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Biscotti in tre ingredienti di Araba Felice

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Food Guest
Written by Food Guest

Ognuno ha i propri idoli, punti di riferimento. Nella vita, in cucina, tra i blog. 
Io ho lei Araba Felice. Parla una lingua che conosco, vive in un mondo che mi è familiare. Quando si racconta nel suo blog Araba Felice in cucina è sempre lieve, delicata, ma nello stesso tempo forte fortissima. Riesce a proporre piatti deliziosi con ingredienti che puoi trovare anche se vivi all’estero oppure in un paese arabo dove vigono tante restrizioni.
Sono molto onorata che lei, così timida, così schiva, così famosa , per chi non lo sapesse ha vinto nel 2014 il premio come miglior food blogger  per Malvarosa Edizioni , abbia deciso di essere nostra guest e di raccontarci la sua storia. A me ha fatto sempre un pò l’effetto di qualcuno che è riuscita, anche con sua somma sorpresa, a travalicare, abbattare molti muri che il paese che la ospita Arabia Saudita impone. E’ riuscita a realizzarsi. Lo so che lei non amerà queste mie parole. Ma io la stimo molto.
Ci ha fatto un altro regalo: una ricetta specialissima di biscotti e in un paese dove non solo non arrivamo i mulino bianco e le gocciole, ma anche qualsiasi tipo di biscotto, vi assicuro che poter offrire a tua figlia un biscotto così buono è davvero una manna dal cielo.
Ecco a voi Araba Felice.

“Ciao mamma, ho conosciuto un ragazzo molto simpatico. Si chiama F., lo sposo appena possibile e vado a vivere con lui in Arabia Saudita dove lavora.”
Giuro, è andata così. Una vacanza poco entusiasmante, e quel ragazzo che un bel giorno mi si siede vicino sulla spiaggia. Un leggero moto di stizza, il mio. Due chiacchiere che diventano quattro, otto, dodici. Pochi mesi, una corsa ad organizzare tutto. Parenti ed amici con le mani nei capelli, pensando fossi impazzita. I miei genitori gli unici lungimiranti, d’altronde il nickname di arabafelice me l’ha dato il mio papà… Ed il resto è storia.
Sono arrivata la prima volta in Arabia di sera, e non mi è sembrata affatto male, con i suoi grattacieli modernissimi e le strade a mille corsie. Il brutto è arrivato il mattino dopo, rimasta sola dopo che l’augusto consorte se ne va a lavorare.
Uhm, non conosco nessuno.
Uhm, non so che fare.
Rinchiusa nel compound, il centro residenziale riservato agli occidentali dove viviamo: la nostra gabbia dorata. Già, non so nemmeno dove andare. Lo shopping bus non so nemmeno dove porti. Non so che mangiare, dato che tutto ciò che assaggio ha un sapore diverso da quello che conosco. Persino la mia amata Coca-Cola.
Quindici giorni esatti, ci sono voluti.
In cui non ho risposto al telefono per paura di non capire cosa mi venisse detto, in cui non sono andata da nessuna parte perchè l’unica volta che mi sono azzardata mi sono persa tra le villette tutte uguali. Lo ricordo benissimo, il momento in cui ho deciso che era abbastanza. Era la mia vita, e me l’ero scelta io. Ho fatto quel respiro e mi sono buttata in apnea. Da lì, è stato tutta una catena.
Ho conosciuto mille persone da ogni angolo della Terra, imparato alla perfezione la lingua inglese (sì, con un accento British che è il mio orgoglio, e scusate la vanteria), così bene che sono stata assunta per insegnarla in una American International School, ho trasformato la mia passione per il fitness in un secondo lavoro conseguendo la certificazione per insegnarlo e tenendo lezioni nel mio compound.
Ho persino tenuto, udite udite, qualche corso di cucina per stranieri!
Festeggiato Halloween, Thanksgiving, Eid al Fitr, Capodanno cinese, giornate nazionali di metà dei Paesi del mondo e persino un paio di Burns Supper.
Ho fatto amicizia con questo Paese strano e magico allo stesso tempo, con il tempo scandito dalle preghiere, con l’abaya nera da indossare per uscire, con il caldo perenne e l’aria condizionata gelata.
Ho fatto amicizia con le tante regole di questa cultura lontana dalla nostra.
Con questa lingua che sembra ostica ed ora so leggere e scrivere. Come un bambino di prima elementare, ma vuoi mettere la soddifazione?
Nonostante quella mattina in cui ci svegliarono i colpi di kalashnikov e perdemmo anni di vita dallo spavento, oltre a qualche amico.
Sta tutto nella mente, dicono.
E’ per questo che non ci penso mai, che siamo sopravvissuti ad un attentato.
E ci ho fatto così amicizia con questo Paese che durante una breve parentesi in Nord Africa non ho sognato altro che tornarci.
Non farò mai amicizia con la polizia morale che ogni tanto mi insegue e mi sgrida perchè ho i colpi di sole al vento, o con gli uomini locali che si permettono comportamenti ridicoli solo perchè sono una straniera, o con le tante ingiustizie di cui sono spesso impotente testimone.
Nè con quel medico arrogante che si è rifiutato di visitarmi quando sono arrivata al Pronto Soccorso con ustioni di secondo e terzo grado per non dovermi scoprire il braccio e la gamba, sai che scandalo.
Ho fatto amicizia con i sorrisi delle ragazze per la strada.
Con i profumi ed i colori.
Perchè certi tramonti, giuro, non ve li potete immaginare.
Ho fatto amicizia con miriadi di cibi nuovi.
Già, perchè dopo quei quindici giorni di assestamento eccome se ho ricominciato a mangiare e soprattutto a cucinare. E molto di quello che preparo finisce in quel passatempo on line che è il mio blog di cucina, una sorta di diario semiserio di ciò che ho nel piatto e davanti agli occhi.
E per rimanere in tema cibo, regalo alle Amiche di Fuso in primis ed a tutte le lettrici sparse per il mondo una ricetta facile facile, realizzabile, oso dire, a qualsiasi latitudine.
Il profumo che emanano questi biscotti, una lingua comprensibile ovunque 😉

