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Perché Sanremo è Sanremo

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Written by Amiche di fuso

L’altro giorno per sbaglio sono finita su Rai 1 ed ho visto la pubblicità su Sanremo!

L’ho trovata geniale e vera, profondamente vera.

Sapevo che in Italia era una manifestazione importante. Certo spesso criticata e  snobbata da tanti, ma alla fine una certezza. Qualcosa su cui si può contare.
Insomma piaccia o non piaccia tutti sappiamo che a Febbraio c’è Sanremo. E proprio tutti finiamo per dargli una sbirciata. E magari finiamo per canticchiare alcune canzoni.

Quello che non sapevo però era che fosse così famoso all’estero. Che fosse il format più venduto della nostra tv. Forse l’unico.

L’ho scoperto quando la mia amica polacca più giovane di me, mi ha raccontato quanto le piacesse Sanremo. Un appuntamento per lei e per la sua famiglia imperdibile.

Mi ha detto che è per questo che sa a memoria tutte le canzoni di Eros Ramazzotti.
Ma tutte. Che quando per lavoro ha vissuto a Milano e ha visto il suo idolo davanti alla scuola  dove lei portava la figlia per poco non ha stritolato il braccio del marito super british che non capiva il suo entusiasmo e il suo continuo ripetere “Oh my gosh! …Eros Ramazzotti”.

Anche se ero un po’ stupita ho comunque pensato che lei proviene da una nazione europea dove forse è più facile esportare la nostra musica, ma poi mi sono dovuta ricredere perché ho scoperto che pure qui in Kuwait la musica italiana è conosciuta. Non ci credete?

Un giorno ero in giro al Souk di Mubarakia con le mie amiche a fare foto. Ci imbattiamo in un sisha bar con almeno venti uomini in dish dash. Gli chiediamo: “Can I take a photo?”. Uno mi guarda e mi chiede: “Where are you from?”.  Alla mia risposta: “Italy!” scatta in piedi e si mette a cantare “Lasciatemi cantare  sono un italiano….” di Cotugno.

Una sorpresa pazzesca per me. In quel contesto così singolare ecco una delle nostre canzoni più popolari.

Ma queste cose non sono accadute solo a me.

Alessia, Lousiana racconta che, quando viveva in Danimarca, le facevano sempre cantare o Ramazzotti o la Pausini. Poi una volta, per un errore di comprensione, a uno che le aveva chiesto il nome di una via, ha cantato l’unica canzone di Carosone che sapeva. L’avevano pure applaudita oltre che probabilmente preso per pazza. Di notte nella neve di Copenaghen dieci minuti ferma ad esibirsi con una sua amica pensando che questo volesse fargli cantare Carosone perché le aveve sentite parlare in italiano salvo poi scoprire, a esibizione finita, che  lui voleva solo sapere dov’era tale strada chiamata Kattesundet!

Anna, Francia ricorda  che in Bulgaria nel suo anno di permanenza lì, era il 2002, la maggiore curiosità sugli eventi italiani fosse la ragione della separazione tra Albano e Romina! Gliel’hanno chiesto tutti, ma proprio tutti. Senza contare che a Parigi l’anno scorso il concerto di Eros Ramazzotti è stato sold out subito con diversi mesi di anticipo .

Nadja, Perù racconta di quando, appena arrivata a Sofia, c’erano cartelloni ovunque per il concerto di Toto Cutugno. Che fu  SOLD OUT dopo poche ore e tutti che intonavano Italiano vero!
In Romania poi in tutti i locali, non solo quelli Italiani, la maggior parte delle canzoni trasmesse erano quelle della nostra tradizione!
I piu gettonati??  Albano e Romina, Pupo, Cotugno, Ricchi e Poveri!!

Serena, Scozia ha il ricordo di un giro in macchina a Melbourne con un’amica francese mentre cantavano “La solitudine”. Lei con il suo accento delizioso, guardando le mille luci della città.

Greta, Wisconsin racconta di una domenica in cui erano in un café in un paese più a nord di Milwaukee e sentono Vasco con “Vita Spericolata” messa in mezzo a tante altre canzoni inglesi. La ragazza non seppe spiegarle il perché dato che il cd era del proprietario assente.  E a loro rimase quella sensazione unica di trovare un pezzo di casa in un contesto così diverso.

