Vivere all'estero

La mia nuova cicatrice

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Written by Mimma Kuwait

“Quando siete felice fateci caso”

Abbiamo comprato i biglietti per l’Italia.
Sono ancora con il fiato sospeso.
Non so nemmeno se dirlo ai miei genitori.

Potremo rivederci, dopo due anni.

Ormai ho paura di tutto, ho paura che ogni cosa possa cambiare, che tutti i miei desideri, anche più piccoli, normali, non si avverino.

Io, da donna super sicura, sempre positiva, sempre pronta a vedere il bicchiere mezzo pieno, sono diventata incredibilmente insicura, scaramantica, sfiduciata.
Ho paura di credere ai miei sogni, ai progetti, ai piccoli programmi, anche semplicemente che dopo due anni riuscirò a riabbracciare i miei genitori.

Questa è la mia nuova cicatrice. Il mio nuovo segno distintivo, frutto della mia esperienza durante la pandemia.

Non ho perso la mia capacità di accorgermi quando sono felice, ma anche semplicemente serena, ma ho perso la capacità di credere che possa durare.
Ma, più di tutto, ho smesso di cercare e credere di trovarla quella felicità.

Per me è molto difficile accettare questo mio cambiamento.
Credo tantissimo nella forza di attrazione del pensiero positivo, negli esercizi di visualizzazione, ma ora mi è davvero difficile crederci fino in fondo. Non far prevalere la piccola voce che immagina scenari catastrofici.

La mia natura continua ad essere protesa a sognare, fare progetti, anche piccoli, ma sono state tante le delusioni di questi lunghi mesi.
Anche, banalmente, per i piccoli festeggiamenti per il compleanno di mia figlia.

Tutto è stato spazzato dal covid. La mia casa, i miei amici, anche le abitudini della mia famiglia.

L’estate scorsa passata qui da sole, io e mia figlia, è stata impegnativa, anche se ho avuto la fortuna di stare con altre famiglie qui.
Ma ho pianto molto per non essere riuscita ad abbracciare la mia famiglia.
Mi ero immaginata tante volte quella scena, di me che arrivavo in aeroporto e abbracciavo mio padre. Le lacrime. Le mie che si mischiavano alle sue.
Soprattutto, dopo una esperienza così traumatica, avevo bisogno di rivedere loro. Di toccarli, di credere a quel “andrà tutto bene”.
Ma quel momento tanto sognato, visualizzato, programmato non è successo.
Le lunghe pratiche per ottenere il visto, le incertezze legate al rientro, le notizie altalenanti, la paura di rimanere ancora una volta bloccata fuori dal posto scelto come casa.

Questa paura di fare, progettare, sognare, sperare.
Questa paura di essere felice, anche solo per poco.
È diventata parte di me.
È la mia nuova cicatrice.

Tra le tante conseguenze di questa nuova attitudine, noto prima di tutto il mio immobilismo. Qualsiasi cosa mi sembra immane e faticosa. “Ne varrà la pena?” è la domanda che subito mi viene in mente. Io, famosa per buttarmi in tutte le iniziative a testa bassa, pronta strada facendo a migliorare il tiro, iniziando subito tutto, ora aspetto. Mi fermo. Valuto. E alla fine non faccio.
A furia di non respirare e di trattenere il respiro, ho una postura sballata.
Persino il mio osteopata me l’ha detto.
Mi sono rivolta a lui per dei dolori al basso ventre .
Ho sempre usato male il diaframma e ora più che mai.
Ho tutta quella parte bloccata e chiusa.
Ed è vero: vivo in apnea.
Tutte le mie energie, la mia positività, sono riservate a mia figlia.

Per me non penso mai a nulla.

Mi sono ripromessa a settembre di darmi una scrollata.
Se davvero riuscirò a rientrare in Italia, ad abbracciare i miei genitori e a tornare di nuovo qui, forse riuscirò a far rimpicciolire la mia cicatrice. Di sicuro non tornerò quella di prima al 100%, ma magari ci andrò vicino.

