Family&Kids Vivere all'estero

Natale, come si cambia

Claudia Wisconsin
Written by Claudia Wisconsin

Le feste Natalizie si stanno avvicinando e questo pensiero mi sta facendo riflettere su come il Natale sia cambiato per me da quando vivo all’estero. Oppure su come sia cambiata io nei suoi confronti.

A parte il significato religioso,  per me le feste sono sempre state  il momento in cui mi pesava di più essere lontana.

Natale per me era una tavolata lunga e caotica con genitori,  nonni, zii e cugini. Quando si deve alzare la voce per chiedere: “Passami il pane!”, ma solo perché si è sovrastati dal rumore delle chiacchiere di persone che si vogliono bene e si ritrovano.

Era una tavola imbandita ricca di cibi, a cui si era pensato per giorni tenendo conto di ciò che l’uno o l’altro non mangiava, la cui programmazione riempiva pagine di notes scarabocchiate per cancellazioni e nuove idee,  costava innumerevoli viaggi ai supermercati,  ma che alla fine accontentava sempre tutti.

Era un pomeriggio di chiacchiere, satolli e con la palpebra pesante per il troppo cibo e vino…

Erano i film di Natale, che magari avevi già visto decine di volte, ma  che continuavano a farti ridere come la prima volta.

Era andare al cinema alla sera per vedere i nuovi film di Guerre Stellari o della Disney, che uscivano sempre quel giorno.

Quel Natale è parte della mia storia e sono i miei ricordi, perché anche se fossi in Italia queste lunghe tavolate non ci sarebbero più. Delle persone che riempivano queste tavolate, ne sono rimaste poche.  È certamente parte della vita e invecchiando è normale. Loro però erano i collanti della famiglia e senza di loro, molti cugini, fratelli, cognati preferiscono andare a godersi dei giorni di ferie al caldo.

Nonostante queste premesse, abbiamo sempre cercato di tornare in Italia durante le feste invernali, specialmente negli ultimi anni quando, per i nonni anziani, viaggiare in inverno è diventato ancora più faticoso che in estate.

Quest’anno però anche noi non torneremo, pur se non per andare al caldo, ma per rimanere qui. Mia figlia dopo la laurea si è trasferita a vivere a New York. Le abbiamo proposto di andare in Italia, ma lei ha detto che vuole venire a casa.

E per lei casa non è l’Italia: è qui, è il Wisconsin.

Così rimarremo a casa, quella del Wisconsin,  noi tre.

Lo abbiamo detto a chi ci aspettava in Italia: non erano molto contenti,  ma hanno capito. A una parte di me dispiace tanto; so che ho dato un dispiacere a mia mamma, a mio fratello e ai cari amici che stavano già programmando incontri con noi, ma non possiamo fare diversamente. Dentro però sono anche felice che Francesca torni a casa e che casa per lei sia ancora questa e non il suo appartamento newyorkese.

Non ritorna da agosto e trascorrerà due settimane con noi.

Finalmente potrò prepararle il letto e sapere che lei sarà  lì a dormire nella stanza vicino a noi. Non eviterò di entrare in camera sua, come faccio ora, perché ogni volta che ci entro, mi viene una stretta al cuore, sapendola lontana. Decorerò la casa in modo che lei la trovi festosa ed accogliente. Farò la spesa per farle trovare le cose che le piacciono.

Quando sarà qui, tireremo fuori la tovaglia della festa ed allungheremo il tavolo che imbandiremo, perché, anche se siamo in 3, siamo una famiglia.

Accenderemo il camino e ci stringeremo accoccolati sul divano sotto le coperte.

Le darò le coccole come quando era piccola, perché sarà  pure grande, ma le piace ancora riceverle.

Guarderemo i film di Natale in TV,  che avremo già visto decine di volte, ma ci faranno ridere come se fosse la prima.

Chiameremo la nonna e gli zii con Whatsapp e ci faremo gli auguri perché anche se saremo lontani fisicamente, saremo vicini con il cuore.

In Italia ci andremo in estate, intanto vivo nell’attesa di questi quindici giorni in cui saremo noi insieme,  pur sapendo che passeranno troppo in fretta.

