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L’unico lato positivo del coronavirus

il lato positivo del coronavirus
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Written by Federica Italia

Sono giorni complicati quelli in cui vi scrivo e temo lo saranno ancora di più quando questo articolo uscirà.

Vivo vicino a Bologna ed in questo momento siamo a soli 30 Km dalla zona chiusa. Ancora non ho conoscenti che si sono ammalati, ma sappiamo che il virus è in rapida espansione.

Ovviamente le complicazioni non mancano, ma sono niente rispetto a chi ha i propri cari ricoverati negli ospedali ormai al limite della capienza.

Due figli a casa da gestire ed aiutare nella non facile gestione delle lezioni e dei compiti online. Interfacciandomi con un sistema scolastico che non è pronto per una gestione di questo tipo.

Gli insegnanti delle medie stanno usando, in queste prime settimane di chiusura scuola, i più svariati metodi di comunicazione e stare dietro a tutti non è facile. In più ho una classe di genitori da supportare come rappresentante di classe. Chiunque abbia figli in età scolare so che capisce perfettamente ciò di cui sto parlando.

La televisione ci sta bombardando di servizi sul coronavirus e, anche se sembrano eccessivi, l’evidenza è che non lo sono dato che gli italiani continuano ad andare in settimana bianca a sciare. O a preoccuparsi se potranno prendere il loro volo per le vacanze nei prossimi giorni. Non hanno capito che bisogna stare a casa il più possibile per rallentare l’epidemia.

Nella nostra storia recente non è mai successo nulla di simile e, nei miei ricordi, posso trovare solo due diversi momenti in cui le scuole furono chiuse una settimana intera per neve. E già sembrava una cosa straordinaria…

Ma in mezzo a tutto questo disagio e, soprattutto preoccupazione, un lato positivo del coronavirus c’è e sono sicura che molti di voi l’hanno avvertito.

Dai troppi impegni nei giorni feriali e nei weekend siamo passati ad un’agenda vuota. Niente scuola, niente allenamenti di calcio, niente partite nel weekend, niente catechismo, niente messa, niente compleanni, niente viaggi di lavoro all’estero per mio marito. Il nulla.

Se durante la settimana il ritmo è comunque scandito da mio marito che continua a lavorare e dalla gestione scuola online, i weekend, per la prima volta dopo anni, sono diventati magicamente vuoti.

E io li ho davvero apprezzati. Da troppo tempo ormai, tranne che nei pochi mesi estivi, i nostri fine settimana sono stati una corsa contro il tempo per passare da un impegno all’altro. Fra campionato e tornei di calcio per entrambi i figli, catechismo, compleanni e qualche impegno di noi adulti, non abbiamo mai avuto la facoltà di decidere cosa fare nel weekend.

Trovarsi all’improvviso senza nessun impegno e poche possibilità per uscire nel fine settimana ci ha permesso di alzarci con calma al mattino con il ritmo scandito dal nostro corpo, di dedicare tempo a colazione e pasti, fare quelle cose in casa che non c’è mai tempo di fare. Il tutto però con una certa rilassatezza. Ci siamo guardati un film tutti e quattro insieme nel divano di pomeriggio o giocato a un gioco di società.
Abbiamo la fortuna di vivere in campagna e con le belle giornate che ci sono state abbiamo passeggiato a piedi e in bicicletta e approfittato per goderci il giardino. Il tutto senza fretta.

Già lo sapevo che i nostri ritmi al giorno d’oggi sono troppo intensi, soprattutto se si hanno figli. Ma se anche ne ero consapevole, non avevo mai avuto modo di provare come fosse passare più weekend dietro fila senza impegni. Ed è stato così rilassante ed appagante che sarà ancora più difficile tornare ai ritmi intensi quando l’emergenza sarà finita.

Quindi in mezzo a tanti problemi, eccolo il lato positivo del coronavirus: l’averci regalato del tempo. Per noi e per la nostra famiglia.

E voi? Come state vivendo questo stare a casa forzato?

