Espatrio

Un piccolo shock culturale: benvenuti a Doha!

Written by Veronica Qatar

È proprio vero: ogni posto, ogni espatrio porta con sé il suo shock culturale. Per lo meno, tante piccole sorprese e stranezze a cui giocoforza dobbiamo abituarci, a poco a poco.

Nonostante ormai io abbia lasciato l’Italia da tredici anni, e nel frattempo abbia cumulato un numero di paesi vissuti (e traslochi fatti) rispettabile, questa è per me la prima esperienza in un paese del Medio Oriente.

Certo, ne avevo sempre sentito parlare da tante altre Amiche di Fuso: Kuwait, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Egitto…i paesi arabi non sono mai mancati nelle nostre conversazioni. Ma, ovviamente, viverci è sempre diverso. E sebbene la definizione di shock culturale parli di ansia, smarrimento, confusione, per quanto mi riguarda posso parlare, finora, di piccoli momenti di spaesamento. Il Qatar è un paese complesso, dal punto di vista storico, sociologico, culturale, ma non è un posto difficile da vivere. La mia qualità della vita è buona, e in generale credo di essere una persona abbastanza flessibile. Sono state poche, nella mia storia di espatrio, le volte in cui mi sono lamentata davvero.

Ma insomma, sono arrivata qui da circa un mese, e ovviamente ci sono state alcune piccole situazioni in cui mi sono sentita un po’ navigare nell’incertezza, chiedermi perchè, non capire troppo, o semplicemente ricordarmi all’improvviso che…”Veronica, sei arrivata in Qatar, te lo ricordi?”.

Quel po’ di confusione, quell’impressione di last minute. Diciamocelo: io ho sempre vissuto in paesi piuttosto “precisini”. Magari non si capiva la ragione di alcune scelte, culturali o politiche, (o la si capiva benissimo, ma zitti tutti e pedalare), ma per lo meno quella era la regola, e tale rimaneva. Qui…no. Le cose cambiano in un attimo, le cose vengono decise, poi magari smentite, oppure no ma poi ti trovi davanti un impiegato che vabbé, Insciallah. E poi questo si può, ma poi sí, ma da domani no, o forse. We are working on it.

L’inglese: finalmente un posto dove farsi capire e chiedere indicazioni non è un supplizio. Appena atterrata sono stata in grado di parlare con chiunque. Ho preso taxi, girato per uffici, fatto la spesa. Mi sono resa conto che era facile.

La religione. Il muezzin, gli abiti tradizionali, i tappetini per la preghiera, il weekend che diventa venerdì e sabato e che mi rende ancora un po’ sfasata quando la domenica sono convinta che sia lunedì. Non ho mai vissuto in un paese dove l’aspetto religioso permeasse cosí tanto la realtà circostante, come avevo scritto nel mio primo post da Doha.

In Cina la religione era stata cancellata, e quel poco che ne rimaneva era affare di Stato. Certe volte, neppure impegnandomi, riuscivo a Shanghai a respirare un’aria di spiritualità, un’aria che forse avrei trovato in una provincia sperduta della Cina, non lo so. Probabilmente era un limite mio, ma la società cinese era così concreta che a volte mi sembrava quasi agra. In Giappone la spiritualità si respirava in ogni gesto, in ogni cerimonia, in ogni tempio e persino durante gli incontri di sumo: ma nella vita di tutti i giorni, nessuna formalità. L’esatto contrario di quello che vivo qui, dove il credo religioso si fonde con la vita quotidiana, e ne detta le regole.

La guida: me l’ero scampata per anni. Io che odio guidare e che temo le strade a scorrimento veloce, avevo sempre vissuto nelle grandi megalopoli dell’Estremo Oriente, dove treni, bus e metropolitane avevano un’efficienza miracolosa. E invece no: stay tuned per il prossimo shock, quello di quando mi metterò alla guida.

Il mio essere straniera fra stranieri, per la prima volta. Ogni tanto mi guardo intorno: ma i Qatarioti dove sono?

Il mio essere donna. Il fatto che mi sia stato chiesto, nella sala d’attesa di un ospedale, di sedermi in una panchina separata da quella di mio marito, mentre attendevo per un tampone. Mi dirai, lo sapevi. Sí, certo, ma non c’ero. E avevo passato gli ultimi anni in Cina, dove le donne hanno una forza immensa, fisica e morale. Dove lavorano esattamente come gli uomini, se non di più, e dove non sono risparmiati loro neppure i lavori più pesanti, in nome di una uguaglianza totale. L’osservare le altre donne, e capire che sicuramente ho tanto da studiare, da capire di questo paese.

Del resto, sono qui, sono pronta. Buongiorno, Doha, mi dico tutte le mattine, quando, prestissimo (altro shock culturale!) la vita comincia.

Veronica, Qatar

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Author

Veronica Qatar

Amante dei viaggi e dei libri, con la mia laurea in Lingue e il mio lavoro in hotel, quando pensavo alla possibilita' di partire dall"Italia la mia immaginazione si fermava a Londra...e invece dopo due anni in Francia, nel 2011 scendo dalla scaletta di un aereo che mi porta dritta a Hong Kong, per quasi quattro anni. Nel 2014 la seconda tappa del tour asiatico: Tokyo, immensa, calma e caotica al tempo stesso. Dopo due anni nella megalopoli giapponese, nuova destinazione è Taipei, capitale dell'isola di Taiwan, che rimarrà nei nostri cuori: qui è nata Beatrice, la nostra bambina. Nel 2019 siamo arrivati a Shanghai, per poi tornare in Europa, in Francia, nell'estate del 2020. Per l'inizio del 2022, quando ormai credevo sarei rimasta europea, e dopo essere diventati quattro, accogliendo Francesco (nato a Nizza), un nuovo biglietto aereo diceva Doha, Qatar. Un bel giro del mondo del quale proverò a raccontare.

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