Ecco il mio Natale è cambiato: tra l’essere figlia e l’essere madre ho scelto di essere madre. Tra il ricevere le coccole o darle: ho scelto di darle. Questo succede quando i nostri figli crescono e si allontanano loro da noi,  per crearsi la loro vita,come noi abbiamo già fatto prima di loro.

E` che, finché non succede a noi, non capiamo cosa hanno passato i nostri genitori quando ci hanno visti partire.

Io sono già a quel momento.

Se avete figli piccoli, costruite ricordi in modo che quando saranno grandi, avranno voglia di tornare a casa da voi, sapendo comunque che ci sarà un giorno in cui, anche loro dovranno fare scelte diverse, ma non sarà perché non vi vorranno più bene.

Sarà che in quel giorno ci sarà qualcuno che avrà bisogno di loro più di quanto ne abbiate voi.

Claudia, Wisconsin

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Claudia Wisconsin

Claudia Wisconsin

Una parola che mi definisce è matura. Di testa? No, d’età. Piemontese di nascita, sono da più di 20 anni negli USA. Ho una figlia ormai all’università, un marito, niente animali in casa, ma uno zoo in giardino. Mi sono ritrovata da questa parte dell’oceano per seguire mio marito per il suo lavoro e siamo ancora qui insieme. Amo leggere, camminare nella natura e sono in un certo senso creativa. Anche se faccio tutto senza essere brava a fare niente. Insegno la nostra bella lingua e cultura all’università e parlo della mia vita negli USA nel mio blog personale Un'alessandrina in America.

10 Comments

  • Bellissimo post…e tanto tanto vero. Quanto ti capisco.
    Io sono una expat al contrario (sono brasiliana e vivo in Italia da 36 anni). Qualche anno fa quando ho deciso di non rientrare per le feste, mia sorella, in modo particolare, se la prese tanto. Anche perché lei non è sposata e non ha figli e la “famiglia” la facevamo noi.
    Mi è dispiaciuto ma era per motivi validi.
    Che comunque mi hanno fatto riconoscere che io ho creato la mia di famiglia qua e, quando non possiamo andare o loro non possono venire, ci “bastiamo”, proprio come voi vi “basterete” in 3.
    Un felicissimo Natale e uno splendido anno nuovo!

    • Grazie per il tuo commento! Certo dispiace non essere tutti insieme, ma se non si puo` fare diversamente va bene anche cosi`! Buone feste e Buon Natale anche a te e famiglia!

  • I miei bambini hanno 9 anni in due e mi é scesa la lacrimuccia lo stesso. Viviamo in SoCal da un anno e mezzo ed è il primo natale in America, l’anno scorso siamo tornati in Italia. E non so, saremo noi 4 più una coppia di amici… E cercheremo di divertirci il più possibile!

    • Cara Elena, come dicevo nel post e` importante sapere che le nostre famiglie creano ricordi anche lontano da nonni e parenti. Anche se non saremo fisicamente con loro in Italia. Con gli amici e i vostri figli sara` un Natale bellissimo comunque. Cari Auguri!!!!

  • carissima. i tuoi ricordi sul Natale mi hanno ricordato i miei che si svolgevano alla stessa maniera dei tuoi.

    Lunghe tavole con nonni cugini zii e poi tombola, cucù, sette e mezzo, ecc.

    Di tutto ciò è rimasto il ricordo. ora vivo sola. Molti dei parenti non ci sono più e x me il Natale si

    si riduce alla messa e agli auguri scambiati in chiesa. A te auguro un Natale di

    serenità con la tua famiglia e un anno strepitoso. Auguri!!!!

  • Ciao Claudia,sono Isabella dall’Italia.Non sono un Expa ma alle volte mi sento straniera nella mia Emilia…Ti seguo su Amiche di fuso,leggendoti sempre con piacere…Sto preparando la cena della Vigilia e la mia Bimba Grande(Giada 26)a breve arriverà dopo una giornata di lavoro.Convive col fidanzato da quasi 2 anni e anche se è vicina,sta facendo la sua vita con mia grande gioia e orgoglio…Vederla uscire è stata dura,siamo diventate grandi insieme perché col suo papà e finita presto,e lei è diventata la mia ragione di vita…Comprendo perciò i tuoi sentimenti di Mamma…Continuerò a leggerti e ognitanto a scriverti ma ora ti abbraccio augurandovi un fantastico e sereno Natale…Oggi è lei che prende in braccio me e a te succede?…
    Un sorriso di complicità
    Isa