Federica, italia

Aggiornamento: come avevo immaginato, pur essendo passati solo pochi giorni da quando ho scritto questo articolo, la situazione è cambiata ancora ed ora tutti gli italiani sono obbligati a stare a casa. La situazione è più che seria, ma vi prego, cerchiamo davvero tutti insieme di trarre il più possibile da questa emergenza. Cerchiamolo il lato positivo! Proprio oggi ho letto un articolo della psicologa Francesca Morelli e non posso che condividervelo qui per una riflessione d’obbligo:

Credo che il cosmo abbia il suo modo di riequilibrare le cose e le sue leggi, quando queste vengono stravolte.

Il momento che stiamo vivendo, pieno di anomalie e paradossi, fa pensare…

In una fase in cui il cambiamento climatico causato dai disastri ambientali è arrivato a livelli preoccupanti, la Cina in primis e tanti paesi a seguire, sono costretti al blocco; l’economia collassa, ma l’inquinamento scende in maniera considerevole. L’aria migliora; si usa la mascherina, ma si respira…

In un momento storico in cui certe ideologie e politiche discriminatorie, con forti richiami ad un passato meschino, si stanno riattivando in tutto il mondo, arriva un virus che ci fa sperimentare che, in un attimo, possiamo diventare i discriminati, i segregati, quelli bloccati alla frontiera, quelli che portano le malattie. Anche se non ne abbiamo colpa. Anche se siamo bianchi, occidentali e viaggiamo in business class.

In una società fondata sulla produttività e sul consumo, in cui tutti corriamo 14 ore al giorno dietro a non si sa bene cosa, senza sabati né domeniche, senza più rossi del calendario, da un momento all’altro, arriva lo stop.
Fermi, a casa, giorni e giorni. A fare i conti con  un tempo di cui abbiamo perso il valore, se non è misurabile in compenso, in denaro.

Sappiamo ancora cosa farcene?

In una fase in cui la crescita dei propri figli è, per forza di cose, delegata spesso a figure ed istituzioni altre, il virus chiude le scuole e costringe a trovare soluzioni alternative, a rimettere insieme mamme e papà con i propri bimbi. Ci costringe a rifare famiglia.

In una dimensione in cui le relazioni, la comunicazione, la socialità sono giocate prevalentemente nel “non-spazio” del virtuale, del social network, dandoci l’illusione della vicinanza, il virus ci toglie quella vera di vicinanza, quella reale: che nessuno si tocchi, niente baci, niente abbracci, a distanza, nel freddo del non-contatto.

Quanto abbiamo dato per scontato questi gesti ed il loro significato?

In una fase sociale in cui pensare al proprio orto è diventata la regola, il virus ci manda un messaggio chiaro: l’unico modo per uscirne è la reciprocità, il senso di appartenenza, la comunita, il sentire di essere parte di qualcosa di più grande di cui prendersi cura e che si può prendere cura di noi. La responsabilità condivisa, il sentire che dalle tue azioni dipendono le sorti non solo tue, ma di tutti quelli che ti circondano. E che tu dipendi da loro.

Allora, se smettiamo di fare la caccia alle streghe, di domandarci di chi è la colpa o perché è accaduto tutto questo, ma ci domandiamo cosa possiamo imparare da questo, credo che abbiamo tutti molto su cui riflettere ed impegnarci.
Perchè col cosmo e le sue leggi, evidentemente, siamo in debito spinto.
Ce lo sta spiegando il virus, a caro prezzo.”
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Federica Italia

6 anni vissuti fra Cina e Thailandia. Un figlio nato a Shanghai e uno in Italia. Con 11 traslochi all'attivo mi sembra di aver vissuto più vite. Guardo il mondo con occhi curiosi, di solito dietro all’obiettivo della mia Canon. Adoro leggere e scrivere sui miei blog: Mamma in Oriente sulla Thailandia e My Travel Planner, il mio nuovo progetto dedicato ai viaggi!

3 Comments

  • Credo dovremmo imparare ad “imparare dalle esperienze”. Ma…dopo un po’ di tempo e’ molto più facile dimenticare, un colpo di spugna su ciò che ci ha dato fastidio, e via.

    Credo però che quella che viviamo adesso sia una esperienza così forte, ma così forte da coinvolgere alla grande i nuclei familiari in quanto tali, che debbono riscoprirsi come tali, senza supporti altrui, cambiando abitudini, gesti, sensazioni. Che magari persisteranno nel tempo.

    Avevo letto il brano della Morelli che hai riportato e lo condivido appieno.

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