Vivere all'estero

Ricominciare ad El Bolsòn, la nuova vita autosostenibile di Alice

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Written by Guest

Mi chiamo Alice, Milanese di nascita, ma cittadina del mondo come mi piace pensarmi e come vorrei che le mie figlie Luna e Nora si sentano da grandi.

Il mio viaggio in Argentina cominciò nel lontano 2004 o forse molto prima e sicuramente in qualche vita precedente, quando decisi da neolaureata e con una tesi di laurea dal titolo “Il viaggio come esperienza auto formativa nell’età adulta” di sperimentare nella pratica le teorie esposte nella mia tesi.

Partii per Buenos Aires con i miei 25 anni sulle spalle e con un biglietto aereo come si suol definire “open” ovvero partenza certa e ritorno lasciato al destino, insomma per quell’età  il programma era proprio allettante.

Come tanti viaggi anche questo ha cambiato il mio destino, anche se mi piace pensare che ho semplicemente seguito il mio istinto e che la mia storia fosse già stata scritta, una storia che si può perfettamente definire come una bellissima storia d’amore.

Tutto iniziò nel sud sud sud della Patagonia, in una Estancia (caffetteria e punto di ristoro tipiche della Patagonia) dove ho conosciuto il mio attuale marito, Fernando, Argentino e nato e cresciuto ad El Bolsòn.

Il mio viaggio in Argentina terminò con un rientro in Italia dopo 6 mesi dalla partenza e con una bellissima persona da presentare alla mia famiglia, il mio souvenir dall’Argentina come mio papà a volte racconta in modo scherzoso.

Abbiamo vissuto 8 anni nella provincia di Milano, siamo diventati una famiglia, ma dentro di me la voglia di ripartire, di lasciare una provincia che non amavo e nella quale mi sentivo  stretta, insoddisfatta continuava a pulsare con forza, nonostante il timore e il dispiacere nel lasciare la mia famiglia di origine.

Un giorno però sentì una forza rinnovata, una luce che mi indicò la strada e decidemmo di cambiare vita, Paese, Nazione, lingua; rinunciammo entrambi al nostro lavoro con contratto indeterminato  (io educatrice, lui giardiniere) per iniziare la nostra avventura nel paese di nascita di mio marito:El Bolsòn,  Patagonia Argentina.

Quando decidi di partire e lo decidi veramente senza se e senza ma, entri in uno stato di sano egoismo volto a proteggere e difendere le tue idee, per paura che qualcuno o qualcosa possa farti tornare sui tuoi passi, e inizi a non ascoltare più chi vuole dissuaderti dal compire un gesto così “folle” e vai dritto per la tua strada con una forza che poche altre volte si prova.

E’ una ingenuità “sana”  la definisco io, come il bambino che vuole fare da sé e non ascolta chi gli dice “non farlo, attento ,puoi farti male, ti aiuto io”, è una sensazione meravigliosa, e chi l’ha provata lo sa bene, perchè senti dentro di te una libertà totale, la libertà di scegliere il proprio cammino invece che lasciarsi trasportare senza direzione.

E’ come prendere il controllo di una nave lasciata in balìa delle maree e delle correnti e anche se non sai bene che rotta o mappa seguire senti che sei pronto ad affrontare qualunque cose perché sei Tu ad averla decisa.

Caricammo così la nostra vita in un container di 12 metri e lo spedimmo a 16.000 km da Milano e partimmo lasciando un mare di lacrime dietro di noi riuscendo a non annegarvici dentro e tentando di  rimanere fermi sulla nostra pazza, ingenua, straordinaria scelta.

E così arrivammo nell’ottobre del 2014, con due bimbe di 11 mesi e una di 3 anni, accompagnati da mio papà a El Bolsòn, paese di cui mi innamorai subito la prima volta che venni da sola nel lontano 2005.

El Bolsòn è paese di attualmente 40.000 abitanti sulle Ande Argentine, sulla famosa Ruta 40, a sud ovest di Buenos Aires da cui dista circa 1800 Km e a 120 km a sud della conosciuta San Carlos di Bariloche.

E’ paese dal microclima tra i più favorevoli di tutta l’Argentina il quale permette una ottima produzione di frutti di bosco, luppolo dal quale si producono tra le migliori birre artigianali, verdura biologica, paese fondato negli anni 80’ da hippie che lasciavano le città per vivere in comunità autosostenibili e intraprendere una vita lontana dalle logiche del consumismo.

