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Partorire in Francia dopo l’esperienza cinese

Partorire in Francia dopo l'esperienza cinese
Veronica Cina
Written by Veronica Cina

Se me lo avessero raccontato dieci anni fa, probabilmente non ci avrei mai creduto. Per me, che ero convinta che non mi sarei mai sposata e men che meno avrei avuto bambini, sapere che ho una figlia concepita a Tokyo e nata a Taipei, e addirittura un secondo figlio concepito a Shanghai e nato a Nizza… sarebbe stata pura fantascienza.

I miei bambini non erano neppure nei pensieri: non sono mai stata pronta, non sono mai stata attirata dai figli altrui, non mi sono mai immaginata come sarebbero potuti essere i miei.

E invece poi sono arrivati, i pupi, e parte dell’avventura é stata proprio legata al nostro espatrio.

Beatrice è nata a Taipei, dove sono arrivata incinta di sette mesi. Francesco, come detto sopra, è nato a Nizza, e anche qui, solo dopo pochi mesi dal mio arrivo sul suolo francese. Come ho detto a mio marito, io una gravidanza ferma, in santa pace e senza traslochi di mezzo non sono stata capace di farla.

Rispetto all’esperienza cinese/indonesiana (il piccolo sarebbe nato a Shanghai o a Bali, dove ci saremmo dovuti trasferire se il Covid non avesse cambiato i nostri piani), quella francese è stata ovviamente diversa.

Una volta arrivata a Mentone, e ancora prima, mi sono informata su come funzionasse il sistema gravidanza e parto qui in Francia. Ho scelto dunque un ginecologo vicino a me, che mi ha seguito fino agli ultimi due mesi, quando è stato tempo di scegliere il medico col quale avrei partorito e, di conseguenza, l’ospedale.

Mentone è una cittadina e pur avendo un ospedale non dispone di un servizio di maternità. La scelta è dunque fra l’ospedale Princesse Grace del Principato di Monaco, che è convenzionato, o uno dei numerosi ospedali pubblici o privati di Nizza.

Io ho deciso di partorire alla clinica Santa Maria, la maternità dell’ospedale Lenval, a Nizza. È privato ma convenzionato, dunque coperto dalla Securité Sociale (oppure dalla Caisse monegasca per coloro che lavorano nel Principato). L’ho scelto perché consigliata da alcune mamme, sia in persona sia on line, ed effettivamente viene considerato un’eccellenza in zona per Pediatria, Ginecologia ed Ostetricia.

Posso sinceramente dire che mi sono trovata benissimo per quanto riguarda il parto vero e proprio. Purtroppo il mio ginecologo non era disponibile, in quanto sono stata ricoverata durante il fine settimana (e questa inizialmente è stata una nota dolente, visto che mi aveva chiaramente detto che appena avrei messo un piede in ospedale lo avrebbero chiamato, senza menzionare che il weekend era escluso). Ho dunque partorito col ginecologo di turno, che si è rivelato eccezionale.

Ecco una prima, grande differenza: a Shanghai, come fu a Taipei, la mia ginecologa sarebbe arrivata a qualsiasi ora del giorno e della notte per operare. Ma del resto, anche il conto finale sarebbe stato ben diverso…

Il lato positivo è che tutti i ginecologi che operano al Santa Maria sono davvero di pari bravura: devo ammettere che a Shanghai (o a Bali) non avevo tutta questa fiducia nel personale medico.

Il mio bambino ci ha effettivamente messo un po’ a decidersi di farsi vedere: le acque si sono rotte senza contrazioni il sabato sera e la domenica si è optato per un parto indotto, visto che lui non dava segno di volersi muovere. Una situazione simile in Cina sarebbe sicuramente finita con un cesareo, il metodo preferito e più richiesto.

A Nizza sono riuscita invece ad avere un parto naturale, con l’aiuto dell’anestesia epidurale che in Francia è considerata ormai una prassi, a differenza, purtroppo, dell’Italia.