Federica, Italia ha un bellissimo ricordo di una sera in una spiaggia di Bali, ristoranti spartani costituiti da una baracca e una griglia con grandi vasche dove scegliere fra il pescato del giorno,  tavoli e sedie di plastica in riva al mare, la luce che arrivava da piccole semplici candele e dalla luna. Arrivano tre indonesiani con chitarre per raccogliere un po ‘ di denaro e fra i pezzi che suonano c’è “Caruso”! Semplicemente perfetta per quella bella serata…

Valentina, Houston  ricorda ancora quando conobbe suo marito polacco e tutti i suoi amici e comprese che  in Polonia  Sanremo non si tocca e soprattutto che Albano e Romina sono la personificazioe del sole, del mare, del cibo e di tutto quello che queste persone da piccole durante il comunismo sognavano pensando all’ Italia. A ogni matrimonio polacco “Felicità” non mancava mai, ma vedendo con quanta allegria la cantavano e ballavano tutti, perche per loro e’ una canzone di gioia, di quando erano piccoli, Valentina non ha mai osato scherzarci su come avrebbe fatto tra italiani. E naturalmente anche al suo matrimonio, in Italia, hanno chiesto ai musicisti di suonarla. A distanza di anni tutti i loro invitati le dicono sempre: “Cantare Felicità ad un matrimonio in Italia è stato un momento di festa incredibile”.
Anche Elena, Dubai ha un ricordo del suo primo anno di Erasmus in Germania. Viveva in un appartamento dentro il dormitorio con due spagnole e una francese e l’appartamentino era uno dei pochi con una mini televisione. Racconta:”Mi ricordo ancora come se fosse ieri il magone che avevo nel vedere Sanremo. L’ho visto tutto anche se in realtà l’avevo sempre snobbato fino a quel momento. Non c’erano cellulari, le mail erano quelle sconosciute ed era un modo per sentirmi a casa e poi chiamare mia madre per fare i commenti. Passai una serata davanti alla televisione da sola ad ascoltare canzoni italiane immersa nei ricordi di quando era bambina e in famiglia ci si metteva sul divano a dare i voti e a scommettere sul vincitore”.

Insomma ognuna di noi all’estero si è imbatutta con la musica italiana o con Sanremo. Per alcuni di noi sono diventati aneddoti divertenti, per altre ricordi struggenti…

E a voi è capitato qualcosa del genere?

Mimma, Kuwait

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Amiche di fuso

Amiche di fuso è un progetto editoriale nato per dare voce alle storie di diverse donne, e non solo, alle prese con la vita all'estero. Vengono messi in luce gli aspetti pratici, reali ed emotivi che questa esperienza comporta e nei quali è facile identificarsi. I comuni denominatori sono la curiosità, l'amicizia e l'appoggio reciproco.

5 Comments

  • sono milanese, ma vent’anni fa mi sono trasferita a Sanremo… Sono nata nel 1951, l’anno del primo festival e dai dieci anni in poi il festival di Sanremo ha sempre rappresentato per me qualcosa di speciale. Adesso che vivo qui assaporo l’atmosfera vivace e sempre un po’ magica che permea la città in questi giorni. I liguri mugugnoni ovviamente brontolano, anche se i taxisti guadagnano più in questo mese che negli altri 11 messi insieme, per non parlare di negozi, bar e ristoranti, ma ci sono anche tanti liguri che sorridono in questo grande via vai di giovani e di musica. L’anno scorso finalmente ha vinto una canzone che come quelle degli anni sessanta e settanta resterà nelle orecchie e negli occhi per anni, anche perché cantata dai tre ragazzi del Volo che fanno il pienone in tutto il mondo e che potrebbero essere in qualche modo i figli di Albano e Romina per tanti italiani che vivono all’estero come voi, amiche di fuso, che seguo sempre con estremo piacere 🙂

    • Lo sai che in Kuwait ci è stato chiesto di portare i tre ragazzi del VOLO?? hai colto proprio nel segno. Sono contenta che tu abbia apprezzato il nostro rendere omaggio a qualcosa che comunque fa parte della nostra tradizione e che anzi rappresenta il bello che abbiamo agli occhi del mondo.

  • Come Elena considero Sanremo un modo per sentirmi a casa, ora che da qualche anno vivo in Olanda. E pensare che in Italia neanche lo guardavo! Anche il mio compagno olandese apprezza e resta sveglio fino alla fine per vedere chi vince nonostante non sappia una parola di italiano 🙂

  • Io sono d’accordo: tutti lo snobbano, ma tutti poi alla fine si fanno attirare dai pettegolezzi, dalle polemiche, dal carrozzone che viene ogni anno costruito. Quando ero in Cina, lo guardavo su Rai International. Non potevo perdermi la più grande sagra nazionalpopolare italiana.
    Noi siamo così, caciaroni, vogliosi di fare casino. Cosa vendiamo all’estero di noi? La pizza, il mandolino e (ahimè) la mafia (che oggi chiamano corruzione, ma è la stessa cosa). Non ci dobbiamo vergognare delle nostre prime due qualità, perchè in tutto il mondo sono riconosciute. Basta saperle valorizzare e farle diventare davvero il nostro brand.

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