Un anno fa in molti pensavano che questa pandemia ci avrebbe reso migliori.
Personalmente io sono solo più ammaccata, insicura.
Con una bella cicatrice che ho deciso di chiamare: paura di essere felice.

E voi avete una nuova cicatrice?

Mimma, Dubai

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Mimma Kuwait

Giovane quarantenne, mamma di una very funny girl, partita per amore per Kuwait City al grido di “oh poverina” e “ma non ti annoi” sono riuscita a realizzare una grande impresa in mezzo al deserto: trovare il mio vero io. Terrona, comunicativa, pr, scrittrice, sostenitrice della forza del pensiero positivo e grande estimatrice dell’amicizia tra donne di tutte le razze, lingue ed età.

4 Comments

  • Sì, ho perso tutte le cose per me importanti, tutte le certezze. Il lavoro (poi ne ho trovato un altro migliore), la salute e la serenità delle mie figlie (pianissimo ci stiamo rimettendo in piedi), la fiducia nel sistema (già era scarsa prima, ma almeno credevo che le persone intorno a me condividessero i valori costituzionali), la fiducia nell’informazione. Ho avuto paura di perdere la casa, perché se restavo senza il lavoro non avrei più potuto pagare il mutuo. E ho visto la mia famiglia (abitano tutti in città italiane diverse dalla mia) sporadicamente, a volte di nascosto.
    Sto ricostruendo tutto, ma mi porto dietro una cicatrice gigante, e forse anche più coraggio.
    Un grande in bocca al lupo, spero tu possa rivedere a breve la tua famiglia.

  • Ciao Mimma.
    Sicuramente la lontananza dalla famiglia ha reso il Covid ancora più pesante per te. Tuttavia, seppur non ai tuoi livelli, perchè noi ce la siamo passata meglio, anche io ho notato che la pandemia ha lasciato segni, su di me e sui bambini.
    Anche io fatico di più a progettare e muovermi, ho sempre paura che salti tutto all’ultimo e mi sembra tutto più complicato e macchinoso (e lo è, anche sul lavoro, dal momento che ora bisogna prenotare anche gli accessi ad ogni singolo ufficio o cancelleria, per dire). Quando sono felice e serena, temo che ci sia una catastrofe dietro l’angolo e già io non ero un’ottimista prima.
    Devo dire, però, che il lavoro di yoga e meditazione che faccio quotidianamente, mi sta aiutando a lasciar andare. E poi da mesi di molte restrizioni semplicemente me ne frego e le ignoro, perchè ne va della sanità mentale mia e dei miei figli. Quindi no, migliori non ne siamo usciti e, a giudicare dal boom di separazioni e dal rallentamento ulteriore delle nascite, è una sensazione di sfiducia diffusa.
    Quanto al sistema “Italia”, mi ha fatto letteralmente schifo e continua a farmelo. In pratica in Italia sono le singole persone, a fare la differenza (e ce ne sono tante, tantissime, brave davvero), ma il sistema è pessimo e rema contro.
    In bocca al lupo per te e Giada. Io incrocio le dita per voi!

  • Ciao Mimma.
    Per noi la situazione non è stata dura come per voi, ma anch’io avverto sensazioni molto simili alle tue. Leggendoti sono riuscita a dare forma a quello che provo.
    È difficile da spiegare…
    Già prima tendevo all’immobilismo, prima di prendere una decisione ponderavo bene (?) ogni aspetto; ora ogni azione mi sembra oltremodo faticosa, potenzialmente destinata a naufragare.
    Anche io mi sono data settembre come momento per darmi una mossa, ma mi chiedo se non sia il caso di muovermi prima…ora, ma…chi ce la fa?

  • Hegel vedeva il processo come frutto di tesi e antitesi, poi una necessaria sintesi delle due, un recupero della prima fase a un livello più maturo, consapevole.
    Sarai felice, amica, presto e a lungo. Ora sei troppo carica. Tamo

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