Vivere all'estero

Hospitality ed espatrio: quanta pazienza!

Veronica Cina
Written by Veronica Cina

Cosa significa essere un professionista nel cosiddetto settore dell’Hospitality? Cioè far parte di quelle persone che lavorano in alberghi, ristoranti, catering… tutte quelle persone che, dal gradino più basso su fino al top della gerarchia, si assicurano che i clienti ricevano un servizio adeguato. Soprattutto se parliamo di quel segmento dell’Hospitality che ha a che fare anche con luxury.

Che sia un buon pasto, un paio di pantofole supplementari in camera, un banchetto di matrimonio, un marketing plan o il budget annuale per una catena di alberghi super lusso, tutte queste persone, delle quali fino a qualche anno fa facevo parte anche io, lavorano in orari particolari, per giornate lunghissime, non conoscono feste comandate e fine settimana.

Non per questo si ritengono necessari quanto pompieri, dottori, infermieri, tanto per citare solo alcune delle categorie che ugualmente conducono una vita lavorativa ben lontana dal classico 9-18, dal lunedì al venerdì. E spesso anche i clienti dovrebbero ricordarlo, se capite cosa intendo.

Perché vi dico questo? perché appunto io stessa ho fatto parte di questo mondo per anni, prima di andare in maternità e… rimanerci.

In espatrio molti professionisti del settore Hospitality sono chef, direttori del Food and Beverage, maître apprezzati, sommelier di livello, direttori di albergo… la grande mole di lavoro è spesso ricompensata, soprattutto qui in Asia, da un pacchetto spesso attraente.

Ma significa spesso essere ancora più soli di quanto lo si sia in patria… per noi mogli, significa doversi ricreare una rete di amicizie e connessioni con ancora più urgenza: si rischia altrimenti di passare lunghi fine settimana, innumerevoli cene, infiniti Natali in solitudine.

Gli amici expat partono, durante le vacanze, fanno attività il sabato, la domenica. Sono i periodi, e i giorni, in cui per noi si lavora ancora più forte (e non nascondo che per anni, per me, è stato un sollievo poter rispondere alla fatidica, terribile domanda “Che cosa fai a Capodanno?” sfoderando un tristemente finto “Eh, lavoro…”).

Le mamme, le altre mogli, sono disponibili per i playdate durante la settimana, ma, giustamente, il weekend è dedicato alla famiglia: per me e Beatrice, la mia bimba, dunque, questi sono quasi sempre stati i due giorni del io e te, tu e io, aspettando con ansia la domenica sera, per avere papà finalmente per noi.

Per me significa che, ora che ho una bimba, dovrò reinventarmi: è davvero difficile, in coppia, lavorare in Hospitality, con gli orari che comporta questo settore, e riuscire ad essere presenti davvero per i piccoli. Tornare per me ad essere responsabile degli eventi e della reception significherebbe lasciare Beatrice tra tata e asilo dal mattino presto alla sera tardi. Per quanto io sia una mamma che la lascia senza problemi alla cura di altri, questo sarebbe davvero troppo, per me.

Non ci sono solo i lati negativi, però: le più grandi risate le ho fatte al ristorante, o fra i corridoi dell’albergo, i vini migliori li ho assaggiati grazie al mio lavoro, ho viaggiato e conosciuto persone straordinarie, vissuto esperienze bellissime grazie al mio lavoro. E ogni tanto invidio mio marito quando, vestito di tutto punto, esce per andare a lavoro (anche se mi invidia di più lui, mi sa!).

Insomma, abbiate sempre un pensiero positivo per chi, al ristorante, vi sorride nonostante un gran male ai piedi, per la receptionist che vi dice al telefono che purtroppo non ha un tavolo per voi stasera (e toglietemi una curiosità: ma che insistete a fare? quale motivo avrebbe per raccontarvi una bugia, visto che prendere una prenotazione in più conviene a tutti?). Per il sommelier, che, mi dispiace, sicuro ne sa più di voi, nonostante tuffiate i vostri nasi nei calici con fare esperto.

Se siete all’estero poi, e incontrate altri italiani che lavorano nell’hotel o nel ristorante in cui avete prenotato, beh, che ve lo dico a fare: ancora di più.

Veronica, Taipei

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Veronica Cina

Veronica Cina

Amante dei viaggi e dei libri, con la mia laurea in Lingue e il mio lavoro in hotel, quando pensavo alla possibilita' di partire dall"Italia la mia immaginazione si fermava a Londra...e invece dopo due anni in Francia, nel 2011 scendo dalla scaletta di un aereo che mi porta dritta a Hong Kong, per quasi quattro anni. Nel 2014 la seconda tappa del tour asiatico: Tokyo, immensa, calma e caotica al tempo stesso. Dopo due anni nella megalopoli giapponese, nuova destinazione è Taipei, capitale dell'isola di Taiwan, che rimarrà nei nostri cuori: qui è nata Beatrice, la nostra bambina. A inizio 2019 siamo arrivati a Shanghai; le prossime tappe rimangono avvolte nel mistero. Più a Oriente di cosi non potevo andare e cercherò di raccontarvi un po' quello che succede quaggiù.

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