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Il bambino expat in vacanza in italia

il bambino expat
Written by Mimma Kuwait

Se un bel po’ di tempo fa vi avevo raccontato cosa succede quando un bambino bilingue è in vacanza presso i parenti, raccontandovi come diventava presto una gara a farsi dire la parola in inglese, con improbabili ed esilaranti colloqui, oggi voglio soffermarmi su alcune caratteristiche che vedo nei bambini expat quando tornano in vacanza in Italia.

Ovviamente la mia esperienza è basata prima di tutto su mia figlia e altri piccoli bimbi di fuso.

 

  • Fronte lingua. Mia figlia Giada ha un delizioso accento british quando parla italiano.
    Le bastano poche settimane ed è in grado di avere una conversazione totalmente in italiano, priva di parole in inglese, ma appunto con un accento strano e la costruzione della frase che spesso replica quella inglese. Tanto che spesso si sente dire: “Il tuo italiano è un po’ strano”. Ma lei ormai ha la risposta pronta:”Certo sono MILANESE IO!!”. Così come quando non capisce qualcosa, annuisce, sorride e poi viene a chiedermi nell’orecchio il significato di quella parola.
    Il bambino expat è anche stupito che quasi nessuno parli due lingue. E spesso finisce per sentirsi lui quello strano perché le sa e diventa muto come un pesce se interrogato al riguardo.
  • Tutto diventa “esotico” o “straordinario”. Una delle cose che più mi fanno sorridere di mia figlia è come, alcune cose da noi considerate semplici e normali, diventano straordinarie per lei, direi quasi esotiche! Ancora oggi mi dice: “Ah, se potessimo bere l’acqua dal rubinetto come abbiamo fatto in montagna”, oppure: “Ah se potessimo raccogliere le pesche dall’albero” o: “Vorrei camminare a piedi per andare in un posto”. Non usare la macchina infatti per lei ha dell’incredibile. È anche stupita che in Italia il sole tramonti così tardi. In Kuwait in effetti alle 17.30 il sole inizia a calare.
  • Cibo. Il giorno prima di partire c’è stato questo dialogo fra me e mia figlia. Io: “Amore domani si parte!” Lei: “Lo so mamma…”. Io: “Sei triste?”. Lei:  “Un po’! Da domani niente cornetto a colazione, crocchette di patate, panzerotti!” Questo dialogo mi ha fatto riflettere  su come anche il cibo sia importante per loro. I figli di Drusilla mangiano focaccia e salame come se non ci fosse un domani quando sono in Italia!
  • Amicizia. Giada ha una capacità straordinaria a crearsi relazioni. Non credo sia soltanto una sua caratteristica caratteriale. Anche Federica raccontava lo stesso di Carlo Alberto, il suo bambino più grande. Credo che sia dovuto al fatto di vivere in certi contesti dove c’è un gran via vai e dove si cambia d’ufficio ogni anno compagni e maestra. Tutto ciò li porta probabilmente ad essere un po’ più intraprendenti. Quest’anno abbiamo girato tanto e lei ha incontrato tanti bambini diversi. Ogni volta che partivamo piangeva un po’ salvo arrivare poi nel nuovo posto e subito impostare nuove relazioni.
    Una delle scene più divertenti è stata in montagna quando a pranzo mi ha chiesto: “Mamma posso mangiare con la mia amica??? ” . Io e mio marito le abbiamo detto di si. Poco dopo la vedo seduta a un tavolo con questa bimba poco più grande di lei. Ognuno con il suo piatto con cibo preso al buffet. Sorrido, le saluto e le osservo. Passano la maggior parte del tempo a sorridersi, poche parole tra loro. Dopo un po’ mia figlia torna e le chiedo: “Come è andata amore ?? di dov’era la tua amica??”. Mi ha raccontato che era tedesca e allora le ho chiesto se avevano comunicato in inglese. Lei mi ha detto che la bimba non lo sapeva bene, quindi lei ripeteva alcune sue parole e cercava di capire. Oppure appunto stava zitta. Insomma il problema della lingua non l’ha fermata.  Per carità può essere pure che lei cerchi ogni scusa pur di non stare con noi eh!!! Ma essere amici non significa comunicare per forza nella stessa lingua.
    Ugualmente noto che i bimbi expat sono spesso popolari. Mia figlia ha diverse buone amiche in italia. Figlie di miei amici del paese. L’adorano e sono molto gentili con lei. C’è del vero affetto e, sicuramente, il fatto che lei viva lontano, la fa apparire “speciale”, ma sono felice di queste relazioni! Le fa un gran bene.
  • Viaggiare. Il bambino expat in aeroporto lo riconosci subito. E’ quello che conosce tutte le procedure, abituato come è a viaggiare sin da piccolo. Succede che anche a sei anni i bimbi expat sappiano bene cosa sia un gate, un controllo passaporti o il tabellone. Succede anche che su un volo locale ti chiedano: “Quando ci portano il pranzo???” e restano perplessi quando gli dici che non c’è. Così come sono abituati a viaggi lunghi e sanno che per vedere persone o posti devono per forza viaggiare.
  • Geografia dell’Italia. Per mia figlia per tanto tempo Italia voleva dire Puglia e, se andavamo in Trentino o nelle Marche, mi chiedeva: “Quando torniamo in Italia??”. Ma quello che più mi sorprende è che si è legata tantissimo a quel piccolo paese in cui tu invece soffocavi un po’. Per il bambino expat, almeno da piccolo, più sono piccoli i centri e più li amano. Io a volte penso che il mio karma si stia divertendo un bel po’!

