessi che funziona sempre e che è semplice perchè non lo è, il manuale non c’è. Anche la nostra Manuela ce lo racconta bene nel suo articolo.

Per il momento ho concluso che si tratta di una navigazione tra ragione e sentimento, tra scornate e grandi risate.

È una montagna russa questa adolescenza, sia per loro che per me. 

E non vedo l’ora di vedere che adulti diventeranno.
Godendomi nel frattempo anche queste montagne russe con i capelli super scompigliati, la cintura ben allacciata ed un prosecco freddo versato dopo cena quando ci si ritrova, sul divano, ad aspettare svegli che tornino a casa dalle loro uscite.

Monica, Italia

Loading...

Author

Monica India

In giro per il mondo da 15 anni.
Mamma di 3 ragazzi, veri cittadini del mondo
Abbiamo vissuto in UK, USA e ora INDIA.
Mi occupo di formazione manageriale, insegno in programmi MBA "Public speaking" and "Intercultural communication",
sono un Executive Coach certificato ICF (Federazione Internazionale Coaching) e ho due masters in Neuroscience.

Dicci cosa ne pensi!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.