Paese famoso per il mercato Artigianale che si svolge tre volte a settimane nella piazza del paese, paese di artisti, attori, musicisti, creativi di ogni genere che scelgono questo eden per vivere sereni in un paese dagli scenari pittorici.

La rete di rifugi di montagna è la più grande del sud America, i suoi fiumi e laghi dalla purezza incredibile lo rende meta di turisti e viaggiatori durante i mesi estivi e le sue piste da sci attraggono turisti anche nei mesi invernali.

E io? Che faccio io a El Bolsòn?

La mia Laurea in scienze dell’educazione qui non mi ha aiutato molto in quanto convalidare il mio titolo è, per un paese in cui la burocrazia è peggio che in Italia, una procedura lunga e costosa e non mi sono mai decisa ad affrontarla seriamente.

Lavoro come maestra in asili privati, do lezioni di italiano ai tanti discendenti di Italiani, ma soprattutto ho imparato un nuovo stile di vita basato sull’autoproduzione, sul riciclo, sul riparare e non buttare, sul vivere felici e con poco e trasmetto questi insegnamenti alle mie bimbe italo argentine.

Ho imparato a fare il pane, la marmellata, il formaggio, gli gnocchi, la pizza, la pasta fatta in casa, il sapone, a lavorare a maglia, a coltivare la verdura, a non sprecare, a non inquinare.

Ho imparato ad abbracciare forte come solo gli Argentini sanno fare, ho imparato a non lamentarmi troppo, a vedere il bicchiere mezzo pieno, a barattare le cose, a sognare in grande e mille altre cose che solo una vita in un paese come si suol dire “ del terzo mondo” ti può insegnare.

Ho vissuto negli ultimi due anni in una forte e grave tipica crisi , di quelle che qui dicano siano cicliche, dalla quale ancora non si è usciti, in cui i prezzi cambiano da un giorno all’altro, l’inflazione al 1000%, le fasce più povere fanno fatica a comprare il pane, il latte la pasta ,in cui la criminalità è sempre in aumento e chi può cerca di andarsene.

E voi direte, e chi te lo fa fare di rimanere lì quando i consolati italiani qui in Argentina sono in collasso dalla quantità di richieste di cittadinanza italiana per poter andar via  e cercare un futuro migliore in Europa??

Me lo chiedo spesso, tutti i giorni penso a dove staremmo meglio, mi dico che dovrei pensare al mio futuro, alla pensione visto che ho appena compiuto i fatidici 40…che forse l’Italia seppur non sia proprio messa bene ci offrirebbe più opportunità lavorative.

Questa è la parte più dura da affrontare da un expat, convivere con il richiamo della famiglia, della terra di origine, soprattutto per chi come me è emigrata in paese in difficoltà economica.

La cosa più importante che ho imparato e chi aiuta a non perdermi in un mare di pensieri è il vivere giorno per giorno e ringraziare per questa meravigliosa opportunità sapendo che il momento di tornare, quando arriverà, si farà sentire forte e chiaro, come quando decisi quando era ora di partire.

Per adesso rimango qui, non so per quanto, a El Bolsòn, un paese che ti cattura, ti strega, ti ipnotizza, ti seduce.

El Bolsòn, magico e naturale.

 

Alice

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Se anche tu sei come noi una #adieffina per il mondo, alle prese con nuove abitudini, costumi, lingua e fusi sei la persona che fa per noi. Raccontaci la tua storia, chiacchiera con noi, allarga i nostri orizzonti. Questo spazio è tutto per te .

2 Comments

  • Ciao Alice,
    complimenti per la tua scelta di vita, sono sicura che ti dà tante soddisfazioni e anche la forza per affrontare la crisi economica che descrivi. Purtroppo quest’anno la crisi riguarda tutto il mondo e possiamo solo cercare di affrontarla con positività, buonsenso e scelte sostenibili. Io vivo in un piccolo appartamento in una metropoli dove la parola d’ordine è sempre stata comprare e consumare il più possibile, ma la mentalità sta cambiando anche qui, per fortuna.
    In bocca al lupo per tutto, tieni duro
    Anna, Londra

  • Ciao Alice com’e’ bello profondo e vero cio’ che scrivi della tua storia!
    Nessuno puo’ dare consigli a un altro quando sente dentro una forza che lo spinge in una direzione. Tu l’hai fatto e io ti auguro davvero di avere sempre questo entusiasmo dovunque ti porti il cuore!
    Con affetto
    Mariagrazia

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