Una differenza abissale è stata fatta dall’ostetrica (sage-femme) presente al parto, e che ha fatto gran parte del lavoro: una professionista eccezionale che non mi sarei aspettata, dopo anni in cliniche private taiwanesi e cinesi, dove le infermiere e ostetriche erano solo un contorno poco operativo al medico-star che dirigeva il parto. L’ostetrica che era di turno durante il mio parto è stata fantastica, e mi ha aiutata laddove la situazione si stava facendo pericolosamente somigliante a quella della nascita della mia prima figlia, dove alla fine è stata usata la ventosa e praticata l’episiotomia.

Grazie alle sue istruzioni, la sua guida e la sua cura il parto si è concluso in maniera naturale e con pochi traumi.

Lati negativi? Siamo in Europa, e anche nei migliori ospedali si resta comunque…in ospedale!

A meno di non recarsi in cliniche private extra-lusso, anche nelle strutture non pubbliche ma convenzionate (nonostante io abbia avuto una stanza privata e un servizio di ristorazione non male!) quello che potremmo definire servizio (ma che io chiamerei empatia o semplicemente, a volte, pazienza) è davvero limitato.

Ho chiesto un paio di volte che il bimbo venisse messo qualche ora alla pouponnière (nursery) per potermi riposare (soprattutto la prima notte dopo il parto) ma ho ricevuto solo rifiuti a mezza voce, della serie “potremmo ma è meglio se te lo tieni”, una volta addirittura mi è stato consigliato di portare la colletta in bagno, se volevo farmi una doccia.

L’allattamento ha avuto, come spesso accade, un inizio un po’ traballante, ed ogni infermiera mi dava un consiglio diverso, una diversa versione dei fatti, segno che non ci fosse una politica comune studiata, un percorso. Devo però sottolineare come anche riguardo alla questione del latte materno non mi sia stata fatta alcuna pressione: semplicemente, ad un certo punto mi è stato ricordato che avrei dovuto decidere cosa fare, perché avrei dovuto eventualmente prendere le famose pastiglie prima della montata lattea.

Come sempre mi è stato offerto supporto e ricordato quanto il latte materno fosse importante e consigliato, ma senza alcuna forzatura o giudizio morale sulla mia eventuale scelta, soprattutto dopo aver raccontato quale disastro fosse stato il mio primo allattamento.

I miei due bambini hanno una storia speciale, una storia diversa fra loro, come tanti bambini nati in espatrio, in diversi angoli del globo: ed è questo che mi fa commuovere e sorridere, perché ovunque siamo, noi donne ce la facciamo. Sempre.

Veronica, Francia

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Veronica Cina

Veronica Cina

Amante dei viaggi e dei libri, con la mia laurea in Lingue e il mio lavoro in hotel, quando pensavo alla possibilita' di partire dall"Italia la mia immaginazione si fermava a Londra...e invece dopo due anni in Francia, nel 2011 scendo dalla scaletta di un aereo che mi porta dritta a Hong Kong, per quasi quattro anni. Nel 2014 la seconda tappa del tour asiatico: Tokyo, immensa, calma e caotica al tempo stesso. Dopo due anni nella megalopoli giapponese, nuova destinazione è Taipei, capitale dell'isola di Taiwan, che rimarrà nei nostri cuori: qui è nata Beatrice, la nostra bambina. A inizio 2019 siamo arrivati a Shanghai, per poi tornare in Europa, in Francia, nell'estate del 2020. Un bel giro del mondo del quale proverò a raccontare.

2 Comments

  • Dei miei quattro parti quello francese vince su tutti e anche con distacco! Secondo me sono culturalmente capaci di rispettare la libertà di ognuno, qualsiasi scelta faccia e questo è davvero grandioso secondo me.

    • Anche secondo me. Nessuna forzatura sulle mamme, e di questo li ringrazio. Vige il principio che la mamma felice fa il bambino felice, e non e cosi ovunque!

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