    • Cara Isa,
      grazie degli auguri che ricambio con affetto! Le nostre figlie, forti ed indipendenti che hanno avuto la forza e la voglia di intraprendere un loro cammino, indipendente da noi, sono da applaudire, ma lo siamo anche noi, che abbiamo dato loro le ali per farlo. Io intanto mi godo questi pochi giorni insieme in cui sperimentiamo quella complicita` che e` cresciuta tanto da quando lei non vive piu` con noi. Mi auguro tanto che anche tu abbia occasione di averla ancora “tutta per te” almeno per qualche ora. A presto e mi raccomando continua a leggermi ed a commentare, cosi` ci teniamo in contatto!

  • Claudia leggo con ritardo il tuo posto perche’ ogni anno alla fine dell’estate sono gia’ pronta a pensare all’organizzazione del Natale! E dopo i primi entusiasmi un velo di amarezza cale e iniziano le domande e i dubbi. Il tuo post mi da conforto e anche un po’ di tristezza.
    Vivo in Inghilterra ormai da anni e ho sempre cercato di creare come dici tu occasioni e ricordi sia con la “mia” famiglia (con marito e bambini e perche’ no, amici!) sia con la mia famiglia di origine.
    Tante volte mi sono immedesimata nei miei genitori, nella loro tacita sofferenza nel non avermi li con loro anche se noi siamo una famiglia moooolto numerosa quindi sapevo che il loro Natale o altre occasioni sarebbero state piene di gioia e allegria comunque.
    Non nego pero’ che non ho mai avvertito quell’entusiasmo e accoglienza di cui tutti gli expats che incontro parlano. L’andare in italia e’ forse piu’ un dovere (da parte loro, genitori e fratelli, non mia certo!) e quando ci si ritrova sembra quasi che si sia fatto uno sforzo per poter stare tutti insieme piuttosto che un piacere. Difficile da spiegare ne’ voglio essere polemica pero’ no, posso affermare di non aver mai avuto quella rete di supporto, di apprezzamento e incoraggiamento che molte donne expats hanno dalle loro famiglie.
    E piu’ non l’avevo piu’ cercavo quelle occasioni. Forse e’ arrivato il momento di accettare che la mia vita non e’ piu’ in italia? Che questa e’ la mia casa? Sto rincorrendo le farfalle?
    Ho sempre vissuto emozioni contradditorie e mi chiedo se sia normale, se siano sentimenti che i genitori di figli expats trasmettono involontariamente, oppure sono semplicemente “sfortunata”.
    Come dici tu, arrivera’ il momento in cui questi sacrifici ci appagheranno e i nostri figli torneranno a casa (da noi) e noi li accoglieremo a braccia aperte felici di aver creato “una casa” per loro.
    Ma fino a quel momento sara’ dura, piu’ di quanto avrei immaginato.

    • Grazie del bellissimo commento Emanuela. E` dura, perche` comunque si resta sempre come nel mezzo, come una corda tesa tra due parti che cercano di spingerti ognuna dalla loro. I sensi di colpa ci sono, rimangono e se mai peggiorano un po’ quando i tuoi genitori invecchiano. Il resto della famiglia? Beh, siamo noi che ce ne siamo andati e si capisce che la loro vita ha preso altre strade, dove noi non ci siamo. Certe volte andiamo in Italia e non vediamo i miei cognati o i cugini, altrimenti se capita, siamo sempre noi che dobbiamo andare da loro e mai il contrario. Lo so, ma mi dispiace comunque. In ogni caso, trovo ora piu` importante trascorrere le festivita` con mia figlia. Per ora siamo noi ancora casa per lei, ma quando avra` qualcuno di importante nella sua vita, sara` il nostro turno quello di andare in secondo piano. Pensa che stiamo gia` cercando di organizzare un bel viaggio insieme la prossima estate perche` sembra che possa avere due settimane di ferie. Quel qualcuno di importante per ora non c’e` ancora allora evvai! La famiglia si potra` riunire per un po’.

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