Vivere all'estero

Cronache dei nostri giorni in Europa

giorni in Europa
Written by Manuela Sydney

Siedo sul treno che da Roma mi porterà a Bolzano.

Vivo con le valigie in mano dal 16 dicembre e mentre scrivo è il 6 di gennaio, l’Epifania, il giorno della manifestazione, della comparsa improvvisa. Quel momento in cui suddenly feel that you understand, or suddenly become conscious of something that is very important for you. Ho sotto gli occhi il grande rientro. Il Sud che si sposta verso nord. Una storia vista tante volte. Tenerezza e tristezza si mescolano. Un sapore amaro e anche dolce.

Sono settimane che salgo e scendo da aerei e treni, ma questa volta non sono in tournée come mi capitava ormai quasi vent’anni fa. Sono in giro con i ragazzi e mio marito, fatico a viaggiare leggera e le cose che vorrei concentrare in questo mese sono molte di più di quelle che potrò effettivamente fare.

Organizzo lavatrici in case di fortuna, non tutte le valigie arrivano a destinazione, i libri che leggo li lascio in panchine a caso, con un piccolo messaggio per chi li troverà. Io mi alleggerisco e spero di essere il Babbo Natale di qualcuno.

Vivere così lontano da casa mi porta a programmare vacanze lunghe. Mi porta a concentrare più settimane che posso in questa parte del mondo. Ho bisogno di tempo.

Tempo per stare in Calabria. I nonni, i cugini, le radici, le tradizioni, il nostro cibo, il mare d’inverno, i borghi abbarbicati che profumano di Natale, le arance dell’orto e i mandarini. Il fuocherello acceso, gli abbracci caldissimi e la pignolata. Quel nucleo nel profondo centro di me che solo lì trova riparo e si rilassa. Si scioglie.

Tempo per stare a Roma. Gli altri nonni, la sensazione di casa, gli amici fraterni, la vitalità culturale. Recuperare i film persi, i giri in libreria, ciò che c’è a teatro, le visite mediche, gli amici che mi chiedono di guardare il loro film ancora al montaggio, chilometri e chilometri da camminare, pezzi di vita da far scoprire ai ragazzi. Costruire il loro senso di appartenenza.

E poi tempo per girare l’Italia e l’Europa. Un pezzetto alla volta. Per tanti motivi. Perché ci manca, perché vogliamo farla conoscere e amare ai nostri figli, perché comprendere un Paese vuol dire anche conoscerlo, perché per me è importante che i miei ragazzi assaporino lo stile di vita e la diversità che caratterizzano il vecchio continente. Voglio che tocchino con mano le differenze regionali, voglio che vedano come varcare il confine di uno stato significhi cambiare lingua, anche se sono solo due ore di volo. Voglio che sappiano apprezzare la varietà culinaria del nostro bel Paese.

Rinunciamo a molto altro per poter fare questo una volta qua, ma lo facciamo nella speranza di regalargli una base di conoscenza, amore e curiosità verso il mondo. L’ultima volta che siamo stati in Italia li abbiamo portati a Napoli. Questa volta Parigi, il Trentino e Bologna. Per il prossimo anno già penso a Catania e a un pezzo di Sicilia.

Sono felice di fare questi viaggi insieme a loro e ad alcuni dei miei amici storici. Voglio che si prendano il tempo di conoscerli, di considerarli punti di riferimento veri. La bolla di esseri umani che ho scelto di avere vicino è preziosissima, il mio tesoro più grande. L’ho scritto tante volte. Queste persone vorrei che avessero un’influenza sulla vita dei miei figli e, anche per questo, serve tempo. Allora lo ritaglio, lo gratto, lo incastro e ricavo nicchie in cui ci sia spazio per stare insieme davvero. Ed è bello, mi rigenera, mi sembra che ci troviamo tutti più ricchi e tutti un po’ più interi.

A volte è faticoso riuscire a fare tutto. A volte ci sono intoppi, a volte qualcuno si dispiace. L’economia complessiva però funziona. Ci conosciamo tutti meglio tra di noi, litighiamo tanto, ma abbiamo anche il tempo di parlarci davvero. Scopriamo cose nuove e aggiungiamo storie da raccontare, stiliamo la lista delle cose più belle e delle cose più buffe, ma anche la lista di quello che proprio non ci è piaciuto. Portiamo in giro regali di Natale, riorganizziamo continuamente le valigie, assaggiamo di tutto e giochiamo insieme.

Guardo fuori dal finestrino. Piove. Siamo a Firenze adesso. Penso che a Palazzo Strozzi c’è l’esibizione Untrue Unreal di Anish Kapoor che non avrò modo di vedere. Rifletto su quanto io sia fortunata, penso a quanto poco della vecchia vita ricordino i miei figli e penso che conoscono una Manuela un po’ alterata. Penso che ho mancato il film Anatomia di una caduta, che devo trovare il modo di vedere l’ultimo Miyazaki e che mio figlio piccolo si è innamorato della canzone I’m a fool to want you e adesso la ascoltiamo in loop.

Penso a tutti viaggi futuri che ci aspettano e, subito dopo, penso: speriamo!

So che il vero tesoro non risiede nelle destinazioni visitate, ma nell’insieme dei momenti condivisi con le persone che amo. Ogni scorcio di terra, ogni sapore nuovo, ogni lingua straniera, diventano fili colorati nel tessuto della nostra storia familiare.

E allora continuo a camminare, con le valigie in mano e il cuore aperto, con gioia e tristezza, sperando che ogni passo possa essere un passo verso una comprensione più profonda di me e del mondo che mi circonda.

Manuela, Sydney

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Author

Manuela Sydney

Sono una persona curiosa. Spesso i dettagli mi attraggono più dell’insieme. Amo viaggiare (e anche tornare). La mia passione più grande è il teatro. Ho due figli, sono calabrese, ma anche romana. Sono laureata in lettere con indirizzo teatrale e a Roma organizzavo eventi culturali. Ho fatto per 2 anni la spola tra Nigeria e Italia e per 4 anni tra Namibia e Italia.
Da qualche tempo vivo a Sydney con tutta la mia famiglia, studio naturopatia e lavoro in una radio!

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