Ma forse quello che più di tutto contraddistingue il bambino expat è la felicità di tornare in Italia per le vacanze.

Mia figlia ha iniziato a battere le mani non appena ha riconosciuto la strada di casa dei nonni.
Quando atterriamo a Roma si guarda in giro con occhi spalancati e mi chiede: “Ma sono tutti italiani???? Ma tutti parlano italiano?????”.

Mia figlia non ha problemi a girare il mondo e le piace tantissimo.
Però trascorrere una parte delle vacanze in Italia per lei è il massimo.
Ne ha proprio bisogno.
E io sono felice di accontentarla, anche se poi al rientro devo combattere spesso con la nostalgia che l’assale e con i suoi continui “Perché non viviamo in Italia?”.

 

E  i vostri figli come sono?

Mi raccontate alcuni episodi?

Mimma, Kuwait

 

 

 

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Author

Mimma Kuwait

Giovane quarantenne, mamma di una very funny girl, partita per amore per Kuwait City al grido di “oh poverina” e “ma non ti annoi” sono riuscita a realizzare una grande impresa in mezzo al deserto: trovare il mio vero io. Terrona, comunicativa, pr, scrittrice, sostenitrice della forza del pensiero positivo e grande estimatrice dell’amicizia tra donne di tutte le razze, lingue ed età.

2 Comments

  • Questo tuo post conferma quello che ho sempre pensato: i bambini sono geni e riconoscono la qualità istintivamente. Tua figlia apprezza delle cose dell’Italia che sono in effetti molto speciali anche per chi è italiano. Raccogliere frutta direttamente dagli alberi, avere giornate più lunghe, mangiare cose buone…se non è intelligente lei, chi?!
    Una mia amica si era trasferita dalla toscana a Milano e la bambina non era molto contenta perché secondo lei a Milano i negozi erano tristi, senza colori. Io che in quel periodo abitavo a Londra non ho potuto far altro che condividere la sua impressione, a Milano regna il beige, il nero e le vetrine milanesi rispetto a quelle luccicanti di Londra mettevano un po’ tristezza anche a me! Lei ama l’Italia pur essendo cresciuta in un altro contesto, questo conferma che il nostro paese è proprio bello!

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