Espatrio Guests Vivere all'estero

Le sfide dell’espatrio irlandese

espatrio irlandese
Written by Guest

Qualche giorno fa tornando verso casa, dopo una job interview poco interessante e soddisfacente, mi è capitato di scambiare qualche messaggio con una mia conoscente sulle difficoltà che stiamo incontrando in questo nuovo espatrio irlandese e devo dire che ci sono rimasta male.

Non tanto per la persona da cui sono venute queste bonarie critiche ma proprio per il tipo di frasi, ancora una volta capisco quanto sia spesso fraintesa la situazione del vivere all’estero e di quanto peculiare e differente sia l’esperienza all’estero di ognuno di noi.


1) si espatria perché’ si vive una insoddisfazione generale che si cerca di colmare andando altrove
2) si espatria perché’ non si capisce dove stare nel mondo
3) bisogna lavorare su se stessi per cercare di emergere

Perche si espatria

La storia di ognuno di noi è differente, nel nostro caso ci troviamo al secondo espatrio con un
intermezzo di 5 anni in Italia, anni complicati se il tuo primo espatrio è stato Singapore. È chiaro che chi ha sempre vissuto nel proprio paese non capisce bene dapprima la voglia di andarsene e in secondo luogo la difficoltà di riadattarcisi, i blues della relocation come la chiamo io. Nel mio caso è stato così.
L’Italia è stata per 5 anni un porto sicuro ma anche una piccola prigione per me che ho sempre sognato di ripartire. Ero consapevole che tornare a vivere a Singapore sarebbe stato quasi impossibile; eppure, quando quella porta si è chiusa, la voglia di ripartire è rimasta, nonostante i bambini, nonostante avessimo comprato casa in Italia e nonostante tantissimi altri ostacoli e incertezze.

Questa è sempre stata una cosa in cui ho creduto che, per carità risulta incomprensibile a molti, solo vivendo fuori ho potuto capire e quanto altro ci fosse da scoprire e da vivere fuori dal mio paese di origine.


Abito da sei mesi a Cork, che non è la patinata Singapore, in Irlanda, dove la modernità e il caos della grande città sono concetti astratti e non ho ancora trovato lavoro. Sono nella fase di adattamento al nuovo paese io e la mia famiglia e ciononostante sono convinta che lasciare ancora l’Italia e la Lombardia sia stata la scelta giusta per noi. Ho seguito una nuova opportunità’ di carriera per mio marito e assecondato la mia voglia di vivere in un paese di lingua inglese in modo che i bambini potessero crescere bilingue e avere l’opportunità di conoscere un nuovo posto e una nuova cultura, il resto non riesco a prevederlo.

Cercare il proprio posto nel mondo


Chi l’ha detto che si debba nascere, vivere e morire sempre nello stesso posto? C’è un’indole da
expat? Non lo so, posso dire che avendo lasciato la Sicilia quando ho deciso di fare l’università a Forlì, e avendo vissuto un po’ da nomade in diversi posti, molti anni prima dell’espatrio, sicuramente per me è cambiato il concetto di casa come luogo del cuore, perché’ è un concetto legato più alle persone con cui sto rispetto che al luogo dove vivo ma è un mio sentire personale. Non credo di cercare il mio posto nel mondo, non per forza ecco, credo si possa stare bene in posti diversi e in posti che in quel momento diventano casa per te anche se non ci sei nato ecco.

Lavorare su se stessi


Ogni paese ha un suo mood una sua anima e ci vuole tempo per conoscerla e comprenderla, questo non è per nulla chiaro a chi non ha mai lasciato il proprio territorio; quindi, quando mi dicono che bisogna che io lavori su me stessa per emergere lavorativamente a Cork, si beh un po’ mi viene da sorridere. Sicuramente tentare di lavorare su stessi e cercare di migliorarsi fa sempre bene ma non è esattamente la prima cosa che ti viene in mente quando stai ancora tentando di capire il mood di un paese e come funzionano le cose, anche le più, semplici, quando ancora non capisci del tutto le persone parlare e fai fatica a capire come raggiungerai la scuola per prendere i tuoi figli.


Insomma, ci sono tanti luoghi comuni e fraintendimenti nella nostra condizione di vivere all’estero e ogni esperienza è talmente soggettiva che non credo si possa generalizzare. Spesso ci si lamenta quando ci si trova in un posto nuovo e si hanno difficoltà, spesso la gente magari ti dice” ma chi te l’ha fatto fare” ecc.


Per quanto mi riguarda per il valore dell’esperienza, e per la libertà di aver potuto scegliere cosa lasciare, continuo a sentirmi fortunata di poter scoprire una piccola parte di mondo, diversa dall’Italia, e di poter dare questa opportunità ai miei bambini.

Cristina, Cork.

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