Because life takes you to unexpected places.
Love makes them home. (cit)

 

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Biscotti in tre ingredienti (e una forchetta)

da Baking Bible di Mary Berry

Ingredienti per 16 pezzi

  • 100 g di burro morbido ma non sciolto
  • 50g di zucchero semolato
  • 150 g di farina autolievitante

Procedimento

Montare con le fruste il burro ed incorporare, sempre battendo, lo zucchero a poco a poco.
Unire la farina inizialmente girando con le fruste poi compattando il tutto a mano cercando di lavorare troppo il composto.
Dividerlo in 16 pezzi e lavorare ogni pezzo in una pallina.
Sistemare le palline ben distanziate su una teglia ed appiattirle con i rebbi di una forchetta.
A questo punto, anche se la ricetta non lo dice espressamente, consiglio di mettere la teglia in freezer per 10 minuti…specie chi vive nel deserto come me, pena spatasciamento dei biscotti in cottura!
Scaldare il forno a 180 gradi ed infornare i biscotti freddissimi.
Cuocere tra 15 e 20 minuti, finchè saranno leggermente dorati.
Far raffreddare completamente prima di servire.

NOTE

– da caldi sono fragili, quindi non toccateli.
– volendo, si può aggiungere della scorza di limone o arancia grattugiata all’impasto.
– si conservano molto bene diversi giorni, purchè tenuti in un barattolo di vetro chiuso o una scatola di latta.
– se non trovate la farina autolievitante potete farla da voi mescolando 150 g di farina con due cucchiaini di lievito per dolci. E se la ricetta che si vuole realizzare è americana come provienza aggiungete anche un generoso pizzico di sale, visto che la self rising flour lì venduta lo contiene. 😉

 

Araba Felice, Arabia Saudita.

Puoi scaricare la ricetta da questo link: Biscotti in tre ingredienti

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Questa rubrica nasce dalla curiosità culinaria insita in ogni italiano: vivere all'estero vuol dire voler ricreare i sapori della tradizione e le ricette dell'infanzia per non dimenticare le proprie radici ma anche scoprire nuovi ingredienti e ricette sperimentandoli con la nostra capacità di trasformare semplici piatti in delizie. Ecco quindi una selezione di ricette della tradizione italiana e altre invece etniche presentate proprio dalle expat Italiane sparse nel mondo, raccontandoci anche la storie dietro a questi piatti.

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